Libertà di stampa e di espressione: Italia al 49esimo posto mondiale. RsF, 'L'Europa recuperi un comportamento esemplare'

Italia 49esima nella classifica mondiale dei paesi che mirano a difendere la libertà di stampa. Il nostro Paese, che come tanti altri ha negli anni sviluppato grandi battaglie per difendere il diritto all'informazione, non riesce a stare nei primi posti e, alla pari di Burkina Faso - Stato dell'Africa subsahariana - si piazza dietro a Tanzania, Suriname, Mali, Ghana e Namibia. Tutte realtà che di certo non brillano in materia di libertà. Tra i paesi europei, dietro all'Italia in questa significativa graduatoria, solo la Romania (52esima), la Grecia e la Bulgaria entrambe al 70esimo posto. Altro dato che salta agli occhi e che di certo dovrebbe fare riflettere governo e autorità competenti, è che tra i primi sette posti della graduatoria mondiale, si piazzano sette paesi europei: la Finlandia - prima in classifica - seguita da Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Svizzera.

I motori della libertà di stampa

Questi paesi "sono i motori della libertà di stampa", e in molti altri si sono registrati sensibili miglioramenti ma, sottolinea RsF, paesi come la Francia e l'Italia dove "gli eventi dello scorso anno - la violazione della tutela delle fonti dei giornalisti, la concentrazione della proprietà dei media e il disprezzo e l'impazienza da parte dei funzionari del governo nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro - hanno confermato la loro incapacità di invertire questa tendenza".




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A commentare questi dati, sicuramente deludenti sotto molti aspetti e ancora di più per quanto riguarda alcune realtà che per quanto riguarda la libertà di stampa dovrebbero essere da esempio per tanto altre meno evolute, è Jean-François Julliard, segretario generale di Reporters sans frontieres. "Il nostro ultimo indice mondiale della libertà di stampa - ha detto - contiene sorprese di benvenuto, mette in luce realtà cupe e conferma alcune interessanti tendenze. Oggi più che mai si vede come lo sviluppo economico, le riforme istituzionale e il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo non vanno di pari passo. La difesa della libertà dei media continua ad essere una battaglia di vigilanza nelle democrazie della vecchia Europa e una battaglia contro l'oppressione e l'ingiustizia nei regimi totalitari ancora sparsi per il globo".

La posizione dell'Italia

Per quanto riguarda la posizione dell'Italia e degli altri Stati appartenenti alla Comunità Europea, Jean-François Julliard aggiunge: "E' inquietante vedere come molti paesi membri continuino a scendere. Se non si marcia insieme, l'Unione Europea rischia di perdere la sua posizione di leader mondiale nel rispetto dei diritti umani. E se ciò dovesse accadere, come potrebbe essere convincente quando chiede ai regimi autoritari miglioramenti nel rispetto dei diritti umani? C'è bisogno urgente per i paesi europei di recuperare un comportamento esemplare". E per quanto riguarda la diffusione delle notizie su internet? Anche in questo caso l'Italia, seppure si posizioni meglio rispetto ad altre realtà europee e mondiali, non brilla di luce propria. Non certo considerato tra i nemici della rete, il nostro Paese ha ancora un internet poco usato, costoso, lento e persino esente da leggi specifiche, tant'è che per non fare chiudere siti web e affermare libertà d'espressione, si deve necessariamente ricorrere della costosissima via giurisprudenziale. RsF esprime, quindi, preoccupazione per la piega repressiva presa dai Paesi agli ultimi posti della classifica: Ruanda, Yemen e Siria si sono aggiunti a Birmania e Corea del Nord nel gruppo dei paesi più repressivi del mondo nei confronti dei giornalisti. "Questo - ha concluso Julliard - non fa ben sperare per il 2011. Purtroppo, la tendenza nei paesi più autoritari, non registra miglioramenti". L'associazione a tutela della libertà di stampa ha infine reso omaggio agli attivisti dei diritti umani, giornalisti e blogger di tutto il mondo che coraggiosamente difendono il diritto di parola. "Il loro destino è la nostra preoccupazione costante. Ribadiamo il nostro appello per la liberazione di Liu Xiaobo, il simbolo della lotta per la libertà di parola in Cina, che la censura per il momento, riesce ancora a contenere. Noi mettiamo in guardia le autorità cinesi che prendono una strada dalla quale non c’è via d’uscita".

(25 ottobre 2010)

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