Il dibattito internazionale si infuoca su censura e privacy. Necessario garantire la libertà di informazione, con occhio attento ai dati personali
Web e censura, argomento caldo che sta animando il dibattito internazionale. Christian Engstrom, primo e unico rappresentante del Partito Pirata svedese (Piratpartiet) al Parlamento europeo, si rivolge attraverso quei paesi in cui è aperto il dibattito sulla tutela del copyright.
“Bloccare internet – ha sottolineato - è assolutamente il modo più sbagliato di procedere, lo vedo come lo sforzo estremo di un'industria morente che sta convincendo alcuni politici ad abbandonare la difesa dei diritti umani fondamentali come il diritto alla libera informazione ma anche quello di subire un processo in un tribunale appropriato. E tutto questo non servirà a salvare l'industria dell'audiovisivo'.
La legge che prevede le misure sanzionatorie
Questa settimana, l’Assemblea nazionale voterà in Francia l’Hadopi 2, la legge che prevede le misure sanzionatorie per chi pratica la pirateria, come il taglio della connessione per i recidivi. Seguendo lo stesso principio pochi giorni fa il governo britannico ha avanzato una proposta per la quale circa sette milioni di cittadini, uno su 12, rischiano di restare sconnessi. In Italia la proposta di legge contro il download illegale, attualmente in discussione, prevede una misura simile.



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“Questa è sicuramente una battaglia sia per i nostri diritti civili di base, sia per la cultura libera in Europa. Ed è una battaglia che dobbiamo vincere. L'Europa ha bisogno di politici pronti a scegliere un percorso diverso, a dire sì al futuro”, ha detto Engstrom, 49 anni, ex programmatore di Stoccolma, eletto grazie ad un sorprendente 7% di consensi, arrivati prevalentemente dai giovani e dai sostenitori della libertà in internet cresciuti in Svezia dopo le vicende di Pirate Bay.
Gli stessi punti di vista
“Due organizzazioni completamente separate ma che hanno ovviamente gli stessi punti di vista”, ha precisato l'europarlamentare.
“Il filesharing è un'attività che coinvolge due persone che si scambiamo materiale coperto da copyright. Se si vuol interrompere questo meccanismo si deve far cessare il diritto alla privata corrispondenza – ha spiegato Engstrom -. Non c’è una via di mezzo. E per noi la scelta è semplice: il diritto alla privacy nella comunicazione è un diritto civile e fa parte della convenzione europea dei diritti umani, all'articolo 8. Ed è infinitamente più importante che consentire alle major di restare abbarbicati a modelli di business del secolo passato”.
Il 20 settembre in Francia, il Partito Pirata esordisce alle elezioni legislative parziali con un candidato di 23 anni.
“I temi di cui ci occupiamo riguardano tutta Europa e dunque ci sono buone ragioni per preservare i diritti civili in Rete in ogni Stato membro. Anche in Italia – ha commentato Engstrom -. Se i partiti esistenti non inseriranno queste questioni in agenda, saranno necessari sempre più partiti pirata”.
L’acceso confronto su internet implica anche altri aspetti. Sicuro quello della privacy. Oltre diecimila persone sabato sono scese in piazza a Berlino per chiedere una migliore tutela dei dati personali, dopo che numerosi scandali avevano messo in luce traffici e abusi in internet, e dopo che è stata approvata una legge che consente lo 'spionaggio' sui computer nell'ambito di alcune inchieste giudiziarie.
Gli organizzatori
Secondo gli organizzatori - che hanno stimato i manifestanti in oltre ventimila - hanno aderito alla dimostrazione sindacati, associazioni e partiti politici “per dire un chiaro no alla follia del controllo del governo”.
La copresidente dei Verdi Claudia Roth ha detto che “occorre dire no a tale progetto entro due settimane”, cioè entro le legislative del 27 settembre.
Secondo il responsabile regionale della protezione dei dati dello Schleswig Holstein, Thilo Weichert, “il controllo e la censura” minacciano i diritti fondamentali dei cittadini e la libertà di opinione.
“Con alcuni dati personali - ha aggiunto - le aziende possono rendere docili le persone senza che esse se ne rendano nemmeno conto”; esse quindi “sono sorvegliate, discriminate e manipolate”.
(14 settembre 2009)
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