Italia Rai: Cattaneo replica alla relazione Ue sul pericolo per il pluralismo dei media, "A me Berlusconi non ha mai chiesto niente'
Immediata la reazione del Direttore generale della Rai Flavio Cattaneo, all'indomani del documento passato al vaglio del Parlamento Ue, opera della liberale olandese Johanna Boogert-Quaak sugli organi d'informazione in Europa e in particolare in Italia.
Le dichiarazioni di Cattaneo alla Reuters sono state secche e determinate: "l'azienda Rai ha chiuso il 2003 con il miglior bilancio dell'ultimo triennio, senza interferenze da parte di Silvio Berlusconi, in un mercato che evolve verso il digitale, per lo sviluppo del quale la Rai ha già fatto quanto chiesto dal Ddl Gasparri con il consenso dell'Antitrust".
Il Dg della Tv pubblica
Non ha accettato di buon grado il Dg della Tv pubblica, quanto scritto nella relazione della Boogert-Quaak che pone l'accento su una situazione alquanto pericolosa in Italia per il pluralismo dei media.



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Nel testo del rapporto sui "rischi di violazione, nell'Ue e in particolare in Italia, della libertà di espressione e informazione", che è stato votato per paragrafi e dal testo sono stati tolti tutti i riferimenti nominali, è chiaro il riferimento, per quanto riguarda l'Italia, al conflitto di interesse che coinvolge il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che però non viene mai citato esplicitamente nel testo.
Il documento approvato denuncia
Per quanto riguarda l'Italia, il documento approvato denuncia "i ripetuti atti di censura, ingerenze e pressioni del governo italiano" e invita il Parlamento italiano a "risolvere realmente il conflitto d'interesse del presidente del Consiglio".
Il testo del rapporto Boogerd-Quaak, è particolarmente duro rispetto alla eccezionale concentrazione di organi di informazione nelle mani del premier italiano, con critiche più blande verso altri Paesi.
"Il sistema italiano presenta un'anomalia dovuta ad una combinazione unica di potere economico, politico e mediatico nelle mani di un solo uomo", dice il rapporto.
Una proposta di Direttiva
Il documento, che non ha valore legale, chiede, quindi, alla Commissione di presentare una proposta di Direttiva per la salvaguardia del pluralismo dell'informazione e di usare i suoi poteri nell'ambito della legge sulla concorrenza per promuovere la libertà dei media.
In altre parole, il Parlamento europeo ha fatto appello anche all'Italia perché si agisca per risolvere il conflitto d'interessi posto dal controllo che il presidente del Consiglio esercita, direttamente o indirettamente con il duopolio Rai-Mediaset, su circa il 90% dell'audience radiotelevisiva.
"Il parlamento italiano deve ancora adottare una legge che risolva il conflitto d'interessi del presidente del Consiglio dei ministri, che è quello che Silvio Berlusconi aveva promesso di fare entro i primi 100 giorni del suo governo", scrive l'europarlamento.
Seguono poi dure accuse: il rapporto "lamenta le ripetute e documentate ingerenze, pressioni e censure governative nell'organigramma e nella programmazione del servizio televisivo pubblico Rai", citando "l'allontanamento di tre noti professionisti (Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi) su clamorosa richiesta del Presidente del Consiglio nell'aprile del 2002".
Il sistema radiotelevisivo opera
Il rapporto "prende atto" del fatto "che in Italia da decenni il sistema radiotelevisivo opera in una situazione di assenza di legalità, accertata ripetutamente dalla Corte Costituzionale e di fronte alla quale il concorso del legislatore ordinario e delle istituzioni preposte è risultato incapace del ritorno a un regime legale". Lamenta la mancata ottemperanza nei confronti della stessa Corte Costituzionale e degli indirizzi della Commissione di vigilanza, affermando che le emittenti "continuano a consentire l'accesso ai media televisivi in modo sostanzialmente arbitrario, persino in campagna elettorale".
Ma Cattaneo dichiara di sentirsi autonomo e di non aver ricevuto alcun tipo di pressione per favorire alcunché, "a me Berlusconi non ha mai chiesto niente".
Alla accusa di aver in qualche modo favorito Mediaset, ha detto Cattaneo di poter rispondere con dati alla mano. Nel 2003 "abbiamo fatti il bilancio migliore degli ultimi tre anni".
Il Dg fa poi riferimento al testo di riforma del sistema radioTv, a firma del Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, che dovrebbe essere definitivamente adottato questa settimana.
Per il Ddl Gasparri, la Rai deve coprire entro il primo gennaio 2005 il 70% della popolazione con canali a trasmissione digitale terrestre.
In questi giorni è attesa anche la decisione dell"Antitrust che sta valutando se ci siano rischi di posizione dominante della Rai sul mercato del digitale terrestre.
Entro fine mese l'Autorità garante per le comunicazioni dovrà chiudere un'indagine per accertare se l'offerta televisiva in digitale è consistente, e in caso contrario potrà comminare sanzioni a Rai e Mediaset.
A riguardo Cattaneo ha commentato: "Sono fiducioso che l'Autorità per le comunicazioni constati la realtà dei fatti, che è innegabile. Se io a dicembre coprivo il 50% del territorio e ad aprile il 70% vuol dire che sto proseguendo ancora più velocemente rispetto ai tempi" di legge.
Per Cattaneo il passaggio al digitale terrestre, che secondo il Ddl Gasparri dovrebbe avvenire nel 2006, sarà una garanzia per il pluralismo.
Proprio perché garantirà la possibilità a più soggetti di poter entrare facilmente sul mercato dei media e investire nel digitale, semplicemente pagando l'affitto.
La Tv pubblica dovrà vendere o affittare almeno due canali in digitale a nuovi operatori che ne facciano richiesta, ma ne potrà disporre di nove o dieci con la nuova tecnologia contro i tre attuali, ha detto il direttore generale.
Il ministero dell'Economia
Entro sei mesi dall'approvazione del Ddl Gasparri il ministero dell'Economia, azionista Rai, dovrebbe poi procedere alla parziale privatizzazione dell'azienda, ma nessun acquirente potrà possedere più dell'1% di azioni e sono vietati patti di sindacato tra chi controlla più del 2% delle azioni.
Numerosi analisti ritengono che questi limiti facciano mancare i presupposti per una vera privatizzazione.
© 2004 Key4biz.it
Raffaella Natale
Per ulteriori informazioni, consulta:
Archivio delle News sulla Rai
Commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni:
Relazione sui rischi di violazione, nell'UE e particolarmente in Italia, della libertà di espressione e di informazione (articolo 11, paragrafo 2 della Carta dei diritti fondamentali)
(2003/2237(INI))
Relatrice: Johanna L.A. Boogerd-Quaak
(26 aprile 2004)
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