Telecom Argentina. Etno: ‘Barroso intervenga contro la confisca de-facto degli asset italiani in Argentina’

ETNO, l’Associazione europea degli operatori di telecomunicazioni, ha inviato una lattera al presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso per chiedere alle istituzioni europee di intervenire nel contenzioso che vede il governo argentino contrapposto a Telecom Italia, a cui è stato imposto di cedere la quota del 50% nella holding che controlla Telecom Argentina, a causa della situazione di monopolio che si creerebbe per la presenza nell’azionariato della società italiana del gruppo spagnolo Telefonica, che controlla anche l’altro grande operatore del Paese, Telefonica Argentina. “Le recenti azioni intraprese dal governo argentino – con particolare riferimento all’ordine di disinvestire i propri assett in Argentina in un periodo di tempo brevissimo, sottostando a termini e condizioni stabiliti da parti terze - si traducono, de facto, in una confisca della partecipazione di Telecom Italia in Telecom Argentina”, ha sottolineato il presidente ETNO Michael Bartolomew.

Il valore degli investimenti

“Tali azioni – ha aggiunto – costituiscono misure ingiuste e in grado di minacciare il valore degli investimenti di un membro ETNO in Argentina”.




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ETNO considera “illogica” la decisione dell’antitrust argentino di obbligare Telecom a cedere la propria quota in Sofora a causa di Telefonica, dal momento che il gruppo spagnolo controlla una quota di circa il 10% di Telecom Italia attraverso la holding Telco.

Una decisione illegittima

“Telecom Italia è gravemente colpita da una decisione illegittima, basata su circostanze inesistenti e intrapresa contro una società che non ha preso parte alla transazione” che secondo l’antitrust argentino creerebbe una distorsione della concorrenza sul mercato telefonico italiano, si legge ancora nella lettera. Il gruppo italiano si è sempre dichiarato totalmente estraneo alle violazioni di legge imputate ai protagonisti della cosiddetta ‘Operazione Telco’ (Pirelli e Sintonia quali venditori di Olimpia; Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Telefónica e la stessa Sintonia quali acquirenti di Olimpia tramite Telco) e di non aver partecipato ai procedimenti che hanno portato ai provvedimenti impugnati. Le violazioni in capo agli azionisti di Pirelli e Telco, ha sottolineato anche l’ad Franco Bernabè, incidono “…anche e soprattutto sul Gruppo Telecom Italia, attuale e legittimo proprietario delle partecipazioni e delle opzioni di cui è pretesa la dismissione”. “Alla luce delle relazioni tra la Ue e l’Argentina, incoraggiamo la Commissione a prendere tutte le misure necessarie verso il Governo Argentino per chiarire che un clima politico e regolatorio affidabile e sicuro è condizione fondamentale per tutti gli investimenti, presenti e futuri, delle imprese Europee in Argentina”, conclude la lettera, indirizzata oltre che a Barroso anche alla Baronessa Catherine Ashton (Vicepresidente della Commissione Europea), Neelie Kroes (Commissario Ue per la Digital Agenda ), Karel De Gucht (Commissario Ue per il Commercio) e Antonio Tajani (Commissario Ue per l'Industria) Sempre per sollecitare l’intervento delle istituzioni Ue sul caso Telecom Argentina, la scorsa settimana gli europarlamentari Gabriele Albertini e Mario Mauro del PDL, Gianni Pittella e David Sassoli del PD hanno presentato oggi un'interrogazione urgente alla Commissione europea per comprendere come l’esecutivo Ue intenda muoversi per “tutelare gli investimenti di un'azienda europea che da anni è presente sul mercato argentino dal clima di intimidazione ed illegalità del governo argentino”.

Una lettera al presidente della Commissione Jose Manuel Barroso

Gli eurodeputati hanno anche inviato una lettera al presidente della Commissione Jose Manuel Barroso e agli altri commissari competenti per portare all’attenzione dell’Europa il caso Telecom Italia. La società italiana sarebbe vittima, secondo gli eurodeputati, di “un'evidente violazione del diritto” da parte del governo Kirchner, che sta causando “…un serio danno al patrimonio di un gruppo italiano che opera con successo in Argentina sin dal 1990” . I continui soprusi ai danni di Telecom Italia comportano, conclude l’interrogazione, “…sia evidenti pregiudizi in termini finanziari e di investimenti presenti da parte di una società di un Paese membro, sia gravi rischi per le eventuali decisioni di investimento provenienti dall'Unione europea verso l'Argentina”.

(27 gennaio 2010)

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