Quale il ruolo degli incumbent europei nell´era delle comunicazioni avanzate? Analisi Benchmark-it

In Europa occidentale, gli operatori incumbent hanno realizzato un fatturato di quasi 253 mld di euro nel 2004, impiegando quasi un milione di persone e servendo un bacino d'utenza di diversi miliardi di sottoscrittori in tutto il mondo. Per quanto minacciati da una serrata competizione nei rispettivi mercati nazionali (senza contare la difficile convivenza con i rivali del mobile, sempre più agguerriti), gli obiettivi di crescita sono stati centrati grazie ai successi esteri, ottenuti dagli asset dislocati nei mercati meno maturi, e grazie all'espansione nei settori adiacenti rispetto ai propri nella value chain: in particolare, servizi broadband e integrazione di sistemi.

  




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La strategia degli ex-monopolisti si è evoluta assieme al mercato, sempre più focalizzata su tipologie di offerta eterogenee rivolte a specifici target, ma con l'obiettivo di lavorare con un approccio integrato, volto ad ottimizzare tempi e ridurre i costi. I livelli di indebitamento sono scesi significativamente, e le strategie di fusione e acquisizione hanno giocato in questo senso un ruolo cruciale.

La prima era di stravolgimenti

  Tuttavia, dopo aver superato la prima era di stravolgimenti, ecco che gli incumbent si apprestano a fronteggiare un nuovo scenario evolutivo: fenomeni come VoIP (Voice over Internet Protocol), FMC (Fixed-Mobile Convergence) e reti NGN (Next Generation Networks) implicano sia opportunità che rischi.Le regolamentazioni, poi, continuano a giocare un ruolo chiave, così come le politiche governative, che in molti casi non trascendono da una partecipazione statale nei rispettivi operatori incumbent.    Con la continua erosione dei ricavi generati dai tradizionali servizi voce, gli ex-monopolisti hanno cercato di rinforzare il legame con la propria base utenti. La diversificazione dei modelli tariffari e delle soluzioni offerte ha contribuito a rallentare tale erosione, ma non certo ad arrestarla.    Per fronteggiare la crisi, molte compagnie si sono quindi orientate verso nuove opportunità di business. Diversi incumbent hanno optato per la strategia 'triple play' (voce, internet e contenuti) per generare nuovi profitti, ma una mossa di questo tipo può nascondere più insidie del previsto. Entrare in un mercato così competitivo significa dover 'sgomitare' con numerosi altri player: produttori, fornitori e aggregatori di contenuti.   Ad oggi, in realtà, sono ancora pochi i casi di successo plateale attribuibili ai carrier incumbent, per quanto la partita sia cominciata ancora da troppo poco tempo per poter tirare delle somme definitive. E' quanto sostiene l'ultimo studio della research firm Benchmark-it, Incumbent PTTs in Western Europe 2005, che monitorando e misurando in oltre 200 pagine le performance dei principali operatori telecom europei ha concentrato la propria analisi sugli ex-monopolisti. Tra i supplier analizzati nel rapporto, in termini di strategie e successi, troviamo: Belgacom, BT, Deutsche Telekom, France Telecom, KPN, Portugal Telecom, Swisscom, TDC, Telecom Italia, Telefonica, Telekom Austria, Telenor, TeliaSonera.   

Uno scenario di mercato in

Nel frattempo, in uno scenario di mercato in cui l'offerta core è sempre più frequentemente accompagnata da soluzioni 'alternative', a compensare il declino dei ricavi voce è ancora la riduzione sistematica dei costi, almeno fin quando i nuovi business non riusciranno a portare nuova linfa.Certo è che se le nuove fonti di reddito non dovessero risultare così nette, gli incumbent (soprattutto quelli che non possono contare su un elevato margine di profitto frutto dei business nei mercati esteri) dovranno ancora una volta guardare al consolidamento per beneficiare delle economie di scala.Ad oggi, le esperienze di questo genere non sono state particolarmente incoraggianti, ma è anche vero che le sfide politiche, culturali e organizzative potranno essere vinte se sufficientemente motivati. Puntare su soluzioni di sicuro successo come il VoIP, potrebbe davvero fare la differenza.

(13 ottobre 2005)

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