Unione Europea
Antitrust: si allarga l’indagine Ue sulle presunte irregolarità commerciali di Intel
Peggiora la situazione di Intel di fronte all’Antitrust Ue.
I regolatori europei hanno infatti deciso di includere nella loro inchiesta – avviata ormai 5 anni fa - anche gli elementi relativi a un’indagine avviata dall’Antitrust tedesco all’inizio di quest’anno.
Il leader mondiale dei microprocessori avrebbe utilizzato pratiche commerciali poco ortodosse
In sostanza il leader mondiale dei microprocessori avrebbe utilizzato pratiche commerciali poco ortodosse per impedire alla rivale Advanced Micro Devices (AMD) di vendere i suoi prodotti nella catena commerciale tedesca – ma di portata europea - Media Markt.



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Un portavoce del Commissario Neelie Kroes ha spiegato che i regolatori tedeschi e quelli Ue sono giunti alla conclusione che è più logico che a occuparsi dell’indagine sia Bruxelles, già impegnata da diversi anni nell’inchiesta sulle pratiche commerciali del colosso americano.
I suoi affari sono frustrati dalle pratiche commerciali della rivale
Intel controlla l’80% del mercato dei microchip. AMD, sua più agguerrita concorrente, si batte da anni per dimostrare che i suoi affari sono frustrati dalle pratiche commerciali della rivale, che avrebbe siglato accordi poco leali con i retailer per escludere i suoi prodotti dalla grande distribuzione, non solo in Europa.
Secondo quanto sostenuto da AMD - che lo scorso giugno ha presentato ricorso anche presso la corte distrettuale del Delaware per presunte pressioni su 38 società - Intel avrebbe applicato degli sconti ai clienti qualora avessero ridotto gli acquisti di chip prodotti da altre società, scoraggiando di fatto l'acquisto dei prodotti della AMD.
L'inchiesta dell’Antitrust è partita su segnalazione proprio di AMD nel 2001: la Ue aveva allora aperto un fascicolo per abuso di posizione dominante nel mercato dei microprocessori per Windows, compiuto attraverso operazioni di marketing non proprio ortodosse.
L'indagine si è poi arenata fino a due anni fa, quando Bruxelles ha deciso di riaprire l'inchiesta, avviando anche l'incriminazione formale di Italia e Germania, accusate di aver favorito l'uso di chip Intel sul mercato, dettando particolari procedure che avrebbero escluso senza motivo la concorrenza nell'ambito di bandi pubblici per la fornitura di materiale informatico.
A marzo 2005, poi la Commissione ha ripreso il dossier in seguito alle segnalazioni della Fair Trade Commission giapponese, che ha accusato la società americana di avere violato l'articolo 3 della legge anti-monopolio giapponese.
La filiale giapponese di Intel avrebbe offerto degli sconti particolari
Anche in questo caso, la filiale giapponese di Intel avrebbe offerto degli sconti "particolari" ad almeno cinque costruttori informatici nipponici in cambio della promessa di non acquistare o di limitare l'acquisto di chip fabbricati da società concorrenti come la Advanced Micro Devices o la Tranmeta.
In base ai dati diramati dall'antitrust nipponico - che già nell'aprile dello scorso anno aveva mandato dei commissari a perquisire la sede della società nell'arcipelago - Intel opera in Giappone in posizione monopolistica, controllando circa il 90% del mercato dei microprocessori.
AMD, da canto suo, ha depositato due ricorsi in Giappone per un risarcimento danni da 55 milioni di dollari e si dice ora soddisfatta di apprendere che “l’Antitrust Ue stia esaminando la relazione esclusiva tra Intel e Media Saturn Holding”.
“Siamo sicuri – ha concluso un portavoce della società – che la Ue confermerà quello che l’industria sa da anni: che Intel ha siglato un accordo esclusivo col maggiore rivenditore europeo di computer”.
Come parte dell’inchiesta, la Ue ha condotto diverse ispezione nelle sedi europee del gruppo, nonché nelle sedi di "un certo numero di società informatiche che producono o vendono personal computer”.
Una procedura antitrust formale
La svolta potrebbe essere rappresentata dall’avvio di una procedura antitrust formale, un passo che potrebbe portare a una ingente multa per il colosso dei chip, che da canto suo si dice “pronto a collaborare con la Commissione”, nella convinzione di aver sempre adottato “pratiche commerciali del tutto legali”.
(13 settembre 2006)
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