Nokia incriminata per frode negli Usa. Il gruppo si difende: accuse totalmente infondate
Casa succede a Nokia? Una nuova bufera si è abbattuta sulla società finlandese dopo l'annuncio che il fatturato del gruppo ha perso il 2% in rapporto allo stesso periodo 2003, attestandosi a 6,6 miliardi di euro, contro previsioni di crescita dal 3% al 7%, rilasciate all'inizio di gennaio.
Un comportamento poco chiaro dell'azienda
Sulla base di questi ultimi dati presentati, che potrebbero far sospettare un comportamento poco chiaro dell'azienda, è stata infatti presentata negli Stati Uniti una causa collettiva che chiama in causa i massimi dirigenti dell'azienda: il CEO Jorma Ollila, il presidente Peka Ala-Pietela e il direttore finanziario Matti Alahuhuta.



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Il dubbio è che la società abbia volutamente gonfiato le precedenti previsioni per trarne vantaggio in Borsa.
A guidare la class action, formalizzata davanti ad una corte distrettuale di New York, lo studio Milberg Weiss Bershad Hynes & Lerach, già sostenitore di una decina di cause simili al mese negli ultimi sei mesi, inclusa una contro Nortel Networks.
Questo tipo di cause sono molto difficili da vincere poiché bisogna provare che la compagnia abbia volutamente ingannato gli azionisti.
Nokia ha intanto diffuso un comunicato nel quale respinge le tesi dell'accusa, considerate prive di fondamento dal momento che le previsioni, non essendo basate su dati certi bensì su anticipazioni, possono includere un margine di rischio. Sono molti dunque i fattori che hanno portato al mancato raggiungimento degli obiettivi (nel comunicato il gruppo ne cita ben 23) ma tra questi non vi è certo la malafede.
Quello che è certo è che la società finlandese, leader della telefonia mobile mondiale, sta attraversando un periodo non proprio dei più rosei.
Nokia ha precisato che la crescita globale in termini di volumi delle vendite di cellulari sui primi tre mesi dell'anno è stata del 25%, mentre quella del gruppo si è fermata al 19%.
Molti osservatori implicano la causa del calo delle vendite al fatto che il gruppo non è riuscito a tenere il passo del mercato né in Europa, né negli Stati Uniti - aree in cui da alcuni anni dominava incontrastata per le carenze nel portafoglio prodotti, soprattutto nella fascia media di prezzo. Gap che ha impedito di capitalizzare gli sviluppi positivi del mercato, nonostante la redditività della divisione Mobile Phones sia rimasta ad un livello eccellente, se pur leggermente inferiore alle attese.
Una crescita annuale del 12%
Secondo l'istituto di ricerca Gartner, nel 2004 saranno venduti globalmente 580 milioni di telefonini, con una crescita annuale del 12%, trainata dai mercati emergenti come la Cina, l'India e la Russia, ma anche dalle innovazioni tecnologiche che sostengono il mercato delle sostituzioni nelle aree considerate fino a poco tempo fa ormai sature.
La coniugazione di questi due fenomeni è già stata alla base dei successi dello scorso anno, tanto che Gartner ha dovuto correggere anche le cifre relative al 2003 pubblicate a febbraio, portandole da 510 a 520 milioni di unità, pari a un incremento del 20,5% rispetto al 2002.
Nokia e Siemens hanno riferito invece di puntare su una crescita del 10%.
Gartner conferma la leadership della società finlandese che resterà anche quest¿anno numero uno del mercato, nonostante la riduzione significativa della sua quota di mercato.
Nokia, comunque, è sotto forte pressione da tutti i fronti: la casa finlandese è diventata nel corso del 2003 il primo fornitore del mercato Usa ma al contempo, ha perso terreno su quello dell'Europa occidentale, a vantaggio di quelli che appena due anni fa erano considerati solo player marginali.
Secondo la società di ricerca, Nokia ha perso fino al 4% della propria quota di mercato, che al primo trimestre dello scorso anno si attestava al 35%, a vantaggio degli agguerritissimi concorrenti asiatici, da Samsung a LG.
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Alessandra Talarico
(13 aprile 2004)
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