Tlc: dal Brussel Round Table emerge l’urgenza della deregolamentazione del mercato
La questione dell’ingresso sul mercato degli operatori alternativi va affrontata e risolta a livello europeo ma, certo, anche con l'impegno dei singoli Paesi.
Non hanno dubbi i rappresentanti dell’Ecta che hanno sollecitato l’urgente eliminazione dei ‘colli di bottiglia infrastrutturali’ che di fatto impediscono un’effettiva concorrenza sul mercato.
I principali operatori europei
La questione è emersa con prepotenza nel corso del Brussels Round Table che ha coinvolto i principali operatori europei, tra cui Telecom Italia, Alcatel, BT Group, France Télécom, Telefonica, Deutsche Telekom, Ericsson, Philips e Siemens, alla presenza del presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e del Commissario per i media e la società dell’informazione Viviane Reding.



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L'iniziativa, nata nel 2002, ha come obiettivo quello di mantenere un dialogo con Bruxelles sulle principali scelte strategiche nel settore e ha evidenziato quest'anno la distanza tra le posizioni degli ex monopolisti, che chiedono una generalizzata deregolementazione del settore, e dei new entrant, che evidenziano invece la necessità di mantenere le regole che hanno consentito lo sviluppo della concorrenza.
Una ‘mancanza di certezze
Per l’Ecta, l’attuale scenario europeo è caratterizzato da una ‘mancanza di certezze’ a livello regolamentare, che va a discapito degli investimenti. Urgente, dunque, il bisogno di mettere in piedi un’adeguata regolamentazione preventiva con sanzioni più severe, ma anche tramite regole organizzative che incentivino la collaborazione degli incumbent, dal momento che la sola azione dell’Antitrust non sarebbe sufficiente a “indurre gli operatori dominanti a non abusare del proprio potere di mercato”
Servono, insomma, regole per garantire anche agli operatori alternativi l’accesso non discriminatorio alle infrastrutture, dove queste siano controllate da un unico operatore.
La deregolamentazione dei mercati che chiedono gli ex monopolisti, infatti, corre il rischio di far tornare i mercati alla precedente situazione di monopolio, quando invece “l'apertura dei mercati ha generato risultati molto positivi per i consumatori come la discesa dei prezzi e la crescita negli investimenti tlc”.
Solo un quadro normativo adeguato può aiutare l’Europa a recuperare il ritardo sugli Stati uniti, emerso ancora più evidente da uno studio presentato nel corso della tavola rotonda.
Lo studio evidenzia come gli investimenti nel settore ICT negli Usa, se messi in relazione con il Pil, “sono più del doppio di quelli registrati nell'Ue”, mentre il tasso di crescita della produttività del lavoro in Europa è stato la metà di quello americano.
Il contributo dell'ICT alla crescita della produttività
Allo stesso tempo, a differenza di quanto registrato fino alla metà degli anni ‘90, il contributo dell'ICT alla crescita della produttività del lavoro, rispetto alla crescita complessiva della produttività, è cresciuto costantemente negli Stati Uniti, mentre in Europa è diminuito.
E non sono solo gli Usa a preoccupare: cresce infatti anche il potere della Cina che negli ultimi anni ha registrato “volumi crescenti di 'Ict exports goods', superando il valore delle esportazioni del Giappone e dell'Europa nel 2003 e quello degli Stati Uniti nel 2004” .
Il rapporto conclude quindi che l’attuale regolamentazione “non risponde ai bisogni del mercato” e sottolinea la necessità di creare condizioni più favorevoli all'innovazione per assicurare maggiori investimenti in nuove reti e nuovi servizi.
“L’Europa deve prepararsi a un cambiamento senza frenare lo sviluppo”, così ha commentato ai giornalisti il presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, sottolineando come “lo sviluppo della banda larga deve essere la priorità per l'Europa”, dove le connessioni a banda larga hanno raggiunto quota 50 milioni e alla luce di uno scenario che vede emergere tecnologie nuove e dal grande potenziale, come l’IPTV.
Servono però, anche a giudizio del patron di Telecom, “nuove regole, regole diverse” che abbandonino gli approcci legati alla storia dei vecchi monopoli, anche perché le realtà nazionali non sempre mettono a fuoco “in modo abbastanza chiaro quanto la dimensione europea di grandi temi industriali può aiutare al recupero di competitività”.
Gli investimenti nell’Information Technology
Bisogna seguire quindi, ha concluso Tronchetti Provera, “un modello come quello americano che ha portato gli investimenti nell’Information Technology al 30% del totale degli investimenti del paese e che sta dando all'America una produttività tale per cui si calcola che il mondo dell'Ict contribuisca di oltre un punto alla crescita del Pil Usa”.
(06 febbraio 2006)
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