Gran Bretagna
eBay: anche per l’Alta Corte britannica non è responsabile della vendita di prodotti contraffatti
Anche l’Alta Corte britannica ha dato ragione a eBay nella causa intentata dal gruppo L’Oreal, secondo il quale la casa d’aste è responsabile della vendita di prodotti contraffatti dalle pagine del suo sito.
Si tratta della terza sentenza che dà ragione al sito di aste online: anche i giudici di Francia e Belgio hanno infatti stabilito che eBay non è responsabile della vendita di prodotti contraffatti, in quanto il ruolo del sito è quello di ‘aiutare’ gli internauti a vendere i loro prodotti, ma non di controllare il contenuto delle offerte.
La diffusione di prodotti contraffatti
L’Oreal ha intentato cause per contraffazione contro eBay in 5 Paesi europei - Francia, Germania, Gran Bretagna, Belgio e Spagna - chiedendo più di 3,5 milioni di euro di danni e interessi, probabilmente sicura di vincere, come è successo ad altri grandi gruppi francesi quali LVMH, leader mondiale dei beni di lusso a cui eBay ha pagato quasi 40 milioni di euro di danni e interessi per la diffusione di prodotti contraffatti e Hermès, che aveva ottenuto un risarcimento di 20 mila euro.



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I giudici di Belgio, Francia e Gran Bretagna hanno finora dato ragione al sito d’aste, quelli tedeschi hanno avallato le tesi del gruppo francese di cosmetica, mentre si attende ancora la sentenza della corte spagnola.
La scarsa chiarezza delle leggi europee sulla tutela
La corte britannica, sottolineando la scarsa chiarezza delle leggi europee sulla tutela dei marchi, ha rinviato la questione alla Corte europea di Giustizia e ha anche imposto alle due compagnie di collaborare per risolvere il problema della vendita di prodotti contraffatti, attraverso, ad esempio, l’imposizione di limiti alla vendita simultanea di prodotti ad alto rischio.
Come i giudici francesi, quindi, anche quelli britannici hanno riconosciuto che eBay, non essendo un ‘editore’, non può essere ritenuto responsabile del carattere illecito dei contenuti ospitati sulle sue pagine, e hanno ribadito che soltanto una ‘più stretta collaborazione’ tra la casa d'aste e le società interessate potrà aiutare a limitare la contraffazione.
Ebay, che nel corso di questi anni ha dimostrato, come confermato anche dai giudici, di aver fatto molto per lottare contro la vendita di prodotti contraffatti ritiene che le cause intentate al gruppo per contraffazione altro non siano che tentativi dell’industria del lusso di restringere le vendite online, oltre che esempi di come questi colossi non sappiano stare al passo dei consumatori, della loro esigenza di comprare su internet, soprattutto in tempi di crisi, per risparmiare.
L’Oreal, tuttavia, si è detta soddisfatta del giudizio della Corte, che avrebbe riconosciuto la validità della tesi secondo cui eBay “potrebbe fare di più per prevenire la violazione dei marchi”.
(25 maggio 2009)
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