Digital Agenda. Ue: ‘Senza ICT, impossibile raggiungere i target della strategia Europa 2020’
“Massimizzare il potenziale sociale ed economico delle tecnologie ICT, in particolare via internet”. È questo l’obiettivo del vicepresidente della Commissione europea e responsabile della Digital Agenda, Neelie Kroes, che oggi incontra a Bruxelles i rappresentanti degli operatori telecom per discutere le priorità del futuro digitale dell’Europa, con particolare riferimento agli investimenti nelle nuove reti ultrabroadband.
Il settore ICT, con un giro d’affari da 660 miliardi di euro l’anno, genera il 4,8% del Pil europeo e rappresenta un importante volano per l’economia, lo sviluppo sociale, la crescita della produttività delle aziende.
Gli ostacoli che ne frenano
Sono tuttavia molti gli ostacoli che ne frenano lo sviluppo: dalla eccessiva frammentazione del mercato digitale alla mancanza di cultura e competenze informatiche. Tutto questo si traduce non solo nella difficoltà, per l’Europa, a trasformare le tante eccellenze nazionali in ricchezza collettiva per la mancanza di coordinamento a livello legislativo e nella R&S, ma anche nell’impossibilità di affrontare problemi sociali quali l’invecchiamento della popolazione e i cambiamenti climatici.



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Alle sfide sociali, si aggiungono quindi quelle tecnologiche che riguardano, in particolare, la pirateria, che porta a un calo di fiducia dei cittadini verso gli strumenti digitali: la Ue, dovrebbe fare di più per combattere le nuove forme di cybercrime e assicurare la resistenza delle infrastrutture ad attacchi di sempre maggiore portata ed estensione.
Gli investimenti nelle nuove reti
Si deve, insomma, agire prontamente per agevolare gli investimenti nelle nuove reti a banda larga ultra-veloce - che saranno il fulcro dell’economia del futuro – e per superare il mosaico di legislazioni da cui è attualmente composta l’Europa.
Carenze portano all’esclusione di moltissimi cittadini dai processi di crescita e produttività e impediscono all’Europa di pensare con una sola testa quando si tratta di risolvere problematiche da cui dipende il futuro del mercato unico.
“Chiunque viva o lavori in Europa avrà solo da guadagnare se queste questioni verranno affrontate ora che c’è ancora tempo”, ha concluso la Kroes, sottolineando che “…i prossimi anni richiederanno una visione a lungo termine, duro lavoro e chiari obiettivi, per raggiungere una crescita intelligente, sostenibile e solidale”.
Se non si agisce subito, ha aggiunto la Kroes, difficilmente si potranno raggiungere gli obiettivi fissati dalla Ue nella strategia Europa 2020.
L’Italia, in particolare, langue in una posizione molto bassa delle classifiche mondiali in termini di massimizzazione dei vantaggi dell’ICT: secondo il World Economic Forum, il nostro Paese è scivolato dal 45° al 48° posto mondiale, ben distante dalle principali economie mondiali, le quali tendono a scalare la classifica in senso inverso. L’allarme viene confermato dalla situazione della Pubblica amministrazione, che nell'uso delle tecnologie digitali fa sprofondare il nostro paese dal 31° posto occupato nel 2002, all'87° di oggi, ma anche dalle famiglie: più della metà (65%) non dispone infatti di un collegamento a banda larga.
Il viceministro allo sviluppo economico
Questo però non vuol dire che l’Italia sia “…la cenerentola d’Europa”: secondo il viceministro allo sviluppo economico, Paolo Romani, il nostro Paese è, infatti, in linea col resto d’Europa. Lo dimostra il fatto che “…i collegamenti a banda larga nel 2009 sono cresciuti del 9,2%, le chiavette sono 4,7 milioni (3,3 milioni quelle per le famiglie e 1,4 milioni quelle per le imprese) e circolano nel nostro Paese oltre 15 milioni di smartphone”.
A marzo di quest’anno, la Commissione europea ha lanciato la strategia Europa 2020 per accelerare l’uscita dalla crisi e preparare l'economia per il prossimo decennio. Tre i motori di crescita, individuati dall’esecutivo europeo: crescita intelligente (promuovendo la conoscenza, l'innovazione, l'istruzione e la società digitale), crescita sostenibile (rendendo la nostra produzione più efficiente sotto il profilo delle risorse e rilanciando contemporaneamente la nostra competitività) e crescita inclusiva (incentivando la partecipazione al mercato del lavoro, l'acquisizione di competenze e la lotta alla povertà).
(04 maggio 2010)
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