Privacy: i Garanti Ue contro i motori di ricerca. 'Non rispettano la Direttiva europea sulla protezione dei dati'
Ancora una volta, i principali motori di ricerca online sono finiti nel mirino delle Autorità europee per il mancato rispetto delle norme Ue sulla privacy.
Il Gruppo Article 29 Data Protection, costituito dai rappresentati delle 27 autorità nazionali Ue per la privacy, sostiene infatti che i metodi utilizzati da Google, Yahoo! e Microsoft per rendere anonimi i dati di ricerca degli utenti, non sono ancora conformi alla Direttiva Ue 95/46/CE sulla protezione dei dati.
Il Working Group europeo
Il Working Group europeo, pur riconoscendo gli sforzi fatti dalle 3 società americane per allinearsi alle norme europee, ha inviato loro una lettera per spingerli a ricorrere a un revisore esterno al fine di verificare l’efficacia del loro impegno nel rendere anonimi i dati di ricerca degli utenti.



ICT e crisi: addio al polo italiano...
Anche il settore dell'ICT si scontra con la dura realta' della crisi...
Mobile advertising: anche LinkedIn a...
Facebook non e' l'unico social network alle prese con la necessita' di...
Numero d'emergenza 112, questo...
Sono ancora pochissimi i cittadini europei che sanno che in caso di...
Mobile Payment: piu' gravi del previsto...
Ancora problemi per Google Wallet. Dopo la notizia, diffusa nei giorni...
Sky Italia cresce a ritmi significativi:...
Sky Italia cresce, a ritmi importanti. I dati segnano un miglioramento...
Google entra nell'home entertainment....
E' ufficiale: Google sta per entrare nel mercato dell'home entertainment...
Satellite: Eutelsat firma due accordi...
Eutelsat Communications e Alge'rie Te'le'com Satellite (ATS), filiale...
La "dieta' mediatica degli americani...
Il media mix dell'utente americano e' in continua evoluzione, secondo...
REA: le radio-tv private italiane...
Non c'e' stata edizione del Festival di Sanremo che non abbia lasciato...
SKY: piu' di 10,7 milioni di spettatori...
Giovedi' 9 febbraio, 10.705.663 spettatori unici hanno seguito i canali...
Agenda digitale: la cabina di regia...
Per il Governo Monti, e' questa la ricetta per l'Agenda digitale italiana:...
Apple batte ogni record: vale piu' del...
Le azioni Apple hanno sbaragliato ieri ogni record, portando la...
ACTA: la Germania verso il "no' alla...
A quanto pare la Germania ha deciso che non firmera' l'ACTA. Era nell'aria,...
Microsoft: il cloud computing, leva...
Il 15 e 16 febbraio 2012, nell'ambito di SMAU Business Bari, Microsoft...
Microsoft a SMAU Business Bari: il cloud...
Il 15 e 16 febbraio 2012 Microsoft partecipera' a SMAU Business Bari per...
ESET NOD32: Cyber-truffe, come evitare...
Truffatori e cyber criminali minacciano i nostri computer anche a S....
Nintendo riconferma che il Wii U non...
Cindy Gordon, vicepresidente di Nintendo America ha ribadito alla stampa...
Epic: PlayStation 4 e Xbox 720 dovranno...
Secondo Tim Sweeney, direttore tecnologico di Epic Games, la prossima...
Iwata: Miyamoto e' insostitu...
Nel corso della recente conferenza con gli investitori, Satoru Iwata,...
Mass Effect 3 anche in versione...
Durante una recente intervista rilasciata a Kotaku, un rapprese...
|
In sostanza, i garanti Ue temono che a partire da questi dati si possano realizzare dei veri e propri profili individuali che possono essere utilizzati per risalire all’identità degli utenti, ai loro orientamenti sessuali, politici, religiosi, alle loro malattie e alle loro abitudini alimentari e di vita.
La lettera è stata inviata
La lettera è stata inviata in copia anche alla Fedral Trade Commission americana e a Viviane Reding, vicepresidente della Commissione, responsabile per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza. Nella lettera all’antitrust americano, il gruppo dei garanti Ue chiede di verificare la conformità delle pratiche dei motori di ricerca alla ‘Section 5’ del Federal Trade Commission Act che proibisce le pratiche sleali o ingannevoli.
Il gruppo articolo 29 ha più volte chiesto alle 3 società di tagliare a 6 mesi il periodo di conservazione dei dati in forma non anonima: la conservazione dei dati relativi alle comunicazioni rientra, infatti, nella sfera del “diritto alla privacy” ed è per questo che “il periodo di retention dovrebbe essere minimizzato e proporzionato allo scopo prefissato dai motori di ricerca, e comunque mai più lungo di sei mesi”, a meno che non si dimostri che questi dati sono “strettamente necessari per l’offerta del servizio”.
La violazione o l’abuso di queste informazioni viola i dettami della Convenzione europea sui diritti umani: “…non solo determinati individui, ma ogni persona può essere soggetta alla registrazione delle proprie comunicazioni”, si legge in un documento a cura sempre di Articolo 29, che sottolinea come “in molte situazioni non si può evitare di usare le telecomunicazioni e quindi non c’è scampo alla registrazione dei dettagli delle comunicazioni, anche quando questi sono confidenziali”.
Dopo le molte pressioni giunte dall’Europa, Google ha diminuito, in effetti, a sei mesi (dai precedenti 18) il periodo di conservazione dei dati della navigazione.
“Considerando la posizione dominante che Google detiene in quasi tutti gli Stati membri, con una quota di anche il 95% in alcuni mercati, la compagnia riveste un ruolo significativo nella vita quotidiana dei cittadini europei e la sua apparente mancanza di impegno sul tema della conservazione dei dati è preoccupante”, hanno spiegato i Garanti europei, sottolineando che “trattare i dati in maniera leale e legale è cruciale alla luce della proliferazione delle informazioni coinvolte (immagini digitali, contenuti video e audio, ecc.) e del crescente utilizzo dei sistemi di localizzazione online”.
Un medium globale e i principi
In passato, Google si è più volte giustificata spiegando che “…internet è un medium globale e i principi in ballo – privacy, sicurezza, innovazione, obblighi legali a conservare i dati – hanno un impatto che va oltre l’Europa e al di là della sfera della privacy”.
Questi principi “sono a volte in conflitto: mentre un periodo di conservazione dei dati breve è un bene per la privacy, periodi più lunghi sono richiesti per motivi di sicurezza, innovazione e conformità alla legge”. Peter Fleischer, consulente di Google per la privacy, ha spiegato che la conservazione di dati per un certo tempo è necessaria per la tutela da attacchi di hacker e da eventuali abusi del sistema pubblicitario del motore di ricerca stesso.
In risposta a quest’ultimo ammonimento, però, la società ha affermato di essere stata la prima a scendere a un periodo di retention di sei mesi (Yahoo! e Microsoft dovrebbero essere sul punto di adeguarsi) e ha sottolineato che le attuali policy sulla conservazione dei dati rappresentano “il più responsabile punto di equilibrio tra la necessità di offrire la migliore ‘user-experience’ sia in termini di rispetto della privacy che in fatto di qualità e sicurezza dei servizi”.
(27 maggio 2010)
© 2002-2012 Key4biz