Eurostat: in Italia 122 telefoni ogni 100 abitanti. Cresce il numero di famiglie che abbandona il fisso

Cresce sempre più il numero dei cellulari in Europa e sempre più famiglie decidono di abbandonare le linee fisse per i più pratici telefonini. L’Italia, neanche a dirlo, si conferma come il vero regno dei telefonini, con una penetrazione pari al 122%. Lo rivela uno studio Eurostat, secondo cui il numero di utenti mobili nell’Europa a 27 è cresciuto di circa 14 volte tra il 1996 e 2005, da 7 abbonamenti ogni 100 abitanti a 96 su 100 nel 2005.

I tassi di penetrazione più elevati

Nel 2005, 13 Stati membri contavano più di 100 telefonini per 100 abitanti: Lussemburgo (158), Lituania (127), Italia (122), Repubblica Ceca (115) e Portogallo (111) registrano i tassi di penetrazione più elevati.




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Romania (62), Polonia (76), Francia (77) e Bulgaria (80) i più bassi.

L’uso medio del cellulare varia in base ai diversi Paesi, passando da 1,2 minuti al giorno per utente in Polonia, 1,3 minuti in Lussemburgo, 1,6 minuti in Germania, 2,2 minuti in Italia, fino a 6 minuti a Cipro, 5,3 minuti in Finlandia e 4,2 minuti in Francia. Solo una lieve crescita invece in nove anni per le linee fisse, passate da 43 ogni 100 abitanti nel 1996 a 48 nel 2005. Si tratta però di un fenomeno alquanto disomogeneo nell’Europa a 27: il numero di linee fisse è infatti sceso in 12 Stati membri, è cresciuto in 14 Stati ed è rimasto stabile in uno. Gli Stati membri col più alto numero di linee fisse ogni 100 abitanti sono Germania (67), Danimarca (61), Francia e Svezia (58). La penetrazione più bassa si registra invece in Romania (20), Slovacchia (22), Lituania (23), Repubblica Ceca e Polonia (31). Circa il 20% delle famiglie europee (EU25) possiede un telefonino ma non una linea fissa. In Italia la percentuale sale al 25% e il numero di linee fisse rispetto al 1996 è diminuito, passando da 44 linee ogni 100 abitanti a 43 su 100.

Il 18%

Nel 2006, il 18% delle famiglie risulta coperto da rete mobile ma non da rete fissa. Anche in questo caso la proporzione varia tra gli Stati membri: è inferiore al 10% in Svezia (0%), Malta (3%), Paesi Bassi (4%) e Lussemburgo (8%), e superiore al 40% in Lituania (48%), Finlandia (47%), Repubblica Ceca (42%) e Lettonia (40%).

(28 novembre 2007)

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