Mondi virtuali, affari veri: anche IBM punta su Second Life e investe 10 mln di dollari nel v-business
La moda di vivere una vita parallela nel mondo virtuale è ormai diffusissima, grazie al successo di siti come Second Life, che permettono agli utenti di scegliersi l’identità e la professione che più gli piace e dedicarsi alle proprio attività preferite senza ostacoli o obblighi di sorta. Il tutto ovviamente, pagando con soldi veri i beni e i servizi offerti sia dai ‘residenti’ che dalle tantissime aziende che hanno aperto una filiale sul sito.
Tra queste, anche IBM che, dopo aver iniziato a tenere conferenze su almeno un’isola virtuale situata su Second Life, ha deciso di puntare sui mondi virtuali, investendo nel settore circa 10 milioni di dollari nei prossimi 12 mesi, col progetto di espandere la propria presenza sul popolare universo 3D creato dalla Linden Lab di San Francisco.
Un milione di utenti
Il sito conta già più di un milione di utenti, che hanno fatto del motto “Your world. Your imagination” un vero e proprio stile di vita, creando tra l’altro un’economia molto florida: ogni ‘residente’ ha infatti i diritti di proprietà intellettuali sui prodotti creati che possono dunque essere venduti e comprati utilizzando la moneta virtuale Linden Dollar che può essere a sua volta comprata e venduta con denaro reale – su GamingOpenMarket è possibile seguirne anche le quotazioni – ed è accettata da alcuni siti come valuta per il pagamento delle inserzioni pubblicitarie.



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Impossibile quindi resistere alla tentazione di trasferire il proprio business sul mondo virtuale: lo hanno fatto già molte grandi firme della moda, del giornalismo e dell’entertainment e lo farà dunque anche Big Blue.
I mondi virtuali e gli ambienti multiplayer tipici
L’intuizione è stata del chief technology strategist di IBM, Irving Wladawsky-Berger, a cui i mondi virtuali e gli ambienti multiplayer tipici dei giochi di ruolo per computer hanno ricordato il modo in cui IBM concepiva internet e l’ebusiness circa un decennio fa.
Ora i tempi sono cambiati ed è tempo di passare dal concetto di ebusiness, che forse ricorda troppo i tempi oscuri del boom delle dot com (rievocati oggi anche da Bill Gates), a quello di v-business: gli affari virtuali rendono tanto che già si parla addirittura di caro-vita anche su Second Life.
Pare infatti che dal prossimo 15 novembre i costi di un’isoletta di pixel di circa 6 ettari costerà 1,675 dollari dagli attuali 1,250 dollari, mentre la tassa di proprietà salirà di 100 dollari, arrivando a 295 dollari.
Al momento solo il 3% dei residenti ha affittato terreni, percentuale che per quanto minima ha permesso a Linden Lab di incassare in un mese circa un milione di dollari, mentre si stima che ogni giorno venga scambiato l’equivalente di mezzo milione di dollari.
“Ancora una volta abbiamo la forte sensazione che questo approccio avrà un enorme impatto sul business, la società e la vita quotidiana di ognuno di noi, sebbene nessuno di noi può predire quale sarà quell’impatto”, ha spiegato Wladawsky-Berger.
Lo sviluppo di attività nel mondo virtuale
Big Blue ha riferito di aver già tenuto incontri lo sviluppo di attività nel mondo virtuale con circa 20 importanti clienti, incluse aziende di telecomunicazioni, dell’industria aerospaziale e petrolifera.
“L’essenza dell’ecommerce oggi è costruita attorno all’idea di catalogo, ma la gente non pensa allo shopping in termini di catalogo, bensì di negozi in cui entrare”, ha continuato.
IBM utilizza tra l’altro Second Life per formazione e incontri e ha anche creato una simulazione del torneo di tennis di Wimbledon, stabilendo una presenza molto maggiore delle altre aziende del Fortune 500.
Second Life però, non è l’unica ‘mira’ di IBM che ha riferito di voler esplorare anche al di là della realtà virtuale di LL, con compagnie come Multiverse e Bigworld Technology, ma anche piattaforme open source come Uni-Verse.org.
Il sogno di Big Blue, in sostanza, è quello di congiungere i diversi mondi virtuali per far interagire le loro isole che al momento sono separate le une dalle altre e non permettono a chi le frequenta di passare da una parte all’altra.
(10 novembre 2006)
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