Privacy: per la Ue ‘un passo nella direzione giusta’ la decisione Google di ridurre il tempo di conservazione dati a 9 mesi
La Commissione europea è soddisfatta della decisione di Google di abbassare a nove mesi il periodo di conservazione dei dati relativi al traffico internet degli utenti.
Il vicepresidente Jacques Barrot, in una nota diffusa ieri da Bruxelles, ha spiegato che la decisione di Google, da sempre al centro di forti polemiche a causa delle policy sulla conservazione dei dati, è “un buon passo nella giusta direzione”, ma ha anche sottolineato che l’obiettivo è arrivare a un periodo di conservazione massimo di 6 mesi.
Un lungo braccio di ferro
Dopo un lungo braccio di ferro, a maggio dello scorso anno Google acconsenti alla richiesta del working group ‘Articolo 29’ (che riunisce i rappresentati degli organi nazionali Ue in materia di privacy) di portare il periodo di retention da 24 a 18 mesi.



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L’ulteriore riduzione del periodo di conservazione dei dati di navigazione rappresenta, per Barrot, la dimostrazione che la società di Mountain View ha infine posto “le legittime preoccupazioni sulla privacy dei cittadini europei al centro delle sue azioni”.
Il vicepresidente Barrot
Importante, secondo il vicepresidente Barrot, anche la “nuova decisione di informare gli utenti sulle politiche legate alla privacy in modo trasparente, facile e comprensibile. La consapevolezza degli utenti e il principio di trasparenza sono elementi essenziali per ottenere la loro fiducia”.
“Noi di Google – scriveva qualche giorno fa sul blog ufficiale della società Marco Pancini, European Policy Counsel - sappiamo bene che rispettare il diritto alla privacy degli utenti è fondamentale per guadagnare e conservare la loro fiducia. Siamo anche consapevoli che la riduzione del tempo di conservazione dei dati di traffico è un'importante misura per tutelare la loro privacy”.
I dati in questione – chiamati i file di log - rappresentano per la società “un ingrediente importante per l'innovazione dei servizi”, in quanto consentono di migliorare la qualità della ricerca, rendere più sicura la navigazione, combattere le frodi e ridurre lo spam.
In realtà, questi dati sono anche uno strumento impareggiabile per comprendere i comportamenti dei consumatori e adeguare prodotti e pubblicità alle esigenze mutevoli del mercato.
Dietro la gratuità di molti servizi offerti agli internauti c’è infatti un tranello: non si paga ma si accetta di essere ‘seguiti’ su tutto il web, così che la navigazione diventi tesoro per gli esperti del cosiddetto ‘marketing comportamentale’, i quali usano dati per eventuali aggiustamenti dei prodotti o delle campagne pubblicitarie.
(12 settembre 2008)
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