Google: risultati al di sotto delle previsioni. Cresce la pubblicità, ma pesano le forza del dollaro e i contrasti con regolatori Ue e cinesi
Per la prima volta in due anni, Google ha mancato le attese degli analisti, pur registrando un aumento dei profitti del 24% a 1,84 miliardi di dollari (5,71 dollari ad azione), trascinati dalla crescita della pubblicità, su un fatturato di 6,82 miliardi di dollari, in aumento del 24% rispetto ai 5,52 miliardi di dollari dello stesso periodo 2009.
Le spese operative, si sono attestate a 1,99 miliardi, pari al 29% dei profitti, mentre i costi di acquisizione del traffico - le commissioni pagate ai partner – pari a 1,76 miliardi di dollari, hanno rappresentato il 26% dei profitti.



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Le azioni Google hanno perso ieri il 4% del loro valore, penalizzate proprio dalle preoccupazioni destate dal rafforzamento del dollaro e dall’aumento dei costi legati alla ricerca e allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi. La società – che nel trimestre ha aumentato la forza lavoro di 1.200 unità, inclusi i dipendenti di AdMob - ha tuttavia tentato di allentare le preoccupazioni sottolineando la volontà di continuare a investire in maniera aggressiva anche in nuove opportunità di crescita per il business.
Le spese – ha spiegato il direttore finanziario Patrick Pichette – saranno concentrate in una serie di iniziative volte a diversificare le attività del gruppo dalla ricerca, che attualmente rappresenta la voce più importante dei profitti.
Focus, dunque, sul display advertising e sul nascente mercato della pubblicità mobile, ma anche sulle applicazioni web.
Sono queste, sostiene Pichette, “…le attività a più rapida crescita ed è per questo che stiamo investendo in queste aree. Pensiamo che sia la cosa giusta da fare in questo momento”.
Google ha anche annunciato che il board ha autorizzato finanziamenti del debito per 3 miliardi di dollari attraverso l’emissione di carta commerciale, un programma che aiuterà la compagnia a stabilire una struttura del capitale più efficiente, garantendo maggiore flessibilità. Nessuna decisione, invece, è stata ancora presa circa l’acquisto di azioni proprie.
Le azioni di Google sono scese quest’anno del 20%, con una performance al di sotto della media Nasdaq e di quella dei rivali Microsoft e Yahoo. Il titolo, in particolare, è stato penalizzato, oltre che dal rafforzamento del dollaro, anche dalle preoccupazioni circa il tasso di crescita della società, l’intenso controllo regolamentare in Europa, i dubbi circa la capacità di imporsi nel settore mobile, la recente polemica con la Cina. Pichette ha comunque sottolineato che il 52% dei profitti del trimestre sono legati alle attività estere e si è detto soddisfatto della crescita del’advertising in tutti i settori e da parte dei brand ‘tradizionali’ come Procter & Gamble.
“Questi risultati riflettono un trend importante nel settore dell’advertising”, ha aggiunto Pichette, nonostante il costo medio che gli advertiser pagano per i click sulle loro pubblicità sia cresciuto del 4%, contro il 7% registrato nel trimestre precedente.
In generale, comunque, l’advertising online sembra essere uscito dalla recessione e quest’anno – sul mercato americano – è attesa una crescita dell’11% a 25 miliardi di dollari, dopo una contrazione del 3,4% lo scorso anno.
(16 luglio 2010)
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