Gli islamici ottengono l'oscuramento dei reality show arabi. Ma la lobby finanziaria protesta

Agli islamici non piace il reality show, (Perché non mi sorprende?), a tal punto che hanno deciso di scendere in piazza e manifestare. E' successo il 28 febbraio scorso, ad Al Manama, la capitale del Bahreïn. Centinaia di uomini barbuti e una decina di donne coperte dall"hidjab, il velo islamico, hanno protestato per chiedere l'oscuramento di Al-Raïs, il Grande Fratello arabo (programma che ha ormai conquistato due miliardi di telespettatori in tutto il mondo, ndr) adattato e trasmesso dalla Tv satellitare MBC (Middle East Broadcasting Center). Già sette deputati del Bahreïn si erano fatti promotori di un'interrogazione al Ministro delle Comunicazioni, in merito al programma accusato di violare i precetti dell'Islam.

 




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I manifestati hanno chiesto, e ottenuto, alle autorità del loro Paese di sospendere immediatamente la trasmissione e rimandare a casa i dodici partecipanti, che erano ospitati in una casa ad Amwaj, una piccola isola dell'arcipelago del Bahreïn. Per il vincitore finale era previsto un premio di 100 mila dollari.

Un saudita

I dodici concorrenti erano stati scelti da diversi Paesi del mondo arabo. C'era un saudita, Abdul Hakim, il libanese Bashara, amante della moda, e Michael, un ballerino giordano di salsa. Poi un'attrice del Bahrein, l'unica a mostrarsi alle telecamere sempre coperta dall'abaya, il tradizionale velo nero, un musicista iracheno e un insegnante di karate del Kuwait.   Il reality show si presentava molto più casto dei programmi fratelli visti in occidente, dove il format continua a raccogliere udienza grazie alla solita escalation della provocazione, che progredisce da un'edizione all'altra.   Nel caso arabo i due sessi presenti nella casa vivevano in zone separate e potevano incontrarsi solo in cucina, nel salotto o nel giardino. Per rispetto alla tradizione islamica, era stata allestita anche una sala per la preghiera.

Dialoghi e atteggiamenti erano tenuti sotto controllo. Gli inquilini della casa parlavano di tutto, tranne che di sesso, di religione e di politica (cosa resta?).   Ragazzi e ragazze sotto lo stesso? ma non era proprio possibile per gli islamici e i conservatori, che non possono tollerare una simile cosa, anche se i produttori avevano preso tutte le precauzioni del caso.  

Grandi imams e alcuni parlamentari islamici hanno preso parte alla manifestazione. La trasmissione era stata lanciata il 21 febbraio scorso sulla MBC, un canale privato saudita, che ha deciso di sospendere la messa in onda del programma. "Non vogliamo essere motivo di una discordia interaraba", ha commentato il portavoce della MBC, precisando che i due canali del Gruppo rispettano "i valori della famiglia musulmana". L'emittente ha perso così 6,2 milioni di dollari (5 milioni di euro).   Dal momento in cui è stata decisa la messa fuori onda, i forum di discussione in Rete dedicati al reality show sono stati presi d'assalto.

La propria soddisfazione

Alcuni internauti hanno sottolineato la propria soddisfazione: "Abbiamo vinto una battaglia, nella guerra contro l'invasione dei programmi occidentali. Rimangono altri Big Brothers da bloccare adesso", ha detto Abou Salah. Abdelkrim ha proposto ai responsabili sauditi dei satelliti arabi di vietare la diffusione dei canali arabi LBC, ART e MBC, per impedire che mandino in onda reality show.   Queste reazioni violente testimoniano sicuramente il grande successo che hanno avuto alcuni reality show, arrivati quest¿anno su alcuni canali satellitari arabi. Primo a lanciarsi, il canale libanese LBC, che è riuscito a realizzare l'adattamento panarabo di Star Academy, il nostro Saranno Famosi di Maria De Filippi.

I partecipanti del programma

Da Tangeri a Median, tutti conoscono i partecipanti del programma. Cynthia, Khalawi, Sofia, Bashar, Bruno e Mohamed Attya, sono su tutte le copertine delle riviste per ragazzi. Secondo il quotidiano Al-Hayat, la Tv che trova ispirazione dalla vita è una manna finanziaria inaspettata per i canali arabi. Con Star Academy, LBC avrebbe raccolto circa 70 milioni di chiamate provenienti da 22 Paesi arabi. Il rettore dell'Università di Diritto Islamico del Kuwait ha lanciato anche una fatwa, ovvero un editto di condanna religiosa, contro il popolare reality show arabo, definendolo espressione di "indecenza e decadenza". Secondo Mohammad al-Tabtabai "seguire il programma o appoggiarlo votando, è sacrilego" e i capi famiglia devoti dovrebbero proibirne la visione ai familiari in quanto "pernicioso per i buoni valori islamici della nostra società".  

Un canale dedicato alla vita

ART, Gruppo saudita di canali tematici, ha deciso di lanciare Ala Hawa Sawa, un canale dedicato alla vita in un "harem di alcune giovani donne in cerca di marito". Il principio è di filmare, 24 ore su 24, i candidati al matrimonio che vengono da differenti Paesi arabi. Un interessante programma che inverte per una volta i ruoli tipici dei Paesi arabi. MBC, aveva proposto Al-Raïs.   L'arrivo del reality show nelle case arabe, con le sue trasmissioni, certamente controllate, permette di veder meglio una parte della realtà araba. "Il reality show potrebbe realizzare ciò che i dirigenti arabi hanno unanimemente perso: un'unione araba, dove i cittadini imparano a conoscersi", fa notare Hayder, un egiziano, contrariato dall'oscuramento del suo programma preferito.

La sospensione del programma

E contro la sospensione del programma si sono schierati anche molti esponenti del mondo economico e finanziario che temono che una simile decisione possa minare l'immagine di Paese aperto e liberale che il Bahrein si è faticosamente costruita.   Resta, che per i gruppi islamici il reality show corrompe la moralità dei giovani. Peccato.   © 2004 Key4biz.it

  Raffaella Natale

(16 marzo 2004)

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