‘Abbiamo fatto la cosa giusta’. Google difende la decisione di censurare il sito cinese
“Non è stato facile, ma penso che abbiamo fatto la cosa giusta”,così Sergey Brin, co-fondatore di Google, ha tentato di difendere la controversa autocensura decisa dal Gruppo per soddisfare le richieste del governo cinese.
Google era considerato, fino a ieri, l’ultimo baluardo della difesa dei diritti degli internauti, dopo la sua strenua opposizione alle richieste del governo americano di fornire i dati relativi ai clienti assidui dei siti pedopornografici.
Una nuova versione del sito cinese
La decisione di creare una nuova versione del sito cinese, che non dà la possibilità di accedere alla ricerca video e audio, ai blog, ai forum e alla posta elettronica, né tanto meno ai termini sgraditi al governo, ha scatenato però mille polemiche, sull’onda della delusione per quello che è stato considerato un vero e proprio tradimento da parte di un’azienda il cui motto è – ironicamente – ‘don’t be evil’.



Accesso disaggregato: la Ue non esclude...
Si fa attendere la risposta dell'Italia alle due lettere inviate da...
"I legislatori dialoghino di piu' con...
La necessita' di armonizzare le prassi regolatorie a livello europeo e,...
Capitale umano e innovazione, quanto...
Saverio Tridico, Direttore Public & Legal Affairs di Vodafone Italia...
Tlc: in vista del WCIT-12, le telco...
Il sostegno economico allo sviluppo futuro delle reti di comunicazione...
Telecom Italia partner del Festival...
Per il quarto anno consecutivo, Telecom Italia e' partner del Festival...
Studio Bocconi: il Gruppo Poste Italiane...
Il Gruppo Poste Italiane si afferma come case history nel panorama economico...
Agcom: Risoluzione del Pd, "Confronto...
Stringono i tempi e si avvicina la scadenza dell'attuale Consiglio Agcom...
ACTA potrebbe saltare: si allarga il...
Dopo la francese Hadopi, l'americana SOPA, adesso e' l'ACTA (An...
Nuove iniziative di marketing e tutela...
Le nuove iniziative di marketing vedono sempre piu' protagonista il...
Pubblicita': video on-demand, un potente...
Il video on-demand (VOD) diventera' presto il principale medium per la...
Giornata Mondiale della Proprieta'...
Si celebra oggi 26 aprile la Giornata Mondiale della Proprieta'...
Innovazione, ricerca, ICT. Il modello...
Gabriele Falciasecca, Presidente di Lepida Spa, la societa' in house della...
Generare business di successo in chiave...
La rivoluzione sociale in atto, determinata dalla crescente diffusione...
Apple: e' la Cina la vera sorpresa di...
Dopo una serie di sedute in negativo, che avevano spinto in molti a credere...
Microsoft: Conficker continua a essere...
Sono quasi 220 milioni le infezioni rilevate negli ultimi due anni e mezzo...
eCommerce: siglato accordo tra Adiconsum...
Il commercio elettronico rappresenta un'opportunita' per il consumatore...
EKGaming propone di ridividere gli...
Da anni i publisher di videogiochi cercano in tutti i modi di contrastare,...
Microsoft pronta a lanciare un servizio...
Pare Microsoft si stia preparando a presentare un nuovo servizio musicale,...
Nintendo iniziera' a guadagnare dal...
Finalmente, a piu' di un anno dal lancio, Nintendo ha ipotizzato che da...
Facebook prossimo al miliardo di...
Il board di Facebook ha fatto sapere che secondo gli ultimi dati, il social...
|
Google sembrava essere l’unica società a non volersi piegare alle censure imposte dalle autorità di Pechino, che considerano Internet strumento fomentatore di ribellione e dissenso e bloccano l’accesso ai contenuti attraverso quella sorta di Grande Muraglia digitale conosciuto come “great firewall”.
La decisione è stata difficile
Intervistato nel corso del World Economic Forum di Davos, Sergey Brin, ha spiegato che la decisione è stata difficile e per molti versi anche sconfortante, ma resa più serena dai colloqui avuti con le tante associazioni che in Cina si battono per il rispetto dei diritti umani.
“Essenzialmente – ha spiegato Brin alla CNN– il Great Firewall è abbastanza sofisticato da bloccare tutte le connessioni basate su richieste ‘sensibili’. Di conseguenza Google non era accessibile alla metà degli utenti.”
Bisogna poi considerare, ha aggiunto, “che molte università non possono permettersi la banda larga e molti studenti, per usare Google sono costretti a pagare un sacco, anche 25 centesimi a megabyte…un prezzo inaccessibile anche per gli standard americani”.
Brin ha spiegato poi che anche negli Usa e in alcuni Paesi europei succedono simili cose.
Negli Usa, ad esempio, vengono bloccati i siti pedopornografici o le richieste di accesso a materiali protetti da copyright, in base al Digital Millennium Copyright Act; in Francia e Germania ci sono limitazioni all’accesso ai siti che incitano al nazismo. In questi paesi, in fondo alla pagina dei risultati, compare la dicitura “Local regulations prevent us from showing all the results”, e così avverrà anche in Cina.
La convinzione che “è meglio rendere...
Questo con la convinzione che “è meglio rendere i nostri servizi più accessibili anche se non al 100% come ci piacerebbe, perché alla fine gli utenti cinesi avranno più informazione, anche se non proprio tutta”.
“La gente ci criticherà”, ha concluso Brin, “ed un punto di vista perfettamente valido”.
Non suona proprio consolatorio, per tutti quegli internauti cinesi che devono aver paura di effettuare una ricerca basata su termini quali ‘democrazia’ o ‘diritti umani’ per non rischiare il carcere con l’accusa di incitamento alla sovversione.
Anche perché a scomparire dall’elenco dei servizi non saranno solo i file audio e video, ma anche la posta elettronica e i blog, cosa che nessun governo europeo sognerebbe mai di censurare.
Almeno per ora, Google.cn offrirà solo 4 dei suoi servizi core: ricerca web e immagini, Google news e ricerca locale.
Una penetrazione ancora molto bassa rispetto alla popolazione
Il mercato Internet cinese, secondo al mondo per numero di utenti e con una penetrazione ancora molto bassa rispetto alla popolazione, è troppo appetibile e non sottostare ai dettami di Pechino vorrebbe dire abbandonarlo alla concorrenza.
Ma, come dire, il passo è molto breve tra la censura di qualche parola e la richiesta da parte delle Autorità dei nomi di chi le ha digitate.
Come ha spiegato anche il direttore di Human Rights Watch, Ken Roth, questo dilemma però riguarda tutte le web company che lavorano in Cina e ci sarebbe bisogno che tutti i motori di ricerca si riunissero per stabilire “nessuno di noi lo farà”, perché, ora più che mai, il paese ha bisogno dei motori di ricerca.
(26 gennaio 2006)
© 2002-2012 Key4biz