Editoria: il New York Times esce dalla crisi e chiude il secondo trimestre dell'anno con un rialzo dell'1,2%
Ci sono voluti 3 anni di attesa e di duro lavoro ma alla fine, il settore editoriale newyorchese è riuscito a superare la crisi. La notizia, arriva dai vertici della New York Times Company, l’azienda proprietaria del New York Times, che ha comunicato di avere finalmente fermato l’emorragia di inserzioni pubblicitarie dalle sue pubblicazioni, facendo registrare un rialzo dell’1,2%, pari a 590 milioni di dollari, rispetto ai 583 milioni di un anno fa.
Da quanto di apprende in una nota stampa, infatti, nel secondo trimestre fiscale dell’anno, mentre i riquadri pubblicitari su carta stampata hanno continuato il loro declino calando del 6%, quelli online sono riusciti a compensare l’ammanco con un balzo del 21% portando in pareggio il fatturato da pubblicità. In termini monetari, nello stesso periodo gli utili sono stati pari a 32 milioni di dollari, 21 centesimi per azione, in calo del 18% rispetto ai 39,1 milioni, 27 centesimi per azione del trimestre dello scorso anno.
Il ‘Boston Globe
Torna dunque in attivo l’autorevole quotidiano della città di New York fondato nel 1851 e che pubblica oggi ben 18 quotidiani tra cui l’'International Herald Tribune’ e il ‘Boston Globe’, e che ha avvertito la sua prima vera pesante crisi nel 2007. Una stagione difficile quella, alla quale è seguita, l’anno successivo, la denuncia di un deficit di 57 milioni di dollari contro un utile di circa venti nel corso del 2009. La motivazione, secondo gli esperti ma soprattutto secondo l’amministratore delegato del quotidiano, Janet Robinson, era da attribuire alla “crisi dell’industria mondiale dei giornali”.



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“E’ presto parlare di una ripresa dell’editoria – dichiarò all'epoca ai giornalisti che seguivano con attenzione le sorti della storica testata - ma il segnale è nettamente di ripresa. Gli inserzionisti stanno aumentando i loro investimenti, in settori quali l’online e le altre piattaforme multimediali”.
La crisi ora però
E così è stato. Passata la crisi ora però, c’è bisogno di lavorare ancora più intensamente per mantenere, se non per migliorare, i risultati faticosamente raggiunti.
(23 luglio 2010)
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