Italia Intercettazioni telefoniche: Asstel interviene per richiedere un incontro col ministro Castelli
La notizia l'aveva data Telecom Italia alcuni giorni fa. In una lettera indirizzata alle Procure, alla Direzione Nazionale Antimafia e al ministero della Giustizia, l'operatore aveva comunicato la saturazione delle linee disponibili per le intercettazioni telefoniche.
Il limite massimo consentito delle
A causa del continuo incremento di attivazioni di intercettazioni, è stato infatti raggiunto il limite massimo consentito delle 5 mila linee.



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Se il trend dovesse continuare, spiega il responsabile della sicurezza di Tim, si registrerebbero dunque dei ritardi nell'esecuzione di nuovi decreti di intercettazione, che saranno attuati in ordine cronologico non appena si renderanno disponibili delle linee in seguito alla cessazione di altre intercettazioni già in corso.
Tim ha inoltre reso noto che, "trattandosi di prestazioni obbligatorie, è stato avviato uno studio di fattibilità per la realizzazione di un ulteriore incremento di postazioni" in previsione di aggiungere altre 2 mila linee a quelle esistenti.
Al momento, dunque, non potranno essere avviate nuove intercettazioni anche se la società ha fatto sapere che per specifiche esigenze della Direzione Nazionale Antimafia, "sono state riservate 20 postazioni da utilizzare per casi di particolare emergenza e gravità".
Il numero di intercettazioni raddoppia ogni
Una situazione anomala quella dell'Italia, dove il numero di intercettazioni raddoppia ogni due anni ed è molto superiore rispetto agli altri Paesi europei.
Nel merito della vicenda è entrata oggi anche l'Asstel, l'Associazione di categoria delle imprese di telecomunicazioni: il presidente, Pietro Guindani, precisa infatti che "gli operatori di telecomunicazioni fisse e mobili forniscono la strumentazione tecnica necessaria alle attività di intercettazione richieste con provvedimenti motivati provenienti dalle singole Procure della Repubblica".
Le informazioni e le intercettazioni rispondono esclusivamente alle prescrizioni indicate dalla Legge (art. 96, D.lgs.vo n. 259/2003).
Le prestazioni richieste agli operatori di telecomunicazioni sottolinea Guindani - sono definite dalla legge come "obbligatorie", ma ad esse deve far riscontro un corrispettivo, costituito dal "ristoro di tutti i costi sostenuti".
L'Asstel, con una lettera indirizzata al Ministro della Giustizia e per conoscenza ai Ministri delle Comunicazioni e dell'Economia, ha dunque richiesto un incontro con tutte le parti interessate per giungere ad una tempestiva definizione di diversi aspetti della vicenda, relativi principalmente alle modalità di erogazione delle prestazioni, attraverso la stesura di un "repertorio" e alla contestuale determinazione di tutti i costi relativi alle prestazioni obbligatorie richieste, comprensivi degli investimenti necessari per la fornitura dei servizi.
La gestione delle richieste delle Procure
Una riunione ritenuta indispensabile dalle società di settore per evitare di pregiudicare la gestione delle richieste delle Procure, nonché la programmazione degli investimenti economici necessari per effettuare i servizi richiesti.
"Gli operatori di telecomunicazioni spiega l'Asstel in una nota - garantiscono con sollecitudine le prestazioni in piena collaborazione con l'Autorità Giudiziaria, nonostante il loro progressivo aumento. Si attende anche analoga sollecitudine da parte delle Autorita" nel pagamento dei relativi corrispettivi.
Non si sono fatte attendere, ovviamente, le reazioni politiche: già lo scorso anno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli aveva denunciato una spesa eccessiva per le intercettazioni telefoniche (circa 300 milioni di euro per oltre 100mila utenze spiate).
La cosa evidentemente assume
A fronte della denuncia della stessa Tim, dice Castelli, "la cosa evidentemente assume un carattere anche oggettivo. Non possiamo pensare di aumentare senza nessun limite le intercettazioni telefoniche'.
"Ogni anno - aggiunge il Ministro - il ministero spende mediamente per le intercettazioni circa 600 miliardi delle vecchie lire, ma si è arrivati anche a 650 miliardi".
Dello stesso parere, Enzo Fragalà, deputato di An e componente della commissione Giustizia della Camera.
"Non possiamo pensare di aumentare senza limite il numero delle intercettazioni", dice Fragalà, che ha annunciato l'avvio di una interrogazione al ministro della Giustizia per conoscere "il numero esatto delle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate in Italia, i loro costi e i criteri di scelta delle ditte private che noleggiano le apparecchiature'.
A queste dichiarazioni replica il segretario generale di Unicost Fabio Roia, secondo cui le intercettazioni sono "indispensabili" nel nostro sistema processuale, per "il rischio di non acquisire prove per gravi reati, come lo spaccio di grandi quantità di stupefacenti e il favoreggiamento all'immigrazione clandestina".
Secondo il presidente dell'Anm, Edmondo Bruti Liberati, l'anomalia risiede piuttosto nel sistema processuale penale adottato in Italia, che non prevede (come invece avviene negli Usa) sanzioni per falsa testimonianza.
Nel nostro Paese, sottolinea Bruti Liberati, "i testimoni non sono facili da trovare e da portare ai processi. Occorre, comunque che i magistrati e le forze di polizia si facciano carico di ricorrere a queste intercettazioni solo nei casi indispensabili".
Alessandra Talarico
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(22 febbraio 2005)
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