Cresce la fame di social networking: Microsoft e Google si contendono il 5% di Facebook

Microsoft sarebbe pronto a investire una cifra tra 300 e 500 milioni di euro per acquisire il 5% del sito di social networking Facebook. Ma il gruppo di Redmond non è il solo a voler mettere le mani sul portale ‘sociale’ più amato dagli studenti Usa e in ascesa pure in Europa: anche Google, infatti, sarebbe interessato all’affare per levare al concorrente la grossa fetta di introiti legata alla pubblicità sul sito.

Le due società sono ancora

Se l’accordo andasse in porto – le due società sono ancora in una fase preliminare delle trattative – valorizzerebbe Facebook circa 10 miliardi di dollari, una cifra che andrebbe ben oltre quelle sborsate da altri giganti per aggiudicarsi siti simili: nel 2005, ad esempio, la News Corporation di Rupert Murdoch acquisì il concorrente MySpace per 580 milioni di dollari, mentre Google si è aggiudicato a fine giugno 2006 il sito di video-sharing YouTube per 1,65 miliardi di dollari.




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Un’eventuale intesa si avvicinerebbe per portata solo all’investimento da 1 miliardo di dollari fatto sempre da Google due anni fa per ottenere il 5% della divisione internet di AOL. L’offerta – che verteva soprattutto su accordi pubblicitari - valorizzava AOL sui 20 miliardi di dollari e lasciava Microsoft al palo del mercato dell’advertising online, nel quale Google è da allora cresciuto oltre ogni previsione.

La compatibilità con la piattaforma internet utilizzata

L’accordo, anche se parziale con Facebook, permetterebbe al gruppo di Bill Gates di recuperare terreno nei confronti della rivale di Mountain View e di assicurarsi la compatibilità con la piattaforma internet utilizzata da Facebook. Non male, dunque, per una compagnia che potremmo dire neonata e che genera profitti inferiori ai 100 milioni di dollari l’anno. Creato nel 2004 dallo studente di Harvard Mark Zuckerberg, Facebook ha registrato un successo a dir poco folgorante, riuscendo a riunire attorno alle sue pagine una community di oltre 40 milioni di persone, che si prevede diverranno 60 milioni entro la fine dell’anno. La messa in vendita della quota del 5% - secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal – permetterebbe alla società di realizzare nuove acquisizioni e rafforzare il proprio sistema informatico. Esplosa nel 2003, grazie alla popolarità di siti web come Friendster, Tribe.net e LinkedIn, la popolarità delle cosiddette ‘reti sociali’ è arrivata al suo apice con MySpace, esempio eclatante di come il Web sia un catalizzatore di relazioni umane – superficiali o meno – che va al di là di qualsiasi previsione o etichetta.

Un primo momento

Se in un primo momento, però, questi siti erano più che altro meta di adolescenti e ragazzi, negli ultimi tempi la loro portata si è allargata andando a interessare anche le fasce d’età più adulte. Come dimostra un’indagine comScore Media Metrix, infatti, oltre la metà dei visitatori di MySpace hanno più di 35 anni. Cala al contempo sempre di più la percentuale di visitatori di età compresa tra 12 e 24 anni, attestandosi a circa il 30%. Il social networking può paragonarsi per la sua evoluzione ai blog che, nati come ‘sfizio’ per ragazzini si sono trasformati in un nuovo, privilegiato, canale di comunicazione per giornalisti, addetti ai lavori e uomini politici. Come il blog, dunque, anche il social networking trascende i vincoli sociali e anagrafici e diventa fenomeno trasversale, in grado di attrarre un pubblico quanto mai variegato.

Un formidabile veicolo pubblicitario

Questi siti, MySpace in testa, si sono inoltre rivelati un formidabile veicolo pubblicitario e di distribuzione, direttamente proporzionale alla crescita dei loro frequentatori, tanto che lo stesso Rupert Murdoch si dice convinto che nel giro di pochi anni riusciranno ad attirare lo stesso pubblico che guarda i programmi di informazione, lo sport o l'entertainment del network televisivo Fox. E intanto, mentre, i grandi nomi del web – da Google a Microsoft - fanno a gara per aggiudicarsi un accordo esclusivo con questi portali, c’è da scommettere che a breve anche i maggiori brand che attualmente vi compaiono puntando ai ragazzini, cambieranno strategia con messaggi pubblicitari rivolti a un pubblico adulto.

(26 settembre 2007)

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