Telefonini: nuova iniziativa degli operatori per ridurre l’impatto ambientale
Ridurre la presenza di sostanze altamente tossiche all'interno di oggetti di largo consumo come televisori, elettrodomestici, computer e telefonini, è una questione che coinvolge sempre più i costruttori mondiali di prodotti elettronici.
Molte sostanze chimiche contenute nei prodotti d'uso quotidiano sono infatti comuni inquinanti ambientali e il loro impatto viene registrato anche in piccole concentrazioni (alcuni sono noti come perturbatori del sistema ormonale). La loro eliminazione dai prodotti elettronici di largo consumo è quindi quanto mai urgente, vista la loro capacità di viaggiare a notevole distanza e permanere nell'ambiente.
I cellulari siano sostituiti
Nonostante i cellulari siano sostituiti con molta frequenza - secondo le ultime ricerche, più di un europeo su quattro (27%) sostituisce il telefonino ogni anno – il corretto smaltimento di questi apparecchi è un’abitudine che fatica a prendere piede non solo a causa dei tempi necessari per organizzare le filiere di riciclaggio, ma anche della titubanza dei consumatori a disfarsi dei loro vecchi apparecchi.



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Per cercare di porre rimedio a questa situazione, diversi produttori, operatori, fornitori, riciclatori, consumatori ed enti ambientali, si sono uniti per “migliorare la performance ambientale dei cellulari” e tentare di coinvolgere maggiormente i consumatori nelle attività di recupero e riciclo.
Un progetto pilota della Commissione Europea
Il gruppo è stato creato nell’ambito di un progetto pilota della Commissione Europea, che è sempre più impegnata sul fronte della protezione ambientale e vuole rendersi conto in che modo le diverse industrie possono collaborare con le altre parti interessate per ridurre l’impatto ambientale dei loro prodotti.
Il gruppo include – oltre a Nokia che ha presentato il progetto alla Commissione – anche Panasonic Mobile Communications, Orange, Vodafone, TeliaSonera, Intel, Epson, Spansion e Umicore, nonché alcuni esperti ambientali del WWF, dell’Istituto per l’Ambiente finlandese, del Ministero dell’Ambiente inglese, Alimentazione e Affari Rurali, e dell’Organizzazione europea dei Consumatori (BEUC).
Le iniziative intraprese dal nutrito gruppo mirano a diminuire il consumo di energia, eliminare l’uso di alcuni materiali nocivi, aumentare la quantità di telefoni recuperati attraverso programmi di restituzione e riciclo e fornire ai consumatori più informazioni di carattere ambientale sui prodotti.
Nello specifico, per ridurre il consumo energetico, i produttori hanno deciso di dotare i telefonini di un allarme che ricordi all’utente di staccare il caricabatteria a ricarica terminata.
Nokia – che conta di farlo già dalla metà del prossimo anno – ha stimato che se anche solo il 10% degli utenti staccasse il caricabatterie dopo l’uso, si potrebbe risparmiare in un anno una quantità di energia sufficiente per alimentare 60.000 case europee.
I ritardanti di fiamma e gli ftalati
Accordo anche sulla riduzione dei materiali nocivi impiegati nella produzione dei telefonini, come i ritardanti di fiamma e gli ftalati, e sulla collaborazione tra i produttori e le altre parti per aumentare il numero di apparecchi riciclati.
A questo scopo, verranno esaminate le diverse iniziative già in corso per stabilire la migliore e verranno proposti diversi piani d’incentivazione per comprendere quali possono essere condivisi dall’intera industria.
I consumatori, infine, riceveranno più informazioni sull’impatto ambientale dei telefonini per poter acquistare il proprio cellulare in maniera consapevole.
Molti infatti ignorano la tossicità dei prodotti contenuti nel telefonino e soprattutto non sanno che se questi apparecchi non vengono smaltiti o riciclati correttamente si diffondono nell’ambiente con grave danno per la salute dell’uomo e dell’ecosistema.
Nella Ue i rifiuti elettronici sono la categoria di rifiuti che aumenta con più rapidità, facendo registrare un tasso del 3-5% all'anno, tre volte superiore ai rifiuti normali. Ogni cittadino dell'Unione produce tra 17 e 20 kg di questi rifiuti all'anno. Il 90% circa è ancora interrato, incenerito o ritirato senza pretrattamento, mentre secondo l’ONU – impegnata con i player del settore in un progetto volto a sensibilizzare gli utenti sul tema del riciclaggio dei rifiuti elettronici - un numero sempre maggiore di dispositivi dimessi viene camuffato da spazzatura ordinaria, per consentire l'estrazione dei metalli rari e delle componenti più costose. Le parti restanti (quelle pericolose) vengono spesso abbandonate illecitamente.
La possibilità di restituire...
Per questo, ha dichiarato Charlotte Grezo - Vodafone Director for Corporate Responsibility - “È importante che l’industria della telefonia mobile continui a offrire ai consumatori la possibilità di restituire i telefoni cellulari in disuso. Il coinvolgimento dei clienti è fondamentale per il successo di questa iniziativa e noi intendiamo introdurre incentivi innovativi per recuperare risorse e contenere al minimo l’impatto ambientale.”
Ricordiamo che dal 1° luglio di quest’anno, in base alla direttiva Ue 2002/95/CE, è compito dei governi provvedere affinché le apparecchiature elettriche ed elettroniche nuove immesse sul mercato non contengano piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (PBB) o etere di difenile polibromurato (PBDE).
(22 settembre 2006)
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