Musica illegale: maxi multa negli Usa. Mazza (FIMI), ‘In Italia abbiamo ottime leggi, ma l’applicazione lascia molto a desiderare’

Duro colpo per chi scarica illegalmente musica dal web. Negli Stati Uniti, una donna di 30 anni, Jammie Thomas del Minnesota, è stata condannata a pagare una multa record di oltre 222 mila dollari: 9.250 dollari per ognuno dei 24 brani scaricati illegalmente da internet e in particolare per il file-sharing. In precedenza denunce simili erano sempre state risolte con accordi tra le parti, ma la giovane, tra le 26.000 persone perseguite dalle major, è la prima ad avere voluto rifiutare il patteggiamento.

Il copyright e a diversi milioni

La multa per Jammie poteva arrivare anche a 150.000 dollari per canzone, se si fosse provato che c’era l’intenzione a violare il copyright e a diversi milioni se avesse riguardato tutte le 1.702 canzoni trovate sul computer di Jammie.




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Si tratta di un’importante vittoria sul fronte della lotta alla pirateria, visto che è la prima decisione del genere presa da una corte di giustizia. Soddisfazione quindi da parte delle case discografiche, che avevano aperto il caso, impegnate da anni ormai nella difesa del copyright anche nel downloading dalla rete.

Un illecito

Enzo Mazza , presidente FIMI (Federazione industria musicale italiana), ha dichiarato a Key4biz: “La sentenza americana dimostra che condividere musica abusivamente è un illecito, preso in seria considerazione negli Stati Uniti perché danneggia una parte consistente dell’economia creativa di quel Paese”. Mazza ha sottolineato però la difficoltà esistente in Italia a far rispettare le disposizioni normative già esistenti, che prevedono misure severe nei confronti di pratica il downloading illegale di musica. “…In Italia – ha detto il presidente di FIMI - abbiamo ottime leggi per reprimere il fenomeno ma l’applicazione lascia molto a desiderare”. Sono state fatte importanti operazioni, ma sicuramente ancora molto resta da fare. Recentemente la FIMI ha espresso il plauso per l’importante operazione compiuta dalla Guardia di Finanza di Bergamo che ha portato alla denuncia di diversi soggetti che distribuivano illegalmente musica su reti p2p. “Le forze dell'ordine hanno lanciato sicuramente un forte messaggio deterrente contro soggetti rilevanti, attivi nella filiera illegale della rete; lo dimostra l’ammontare delle sanzioni amministrative oltre 8 milioni e mezzo di euro”, ha commentato nell’occasione Mazza.

Un momento nel quale il mercato digitale

“In un momento nel quale il mercato digitale è in una fase delicata di sviluppo - ha proseguito - è necessario colpire senza indugio soprattutto le violazioni massive che provocano ingenti danni” L’operazione in questione, seguita dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bergamo, con l’ausilio tecnico di FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale ) ha riguardato diverse regioni d’Italia (Lombardia, Piemonte e Lazio), volta alla repressione del file-sharing illegale, smantellando definitivamente un network) denominato “Discotequezone”. Al termine delle indagini, coordinate dalla Procura di Brescia, sono stati denunciati 7 grandi uploader e sequestrati 5 server, nonché 2 siti internet attraverso i quali migliaia di utenti potevano accedere a brani musicali, opere cinematografiche e software. Nei pc e nel materiale hardware sequestrati sono state complessivamente rinvenute circa 110.000 opere detenute e messe in condivisione in violazione della legge 633/41 sul diritto d’autore, per la maggior parte MP3, ma anche numerosi film di recentissima programmazione illecitamente riprodotti. Ai soggetti responsabili sono state comminate sanzioni amministrative per oltre 8.500.000 euro. Gli accertamenti tecniche hanno inoltre consentito di denunciare due degli indagati anche per detenzione di materiale pedo-pornografico. Nei loro computer ed hard disk sono stati rinvenuti dei veri e propri archivi dove erano stati minuziosamente catalogati centinaia di video e foto illegali, alcune delle quali dal contenuto particolarmente cruento, che ritraggono bambini presumibilmente di età tra i 5 e i 10 anni nel ruolo di attori inconsapevoli con mani e piedi legati durante abusi sessuali perpetrati da adulti.

(05 ottobre 2007)

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