Italia Boicotta il cellulare: anche l'Italia sciopera contro caro prezzi e servizi truffaldini
I servizi di telefonia mobile in Italia sono troppo cari, mentre gli operatori usano pratiche poco rispettose degli utenti.
Ecco perché Intesaconsumatori ha indetto per il prossimo 15 luglio, il primo sciopero dei cellulari in Italia.



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L'associazione dei consumatori invita gli utenti stanchi degli inutili scatti alla risposta, degli aumenti dei prezzi degli sms (15 centesimi di euro l'uno mentre in Francia il loro prezzo è sceso a 9 cent ), dei servizi inutili, promozioni truffaldine, dei prezzi da capogiro per le chiamate ai telefoni fissi, delle insistenti offerte di loghi e suonerie, a spegnere il cellulare per due ore, dalle ore 12 alle ore 14 di giovedì 15 luglio.
Lo stesso giorno, anche il Libano ha deciso di spegnere i telefonini per 24 ore, per protestare contro il gestore governativo, che impone tariffe assurde e condizioni oppressive.
Già alla fine dello scorso anno, Intesaconsumatori aveva presentato un esposto all'Autorità Antitrust contro un presunto cartello dei gestori di telefonia mobile, che ha fatto lievitare le tariffe per i brevi messaggi di testo anche del 25%.
Il prezzo medio di un sms
Secondo l'associazione, infatti, fino a qualche tempo fa il prezzo medio di un sms era di 12 centesimi (+ Iva) mentre nei nuovi piani tariffari è salito a 15 centesimi (+ Iva).
L'aumento, già di per sé consistente, assume dimensioni ancora maggiori se si considera l'elevatissimo numero di messaggi di testo scambiati quotidianamente in Italia e il fatto fanno notare da Intesa - che il costo industriale di un sms è di appena 0,1 cent.
Ma non finisce qui: come già denunciato alla Commissione europea, destano perplessità anche le tariffe e le modalità del roaming internazionale.
Gli utenti italiani che vogliono usare il loro cellulare all'estero, sono vessati infatti da tariffe misteriose e assenza di trasparenza sui costi a carico.
I gestori che trattengono
Per non parlare della portabilità del numero, con i gestori che trattengono i crediti residui di chi cambia compagnia e le enormi difficoltà per conoscere il gestore a cui appartiene un numero da chiamare.
Questi sono alcuni dei motivi che hanno portato Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori a indire la clamorosa forma di protesta, annunciata a un giorno dalla relazione dell'Autorità per le comunicazioni la quale, per migliorare la situazione e abbassare le tariffe, non ha fatto assolutamente nulla.
Secondo i dati di Intesaconsumatori, ogni cittadino spende in media dai 4 ai 5 euro al giorno attraverso il telefono cellulare.
Una quota che va da 1
Ma di questi solo una quota che va da 1,5 a 2 euro sono soldi effettivamente spesi per secondi reali di telefonate utili. Tutto il resto è assorbito da scatti alla risposta, arrotondamenti, sms non indispensabili, mms, richiamate a soggetti che avevano trovato il telefono spento o non raggiungibile, richiamate per linee che cadono, ecc.
Una spesa che moltiplicata per tutti i giorni dell'anno e per la collettività degli utenti risulta stratosferica, e che viene intascata dalle compagnie della telefonia mobile.
E così, proprio come accadrà in Libano, Intesa invita gli utenti a (non) farsi sentire, a boicottare il cellulare anche solo per due ore.
Un black out che però si tradurrà in una perdita per gli operatori stimata intorno a 500 milioni di euro.
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Alessandra Talarico
(12 luglio 2004)
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