Il film anti-Bush di Michael Moore protagonista a Cannes tra fischi e applausi
Nessuna prenotazione al Carlton, nessuna all'Eden Roch. Nemmeno al Majestic e al Martinez. George W. Bush non si è recato a Cannes per difendersi dal film, che lo vede "attore protagonista".
Fahrenheit 9/1, il documentario anti-Bush, diretto da Micheal Moore, trasmesso a Cannes lunedì scorso, attacca apertamente il presidente Usa e, a quanto pare, contiene rivelazioni scottanti sugli avvenimenti dell'11 settembre e su come la tragedia sarebbe stata strumentalizzata dal governo americano a livello internazionale.



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La mattina dell'11 settembre, quando due 747 sono andati a schiantarsi contro le Twin Towers, il presidente Usa sta esercitando le proprie funzioni: seduto in un'aula, con attorno i piccoli studenti, per il lancio di una campagna in favore della lettura.
Lo informa dell'accaduto
Un consigliere lo informa dell'accaduto, ma lui non ha per niente l'aria turbata. Quando dopo alcuni minuti, il consigliere lo informa, sussurrando appena, del secondo attacco, con un lapidario "l'America è attaccata", Bush Junior serra tra le mani il libro per bambini che stava leggendo. Lo sfoglia ancora per sette minuti. Sette minuti di lungo silenzio.
L'impassibilità, il silenzio, sono riprodotti nel documentario di Moore, come se il regista volesse far arrivare il messaggio, che se è importante leggere a scuola (come cercava di far capire il presidente ai bambini), lo è altrettanto di imparare a leggere tra le righe della politica americana.
Questa è la crociata del controverso regista americano Michael Moore contro la presidenza Bush.
Il suo film, come aveva già annunciato, è un documentario sui rapporti tra il clan Bush e la famiglia Bin Laden (sul fondo l'Afghanistan, il petrolio e gli interessi finanziari). Una cronistoria di quattro anni di presidenza Bush, raccontati come una catastrofe in corso, per il mondo in generale, e soprattutto per la società americana.
Obiettivo? Evidenziare tutti gli errori strategici e i passi falsi accumulati dall'amministrazione Bush.
Il film mostra il ruolo giocato dall'amministrazione americana nell'evacuazione dei membri della famiglia Bin Laden dopo l'attentato alle Twin Towers rivendicato da Al-Qaïda, che ha fatto registrare circa 3.000 morti negli Stati Uniti.
La denuncia della rete di interessi
Il soggetto primario di Moore diventa così la denuncia della rete di interessi che hanno spinto l'America a entrare in guerra contro l'Iraq, piuttosto che dare la caccia direttamente a Bin Laden, ma vengono lasciati in ombra alcuni aspetti, che meritano più di un veloce zapping.
Ma preso dalla foga di volersi sostituire all'informazione ufficiale, Moore non evita di incorrere in qualche confusione e finisce per mostrare i propri limiti di produttore quando sceglie di affidare la conversione dell'opinione pubblica americana alle parole di un ex patriota che ha perso il figlio a Kerbela.
La figura del presidente Usa non ne esce bene. Ma questo era l'obiettivo dle regista.
Il film ha raccolto venti minuti di applausi e standing ovation. "Bye bye Bush", il commento del regista americano.
Persona alquanto controversa negli Stati Uniti, Michael Moore, 50 anni, è da tempo l'autore di documentari, in particolare sugli armamenti americani - Bowling for Colombine, vincitore del premio Oscar 2003 e della Palma d'Oro a Cannes e di due reportage molto critici nei confronti dell'amministrazione Bush.
Il regista è stato difficile anche trovare l'accordo
Per il regista è stato difficile anche trovare l'accordo con la Disney. La società di media americana nei giorni scorsi aveva infatti proibito alla società dei fratelli Weinstein di distribuire il documentario anti-Bush diretto da Micheal Moore.
Il Gruppo ha poi accettato di vendere i diritti del film alla Miramax, a patto che trovi un nuovo distributore per gli Stati Uniti.
"Abbiamo concesso alla Miramax la possibilità di distribuire il film attraverso un altro distributore" ha annunciato il capo della Disney, Michael Eisner, che ha definito la consociata "una società di grande valore".
Michael Moore aveva denunciato il 5 maggio scorso la decisione della Disney di bloccare l'uscita del film, attribuendo alla disposizione motivazioni politiche, come la vicinanza delle elezioni presidenziali (il 2 novembre) e la volontà dello studio di ottenere sgravi fiscali dal governatore della Florida, Jeb Bush, fratello del presidente, per il parco giochi della Disney a Orlando.
Il presidente della Disney Michael Eisner
A queste pesanti accuse, il presidente della Disney Michael Eisner ha prontamente risposta definendole "ridicole'. Eisner sostiene che quanto riferito è "totalmente falso".
Il portavoce di Disney, Zenia Mucha, aveva risposto "Non è proprio un film adatto alla Disney, una compagnia che produce film d'intrattenimento per famiglie. Moore era stato messo in guardia più di un anno fa, ma ha ancora tempo per trovarsi un altro distributore'.
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Raffaella Natale
Per ulteriori approfondimenti, leggi:
Un documentario anti
La Disney rifiuta di finanziare un documentario anti-Bush. Ed è polemica
Film contro Bush finanziato dalla Disney
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(19 maggio 2004)
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