Editoria: contromossa di Google che propone ‘One Pass’ per mettere all’angolo Apple

A poche ore dall’annuncio di Apple sul nuovo servizio di abbonamento per l’acquisto di contenuti sull’App Store, arriva la contromossa di Google, anche se la società ha dichiarato che si tratta di un’operazione già prevista da tempo. L’azienda ha presentato Google One Pass, il nuovo servizio che consente agli editori di vendere abbonamenti, articoli e altri contenuti online in modo “estremamente semplice”.

Il servizio al momento è disponibile solo per 7 Paesi: Canada, Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Stati Uniti.




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I partner al lancio includono Focus Online (Tomorrow Focus), stern.de, Axel Springer in Germania, Nouvel Obs in Francia, Prisa in Spagna e Rust Communications negli Stati Uniti.

Il sito di un editore partner sarà possibile registrarsi

Per l’utente che visita il sito di un editore partner sarà possibile registrarsi una sola volta al servizio per poi acquistare i contenuti di qualsiasi sito abilitato al nuovo servizio. Inoltre, gli articoli acquistati tramite One Pass potranno essere letti su molteplici dispositivi, siano essi computer, cellulari o tablet. La piattaforma è fornita gratuitamente all’editore a cui andrà il 90% della transazione mentre a Google resterà il 10%. Andreas Wiele, responsabile della divisione BILD e Periodici di Axel Springer AG, ha commentato: "L’iniziativa di Google è una chiara dimostrazione dell’accettazione e del supporto offerto a contenuti giornalistici di qualità a pagamento. Il nuovo sistema di pagamento consente agli editori di avere il pieno controllo su contenuto, prezzo, vendite e relazione con il cliente, con condizioni commerciali interessanti. Ci auguriamo che One Pass si sviluppi presto in una piattaforma generale per consentire di effettuare in modo semplice pagamenti sul web e nel mondo del mobile e delle App, così da diventare una reale alternativa ai sistemi esistenti”. “Da tempo lavoriamo con gli editori per aiutarli a individuare nuovi modi per fidelizzare i lettori, attrarre traffico verso i loro siti e monetizzare i contenuti online”, ha spiegato Carlo D’Asaro Biondo, Google President South Eastern Europe, Middle East & Africa. “Da questa collaborazione e dalla sperimentazione di varie tecnologie possono nascere nuovi strumenti per sostenere e stimolare il giornalismo online”. Negli ultimi anni, Google ha sviluppato e sperimentato diversi prodotti per gli editori di giornali online, tra cui Fast Flip, First Click Free e Living Stories. Il nuovo annuncio rappresenta un ulteriore passo avanti, inteso tanto a offrire agli editori una tecnologia semplice per il pagamento delle news online quanto a fornire agli utenti un accesso flessibile e rapido ai contenuti di interesse.

Una piattaforma per le news

One Pass è una piattaforma per le news a pagamento semplice e gratuita per gli editori. Con One Pass news, gli editori possono: scegliere quali dei contenuti presenti sui loro siti proporre a pagamento e a quale prezzo; vendere il contenuto su più piattaforme, comprese quelle mobili; vendere abbonamenti e accessi ai contenuti; semplificare l’acquisto di contenuti da parte dei lettori. Il sistema introdotto da Apple prevede la possibilità per gli utenti di scaricare le applicazioni per iPhone e iPad, pagando una somma fissa per usufruire del servizio. Apple conserverà il 30% dell’importo mentre la restante parte sarà destinata all’editore o sviluppatore della app. La novità è che saranno gli editori a fissare il prezzo e la durata dell’abbonamento mentre prima ogni prodotto veniva acquistato singolarmente sull’App Store. Inoltre, gli abbonamenti potranno essere acquistati anche direttamente sul sito degli editori, allo stesso prezzo dell’App Store, con la differenza però che in questo caso non verseranno il 30% ad Apple.

Un aumento dei costi per l’economia

Secondo James McQuivey di Forrester Research, questa quota del 30% da versare ad Apple comporterà un aumento dei costi per l’economia dei contenuti con inevitabili problemi per gli editori. “Difendo risolutamente – ha aggiunto l’analista – il diritto di Apple di fissare i prezzo dei propri prodotti come meglio crede, ma si tratta di un ragionamento miope”. “Apple - ha spiegato – così facendo ha dato agli editori, distributori e produttori una buona ragione per trovare un’alternativa” a quest’offerta. Dan Kennedy, professore di giornalismo all’università Boston's Northeastern, ha commentato che si tratta di un servizio costoso, per questo verrà probabilmente utilizzato poco o gli editori lo lasceranno una volta trovata una soluzione più vantaggiosa.

(17 febbraio 2011)

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