Google: dopo la sentenza a favore di Mediaset, YouTube cerca l’accordo sui contenuti ‘premium’ pay
I video a pagamento potrebbero sbarcare anche su YouTube. Google, proprietaria dal 2006 della più famosa piattaforma di video-sharing sta infatti valutando l'ipotesi di introdurre alcune formule di abbonamento mensile per vedere contenuti “premium”, in una mossa che dovrebbe invogliare i produttori cinematografici e televisivi a pubblicare film e serie tv sul sito.
Il vicepresidente di Google per le partnership sui contenuti, David Eun, ha spiegato in un’intervista che i progetti dell'azienda per YouTube si scontrano con il modello di ricavi attuale, che prevede solo inserzioni pubblicitarie. “Stiamo facendo alcune scommesse interessanti sui filmati lunghi”, cioè film e telefilm in versione integrale, ma “con il modello pubblicitario non abbiamo accesso a tutti i contenuti”, ha detto.
I detentori dei diritti cinematografici
L'ostacolo sono i detentori dei diritti cinematografici e televisivi, non propensi a lasciar vedere gratuitamente i contenuti su YouTube neanche a fronte di una condivisione dei ricavi pubblicitari.



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La pubblicazione in chiaro sul sito, infatti, potrebbe agire come una scure sui ricavi che vengono dalla tv a pagamento o dalla vendita di dvd. Per Google la soluzione potrebbe allora essere negli abbonamenti mensili, alla stregua di quanto avviene per la tv a pagamento via internet.
Il noleggio di film
Altra possibilità sarebbe quella di far pagare per il noleggio di film, erogati sempre via internet. YouTube in questo senso ha già avuto colloqui con Lions Gate Entertainment, Sony Pictures e Warner Bros.
Google interviene anche sulla notizia che il Tribunale di Roma ha accolto integralmente il ricorso di Mediaset, disponendo la rimozione immediata dai server YouTube di tutti i contenuti illecitamente caricati.
Nello specifico, l'ordinanza si riferisce a ‘Grande Fratello’: “il reality più importante e famoso della tv italiana”, scrive il giudice, ovvero il contenuto Mediaset più cliccato su internet.
“Stiamo valutando i prossimi passi, inclusa la possibilità di ricorrere in appello”, ha dichiarato un portavoce di Google.
“In base alla legge europea e italiana, i service provider quali YouTube non hanno la responsabilità di effettuare il controllo del contenuto caricato dagli utenti – ha aggiunto -. In realtà noi andiamo al di là di quanto previsto dalla legge e offriamo ai detentori dei diritti, strumenti efficaci per gestire se e come i loro contenuti debbano essere resi disponibili”.
Un programma chiamato Content
“Si tratta in particolare di un programma chiamato Content Id che oltre 1.000 broadcaster nostri partner, tra cui Rai e Fox Channels Italy, hanno scelto di utilizzare. Mediaset – ha concluso il portavoce - potrebbe semplicemente unirsi a questi altri partner e utilizzare questi strumenti. Oppure, in alternativa, basterebbe che ci segnalasse le Url dei video e noi provvederemmo alla loro rimozione”.
Alla piattaforma Content Id, si legge su YouTube, si può aderire gratuitamente, “fornisce soluzioni di gestione dei contenuti per proprietari di diritti di tutte le dimensioni in tutto il mondo”.
Il sistema consente di “identificare video caricati dagli utenti che sono costituiti interamente oppure parzialmente da loro contenuti e scegliere, in anticipo, come procedere quando vengono individuati: generare profitti da tali video (con la pubblicità come fa la Rai), formulare statistiche o bloccarli del tutto per impedirne la visualizzazione su YouTube”.
Soddisfazione invece di Mediaset che definisce “storica” l’ordinanza: “Con questo provvedimento che si inserisce nella causa iniziata nel luglio 2008 da Mediaset contro YouTube si accolgono per la prima volta le richieste dei broadcaster e degli editori a vedere tutelati i diritti e l'esclusività dei propri contenuti, generati con importanti investimenti che finanziano l'intero sistema dell'informazione e dell'intrattenimento internazionale”.
Secondo Mediaset , inoltre, “l'ordinanza del Tribunale di Roma fornisce indicazioni chiare sul ruolo dei siti come YouTube”: “…Non si tratta di semplici 'provider di spazi web', ma di veri e propri editori che devono rispondere alle regole come tutti gli altri media. Anche YouTube ha quindi la responsabilità dei contenuti che sfrutta pubblicitariamente. In conclusione, l'ordinanza non censura internet ma ne allarga i confini. Tutti gli editori, Mediaset in testa, possono ora investire nella propria offerta gratuita sul web a beneficio dei navigatori, certi di un contesto di regole definite. Tutti gli operatori internet, a cominciare da YouTube, potranno stringere accordi con Mediaset e gli altri editori in un quadro di legalità e di reciproca soddisfazione”, ha concluso la società televisiva.
(17 dicembre 2009)
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