Gran Bretagna
Aiutare i bambini a navigare è come insegnare ad attraversare la strada. Studio britannico sottolinea: serve supervisione, ma senza esagerare
Nel 2007, il primo ministro britannico ha commissionato uno studio indipendente per analizzare il rapporto tra bambini, genitori e nuove tecnologie (telefonini, internet, console multimediali).
Lo studio è stato condotto dalla psicologa Tanya Byron che ha passato diversi mesi ad esaminare la letteratura scientifica e ad incontrare genitori, ragazzi ed esponenti dell’industria.
Un report che comprende anche
I risultati dello studio sono appena stati pubblicati in un report che comprende anche le raccomandazioni sul ruolo che il governo può svolgere per aiutare i genitori a rendere le tecnologie una parte sicura ed efficace dello sviluppo dei loro figli.



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Secondo la Byron, l’esplorazione senza controlli e il superamento dei vincoli sono fattori tipici dell’infanzia, ma stanno scomparendo a causa della crescente ansia dei genitori verso i pericoli che i figli possono correre fuori casa.
I bambini considerano internet
Lasciati con pochi limiti da scavalcare, i bambini considerano internet e i nuovi strumenti di comunicazione e intrattenimento come le uniche locations in cui sperimentare queste forme di sviluppo.
I genitori dunque dovrebbero considerare i rischi legati a internet come quelli che un tempo venivano associati all’attraversare la strada o all’imparare a nuotare, gestendoli con un mix di insegnamento e supervisione che alla fine porta i bambini all’indipendenza.
Il punto è, secondo la Byron, che i genitori si sentono inadeguati in questa mansione: c’è insomma un gap generazionale che fa sentire i genitori incapaci di aiutare i loro figli nel cyberspazio e li spinge a chiedere l’intervento del governo. Un intervento che la Byron giudica non inutile, ma secondario rispetto al ruolo dei genitori.
Il report contiene dunque diverse raccomandazioni volte a eliminare la paura e il senso di inadeguatezza dei genitori e ad aiutarli a comprendere i rischi e i vantaggi di internet e delle nuove tecnologie.
La Byron chiama innanzitutto in causa l’industria: produttori e ISP dovrebbero utilizzare in maniera più estensiva i software per il controllo della navigazione – cosiddetti parental control – i motori di ricerca dovrebbero adottare opzioni di ‘ricerca sicura’ facilmente accessibili e i fornitori di contenuti dovrebbero accordarsi per nuove misure di controllo dei contenuti pericolosi.
Tutti questi sforzi, tuttavia, saranno vani se non accompagnati e coordinati a livello istituzionale, con l’introduzione di apposite commissioni che lavorino a fianco dell’industria e delle scuole.
Riguardo invece i giochi online, non si può parlare di pericolosità in sé, ma si dovrebbe approfondire il contesto e le caratteristiche di ogni bambino, fattori che hanno un’influenza diretta sugli effetti psicologici dei videogiochi.
In ultima analisi, dunque, dovrebbero essere i genitori a decidere quali contenuti siano appropriati o meno ai propri figli, ovviamente supportati da miglioramenti negli attuali sistemi di classificazione dei giochi.
E ancora, qual è il ruolo delle scuole?
Le istituzioni scolastiche dovrebbero, secondo la Byron, svolgere un ruolo più attivo, avviando programmi di formazione e certificazione per gli insegnanti ed estendendo i materiali offerti anche ai genitori, per aiutarli a comprendere come monitorare ed assistere i figli nella gestione di tutti gli stimoli derivanti dai nuovi strumenti di comunicazione.
Il rapporto può sembrare un
Anche se il rapporto può sembrare un po’ scontato nelle sue conclusioni, la Byron ha il merito di sottolineare ancora una volta alcuni semplici concetti che molti invece sembrano riluttanti ad ammettere: ogni bambino è unico, quindi introdurre nuove regole e pretendere che siano valide per tutti è inutile e fuorviante. I genitori hanno bisogno di una nuova ‘educazione’ per poter fissare limiti intelligenti all’uso delle nuove tecnologie. I rischi ci sono e non possono essere eliminati e il ruolo dei genitori, dunque, dovrà anche includere lo sviluppo della ‘resistenza’ dei figli.
Ed Balls, ministro britannico per la Scuola e la Famiglia, ha sottolineato che è importante il concetto di “condivisione delle responsabilità” sottolineato nel report.
“La sicurezza di bambini e ragazzi deve essere una priorità e una responsabilità di tutti, ma allo stesso tempo i bambini devono essere lasciati liberi di imparare, di avere nuove esperienze e di godersi la loro infanzia”.
Anche se molti bambini sanno molto meglio dei genitori come destreggiarsi tra le mille insidie del cyberspazio, le raccomandazioni della Byron, conclude Balls, “aiuteranno i genitori a riconoscere i rischi e a giudicare cosa è più appropriato per i loro figli”.
(28 marzo 2008)
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