Unione Europea

Separazione funzionale: gli ex monopolisti Ue tornano all’attacco contro la proposta. ‘Dibattito irrilevante e poco costruttivo’

La Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) del Parlamento europeo tiene oggi a Bruxelles la prima audizione pubblica sulla riforma delle tlc. Per questa occasione l’ETNO – l’associazione che riunisce gli ex monopolisti del settore – ha preparato un documento per chiedere ai policy maker della Ue di concentrarsi sui mezzi per consentire alle aziende e ai consumatori di beneficiare al massimo delle reti a banda larga high-speed.

Un settore altamente competitivo

“Nel contesto di un settore altamente competitivo e pienamente liberalizzato, soggetto a regolamentazione ex-ante e a norme antitrust comunitarie, incentrare il dibattito sul ritorno a una situazione di monopolio appare irrilevante e poco costruttivo”, nota il direttore ETNO Michael Bartholomew.




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Di fronte alla crescita senza precedenti del traffico dati e del bisogno di capacità di banda, “la sfida più importante è quella rappresentata dalla necessità di attrarre investimenti in capitale di rischio nei nuovi networks”.

La quota di mercato in mano agli operatori alternativi

Secondo l’ETNO, la quota di mercato in mano agli operatori alternativi è ormai al 53% e continua a crescere: grazie alla crescente competitività del mercato, i consumatori hanno modo di accedere a una gran quantità di servizi a banda larga attraverso piattaforme multiple (fibra, cavo, mobile, WiMax, satellite ecc.). Da queste constatazioni bisogna dunque partire per giungere a quello che l’ETNO definisce “il giusto equilibrio”, in grado di stimolare gli investimenti e incoraggiare una competizione a lungo termine ‘sostenibile’ tra network. Focalizzarsi sulla regolamentazione dell’accesso – e su rimedi quanto mai ‘costosi e complessi’ come la separazione funzionale - spiegano ancora gli ex monopolisti, non solo “aumenterà la dipendenza dalle attuali reti”, ma, di conseguenza, “scoraggerà gli investimenti in infrastrutture nuove e competitive”, rischiando di portare alla stagnazione tecnologica e all’annullamento dei vantaggi per i consumatori. Invece che introdurre nuove regole sull’accesso, la revisione del quadro normativo sulle tlc dovrebbe dunque concentrarsi sui metodi già esistenti per incoraggiare tutti i player del mercato a investire e a facilitare, dove possibile, la competizione sostenibile tra infrastrutture. Funzionale al raggiungimento di tali obiettivi è, secondo l’ETNO, una gestione dello spettro radio “flessibile e guidata dal mercato”, attuata ovviamente in modo da assicurare la qualità del servizio e da evitare interferenze.

Il digital divide

La disponibilità di spettro che risulterà dal passaggio alla televisione digitale, dovrebbe essere “pienamente sfruttata per rispondere alla crescente domanda di risorse frequenziali e per colmare il digital divide, aumentando l’accessibilità a servizi a banda larga wireless principalmente nelle zone rurali”. I decisori politici dovrebbero fare in modo che l’accesso alle nuove reti di accesso high-speed sia il risultato di “negoziazioni commerciali”, non di obblighi regolamentari, dal momento che queste reti sono realizzate in un ambiente pienamente competitivo. I policy maker dovrebbero inoltre tenere conto delle differenze tra le varie realtà di mercato. La regolamentazione dell’accesso dovrebbe quindi limitarsi a quei pochi casi in cui la competizione non potesse svilupparsi altrimenti. “E’ essenziale – conclude dunque l’associazione – che la revisione 2008 riaffermi la natura transitoria della regolamentazione ex-ante, che è uno dei capisaldi del framework comunitario. Questo principio è messo alla prova da proposte come quella della separazione funzionale, che prescrive una supervisione regolatoria permanente sulla unità di business separata”.

(28 febbraio 2008)

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