Nativi digitali: la generazione dei ragazzi dell’era digitale sotto la lente dei sociologi

La fascia di età che va dai 18 ai 24 anni, quella che comprende i giovani che hanno vissuto totalmente l’era digitale, sono gli interpreti di un profondo cambiamento che li vede reinventare il loro rapporto con gli altri, secondo i dati raccolti in uno Studio che per tre mesi ha osservato il cambiamento di un centinaio di questi ragazzi. I nativi digitali - dall’inglese digital native, espressione apparsa per la prima volta nel 2001 negli Stati Uniti - rappresentano quei giovani cresciuti con le tecnologie digitali come i computer, Internet, telefoni cellulari e MP3 che modificano il rapporto tra tempo e spazio, rompendo tutte le regole delle precedenti generazioni.

Le nuove generazioni

Molti studiosi stanno discutendo delle implicazioni sociologiche di questa situazione che si è venuta a creare per le nuove generazioni. Non tutti sono d'accordo con questa terminologia e con le ipotesi soggiacenti.




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L’istituto BVA, che ha condotto lo Studio GENE-TIC, ritiene che i ragazzi digitali siano “iper-comunicativi, iper-consumatori con un diverso concetto di tempo e spazio”.

Una decina d’anni si stanno studiando

Negli Stati Uniti, in particolare, da una decina d’anni si stanno studiando la visione sociale, le capacità intellettuali, le abitudini e le attese di questa generazione che sta progressivamente prendendo il posto di quella dei babyboomer. Gli strumenti informatici di cui fanno uso i nativi digitali li mettono in condizione di essere sempre raggiungibili, immediatamente pronti a scambi di contenuti e scelte costanti sulle modalità di comunicazione. Nello Studio del BVA si evidenzia che questo modo di agire si confonde con la vita reale, evitando il confronto diretto a vantaggio di un aggiramento dei problemi posti dal sistema. “L’individuo digitale conosce i codici di integrazione al mondo del lavoro” che passano attraverso la necessità di adattarsi: mobilità geografica, flessibilità di status, conoscenza di più lingue.

(07 luglio 2010)

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