Unione Europea

Loghi e suonerie per cellulari: la Ue dichiara guerra ai truffatori. Nell’80% dei siti, il tranello è in agguato

Continua la battaglia della Commissione europea contro le diverse storture del mercato mobile. Dopo l’annuncio di un imminente nuovo regolamento comunitario per calmierare le tariffe roaming per sms e navigazione internet, la Ue vuole vederci chiaro anche sui servizi di personalizzazione del cellulare, come le suonerie e i wallpaper: spesso vere e proprie trappole mangiasoldi, dirette soprattutto ai giovanissimi.

Il livello di trasparenza

La Commissione ha effettuato un’indagine a tappeto (sweep) per verificare il livello di trasparenza dei siti internet che offrono questo tipo di servizi e ha riscontrato presunte violazioni delle norme a tutela dei consumatori nell’80% dei 558 siti controllati, la metà dei quali rivolti ai bambini.




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L’indagine – effettuata tra il 2 e il 6 giugno dalle autorità di forza pubblica di tutta Europa - si è concentrata in particolare su 3 tipi di pratiche commerciali scorrette: informazioni poco chiare sul prezzo dell’offerta, informazioni in merito al commerciante, pubblicità ingannevole, e ha riscontrato pratiche in aperta violazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali (2005/29/CE), della direttiva sui contratti a distanza (1997/7/CE) e della direttiva sul commercio elettronico (2000/31/CE).

Le problematiche riscontrate

Neanche a dirlo, le problematiche riscontrate più frequentemente riguardano l’incompletezza delle informazioni sui prezzi che l’utente andrà a pagare accedendo ai servizi: molto spesso, infatti, le società che li gestiscono omettono di segnalare con la dovuta chiarezza l’aggiunta di tasse, oneri aggiuntivi o canoni alla cifra indicata o non specificano che accettando un singolo contenuto viene sottoscritto un vero e proprio abbonamento, dal quale è poi difficilissimo disimpegnarsi, anche perché – ha riscontrato ancora la Ue – molti siti (70%) non forniscono le adeguate informazioni per poter contattare il provider (in aperta violazione della direttiva sul commercio elettronico che prescrive l’indicazione dei dettagli dell’erogatore del servizio, compreso un indirizzo di posta elettronica). In molti altri casi, queste informazioni obbligatorie per legge erano sì disponibili ma offerte in maniera volutamente fuorviante o scritte in caratteri minutissimi o difficili da reperire, mentre diversi siti pubblicizzano prodotti e servizi come ‘gratuiti’ solo per ingannare i consumatori, che restano poi invischiati in contratti vincolanti mai menzionati e di cui non si può conoscere neanche la durata. Le sole suonerie per cellulari hanno generato nel 2007 un giro d’affari di 691 milioni di euro, pari al 29% del mercato complessivo di “servizi mobili aggiuntivi”. L’azione si è resa necessaria per dare una risposta alle centinaia di segnalazioni giunte dai consumatori europei, ha spiegato il Commissario Ue per i consumatori Meglena Kuneva. “Troppe persone – ha aggiunto - sono oggetto di sgradite e costose sorprese a causa di oneri poco chiari, canoni e abbonamenti a suonerie di cui vengono a conoscenza soltanto quando vedono la bolletta del telefonino”.

La Kuneva ha annunciato l’avvio

Per evitare ulteriori imbrogli ai danni dei consumatori, la Kuneva ha annunciato l’avvio di un’azione repressiva che verrà condotta in tutta la Ue, a caccia dei commercianti sleali. Il Commissario, nel sottolineare la presenza sul web di moltissimi commercianti onesti, invita soprattutto i più giovani alla prudenza: “per evitare sorprese – dice - quando acquistate questo tipo di servizi, controllate sempre le clausole scritte in piccolo e accertatevi che non state firmando un contratto per più di quello che avevate concordato”. In sette Paesi - Norvegia, Finlandia, Svezia, Lettonia, Islanda, Romania, Grecia – sono stati pubblicati i nomi dei fornitori disonesti, i quali riceveranno adesso una comunicazione da parte delle autorità nazionali che chiederanno di chiarire o risolvere i problemi riscontrati. Chi non lo farà, sottolinea infine la Commissione, sarà soggetti “a un’azione legale che comporterà multe o la chiusura del loro sito web”.

(21 luglio 2008)

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