Ricerca e ICT: presentati a Strasburgo i progetti realizzati nell’ambito del programma Future and Emerging Technologies

Lo sviluppo di arti artificiali intelligenti per persone che ne hanno subito l’amputazione, di dispositivi neurali in grado di migliorare le condizioni di persone che soffrono di vertigini, capogiri e altri disturbi vestibolari o di analizzare la reazione del cervello durante l’apprendimento, sono solo alcuni dei risultati della ricerca effettuata in Europa attraverso il Programma Future and Emerging Technologies (FET) e presentati nei giorni scorsi a Strasburgo al Parlamento europeo. Il programma FET - finanziato mediante i fondi del 7° Programma Quadro - fa parte del programma ICT della Commissione europea ed è finalizzato a supportare i progetti di ricerca nell'ambito delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, per i quali è stato proposto uno stanziamento complessivo di 500 milioni di euro per il periodo 2010-2013.

La biologia

I progetti di ricerca multidisciplinari finanziati nell’ambito del programma, avviato nel 1998, sono 12 e riguardano la biologia, le neuroscienze e le nanotecnologie.




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“La ricerca sperimentale è essenziale per sbloccare la creatività, la crescita della produttività e i progressi sociali – ha affermato il commissario Neelie Kroes, responsabile per la Digital Agenda – se vogliamo capire come aiutare a sostenere l’invecchiamento della nostra popolazione o ridurre il nostro impatto sul clima, abbiamo bisogno di obiettivi di ricerca molto ambiziosi”.

Il cervello reagisce all’apprendimento

Dal 2005, tre premi Nobel (Theodor Hänsch, Albert Fert and Peter Grünberg) hanno partecipato a progetti finanziati dal programma FET, da cui sono emerse tecnologie quali FACETS e BRAIN-i-NET che ci aiutano a comprendere meglio come il cervello reagisce all’apprendimento. Progetti quali CYBERHAND e SMARTHAND permettono alle persone che hanno subito l’amputazione di un arto di compiere gesti essenziali ma altrimenti impossibili. “In questi giorni di grave incertezza economica, l’Europa deve coraggiosamente investire nel suo futuro”, ha affermato ancora la Kroes, sottolineando che la Commissione europea vuole portare a 200 milioni di euro il budget annuale per la ricerca FET entro il 2015 (dagli attuali 100 milioni) ed esortando gli Stati membri a seguire questo sforzo con i propri investimenti. “Abbiamo un disperato bisogno – ha aggiunto – di fare un miglior uso delle nostre menti migliori. Non solo di riunire le discipline, ma di fare di più per includere i giovani ricercatori e le PMI nel nostro sforzo”. I progetti finanziati dal programma FET ambiscono infatti a ridurre la frammentazione e ad aumentare l’efficacia degli sforzi di ricerca dell’Europa. Questi programmi, ha affermato ancora la Kroes, “…hanno anche il potenziale di soddisfare alcune delle maggiori necessità della società, ma soltanto se essi riceveranno supporto politico e sostegno da parte di tutti i soggetti interessati”. Per questo, ha concluso il Commissario, “…il programma FET promuoverà la collaborazione tra i ricercatori europei e i migliori team di ricerca in tutto il mondo”.

(23 aprile 2010)

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