Unione Europea
Ambiente: anche la Ue scommette sull’ICT per ridurre le emissioni e fermare i cambiamenti climatici
Cresce sempre più l’attenzione di istituzioni e industria verso l’eco-compatibilità delle tecnologie ICT e verso il ruolo – importante - di queste ultime nel miglioramento dell’impatto umano sull’ambiente, con particolare riferimento all’emissione di CO2.
Alle diverse iniziative messe in piedi dall’industria per migliorare l’efficienza energetica di impianti e prodotti, si aggiunge ora l’impegno concreto della Commissione europea a far sì che le tecnologie della comunicazione e dell’informazione siano promosse adeguatamente come strumento per estendere i benefici dell’efficienza a tutti i settori economici.
Le spese sono quasi sempre
Gli effetti sui cambiamenti climatici sono dolorosamente sempre più visibili e a farne le spese sono quasi sempre le popolazioni più povere del Pianeta, che – nell’indifferenza dei loro governi – non hanno i mezzi per ripararsi dalle calamità naturali sempre più frequenti e spesso non hanno mai neanche utilizzato un Pc o un telefonino.



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Questi strumenti, nel mondo industrializzato sono ormai diffusissimi, e il loro funzionamento ha un impatto di non poco conto sull’ambiente.
Il leit motiv dell’industria ICT
‘Green’ è diventato quindi il leit motiv dell’industria ICT, con la consapevolezza che un uso ottimizzato delle infrastrutture potrebbe portare notevoli miglioramenti non solo all’economia, ma anche all’ambiente.
Anche la Ue si dice convinta che “…un’adozione massiccia delle tecnologie ICT può incentivare un comportamento più ecologico in tutta l’economia, riducendo sostanzialmente l’impronta di carbonio dell’Europa”.
Da Bruxelles, arriva dunque l’invito all’industria di settore a “dare l’esempio, riducendo le emissioni di CO2 e individuando e realizzando soluzioni che siano vantaggiose per tutta l’economia” e l’annuncio dell’avvio imminente di un processo di consultazione e di partenariato che coinvolga “il più ampio ventaglio di parti interessate”.
Alcatel-Lucent, Nokia Siemens Networks, Vodafone, BT, Microsoft, Google, IBM: i leader del settore hanno tutti manifestato – attraverso diverse iniziative – l’impegno di ridurre le emissioni di CO2 degli impianti e di migliorare l’efficienza energetica dei prodotti ICT.
Allo stato attuale, un desktop Pc spreca circa la metà dell’energia prodotta, mentre un server medio ne spreca circa un terzo.
Le emissioni di gas serra
Se si raggiungesse un’efficienza energetica del 90%, si potrebbero ridurre le emissioni di gas serra di 54 milioni di tonnellate all’anno e risparmiare oltre 5,5 miliardi di dollari in costi energetici.
I server di nuova generazione, invece, hanno consumi equivalenti a quelli di una normale lampadina: il loro utilizzo su vasta scala potrebbe far risparmiare fino al 70% di energia.
Attualmente, il settore ICT rappresenta appena il 2% delle emissioni mondiali di CO2 ma, se non si intervenisse tempestivamente su questo fronte il consumo energetico della Ue potrebbe aumentare anche del 25% entro il 2012, con il conseguente aumento delle emissioni nonostante gli obiettivi fissati per le energie rinnovabili.
Secondo la Ue, però, attraverso una linea d’azione che punti su attività di ricerca, sviluppo e adozione di componenti e sistemi e sulla sottoscrizione di accordi volontari - ad esempio in tema di appalti ecologici – si potrà incidere positivamente sul rimanente 98% delle emissioni mondiali.
“Se utilizzate a fini sostenibili – sottolinea la Commissione in una nota - le tecnologie ICT potrebbero migliorare l’efficienza energetica in tutti i comparti economici, senza cessare di contribuire alla crescita della produttività europea (di cui rappresentano già il 40%)”.
I settori a più alto consumo energetico sono quelli della produzione e distribuzione di elettricità e del riscaldamento e condizionamento degli edifici.
Grazie a un utilizzo più massiccio dell’ICT, secondo la Ue, l’efficienza della produzione di elettricità potrebbe aumentare del 40% e quella del trasporto e della distribuzione del 10%, grazie a una più efficiente gestione delle reti elettriche e a una più facile integrazione delle fonti di energia rinnovabili.
Un esempio da seguire in questo senso è quello della Danimarca che produce metà della sua elettricità attraverso reti decentrate e il 20% di tutta l’energia elettrica con l’eolico, con il risultato che dal 1990 al 2005 le emissioni di CO2 sono scese da 937 a 517 g/kWh.
Sul fronte del riscaldamento, condizionamento e illuminazione degli edifici – che rappresentano più del 40% del consumo energetico dell’Europa – le tecnologie ICT, sottolinea la Commissione, “permettono di monitorare costantemente i dati per ottimizzare l’illuminazione, la ventilazione e le prestazioni delle apparecchiature, fornendo ai consumatori aggiornamenti in tempo reale sui propri consumi e incentivando così un cambiamento nei comportamenti”.
Anche qui, un Paese del Nord Europa indica la strada: in Finlandia, grazie all’utilizzo di contatori intelligenti, l’efficienza energetica dei consumatori è migliorata del 7%.
Si potrebbe fare di più promuovendo l’uso di lampadine a basso consumo o di quelle intelligenti, che regolano automaticamente l’intensità luminosa in base alla luce naturale e alla presenza delle persone.
Uno stimolo anche per l’industria a essere propositiva e innovativa, che potrebbe dare una forte spinta alla competitività alla crescita e all’occupazione a lungo termine.
Per il Commissario Viviane Reding, “…la ricerca e la rapida adozione di soluzioni ICT innovative e a basso consumo energetico saranno due fattori determinanti per ridurre le emissioni in tutti i settori economici”.
“Dobbiamo puntare – ha aggiunto - ad una situazione vantaggiosa per tutti, nella quale l'ICT promuova la competitività dell’industria conducendo allo stesso tempo la lotta contro i cambiamenti climatici in prima linea”.
Il pacchetto su energia e cambiamenti climatici adottato dalla Commissione nel 2007 punta a ridurre, entro il 2020, le emissioni di gas serra del 20% rispetto ai livelli del 1990 e ad utilizzare il 20% di energie rinnovabili.
La propria parte
Obiettivi ambiziosi ma raggiungibili, se ognuno – dai consumatori all’industria – farà la propria parte.
(14 maggio 2008)
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