Stati Uniti
Antitrust. Eric Schmidt interrogato per tre ore dai senatori USA si difende: ‘Nessun conflitto di interesse per Google’
Eric Shmidt è stato messo sotto torchio per tre ore dalla Commissione Giustizia del Senato, nell’ambito delle indagini per sospetto abuso di posizione dominante sul mercato della ricerca online (Leggi Articolo Key4biz).
Il presidente di Google s’è difeso sostenendo che la compagnia ha creato uno strumento a servizio della gente e generato opportunità economiche per migliaia di aziende americane.
La compagnia ‘devia’ i risultati delle ricerche
I competitor hanno però opposto che la compagnia ‘devia’ i risultati delle ricerche a favore delle proprie offerte commerciali, limitando la scelta degli utenti e soffocando la concorrenza.



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Schmidt ha descritto internet come un mercato altamente competitivo grazie alla presenza di altre grosse società come Microsoft con Bing nella ricerca online. “Oggi gli utenti con un semplice click possono accedere a numerose fonti di informazioni, riviste specializzate, siti di ricerca locale come Yelp, di comparazione dei prezzi come Nextag, o ancora di eCommerce come Amazon e a social network come Facebook”.
Il potenziale conflitto di interesse
Il senatore democratico Herb Kohl, presidente della sottocommissione antitrust del Dipartimento di Giustizia, ha sottolineato il potenziale conflitto di interesse, chiedendosi se sia possibile per Google essere un motore di ricerca imparziale, visto che possiede un ampio portfolio di prodotti e servizi web-based.
Per Kohl appare chiaro che la compagnia cerchi di spingere i risultati delle ricerche verso i propri servizi. Il presidente del gruppo ha però negato e, senza aver mai citato Microsoft (denunciata per aver violato le leggi antitrust), ha lasciato intendere di non aver mai messo in atto comportamenti simili.
“Conosciamo la storia - ha detto Schmidt - abbiamo imparato la lezione dei nostri predecessori”, aggiungendo successivamente che “il passato di una compagnia non può essere il futuro di un’altra”.
Spiegazioni che però non sono bastate al repubblicano Mike Lee. Il senatore ha mostrato un grafico con i risultati delle ricerche di Google Product Search che si mantiene costantemente al terzo posto della classifica mentre la posizione dei competitor Nextag, Pricegrabber e Shopper varia in modo consistente.
Ma per Schmidt i servizi non sono paragonabili: ‘è come voler comparare mele e arance”. Il servizio di Google spinge gli utenti verso specifici prodotti e non è un sito di confronto dei prezzi.
Una seconda audizione
I rivali di Google, come da accordi, hanno testimoniato in una seconda audizione. Le società hanno presentato un quadro della situazione molto diverso da quello dipinto da Schmidt. Un quadro dove si evidenzia lo strapotere del gruppo di Mountain View.
Jeffrey Katz, CEO di Nextag, ha detto che “Google è stato un partner eccezionale per molti anni”, ma che i rapporti si sono fatti tesi quando ha ampliato il proprio business.
Gli interessi commerciali di Google, infatti, stridevano con quelli dell’azienda impegnata in un progetto di ‘internet aperto’.
“Oggi Google non rispetta le regole del fair play: manipola i risultati di ricerca a favore di Google Shopping contro i competitor”.
La differenza è sottile e non riguarda tutti i risultati della ricerca su Google, ma solo quelli riguardanti beni e servizi.
Una ricerca per ‘scarpe da corsa
E ha spiegato che quando l’utente fa una ricerca per ‘scarpe da corsa’ o ‘fotocamere digitali’, Google cessa d’essere uno strumento indipendente di eSearch per diventare un sito commerciale e spingere gli utenti verso i propri servizi e prodotti che hanno così un trattamento preferenziale.
Jeremy Stoppelman, capo di Yelp, ha sottolineato la necessità per società come la loro di collaborare con Google, perché la metà dei propri visitatori arrivano al sito grazie alle ricerche effettuate su Google.
A entrambe le aziende i senatori hanno chiesto se alle attuali condizioni, vista la ramificazione di Google, avrebbero ugualmente avviato i loro business. Nextag e Yelp hanno risposto: “Sicuramente no!”.
“Google deve dare ai propri competitor nell’eCommerce parità di trattamento nei risultati delle ricerche o saremo chiaramente davanti a un conflitto di interesse”.
Katz ha ribadito la propria posizione, ricorrendo alle stesse parole usate da Schmidt nell’audizione: “Parità di condizioni, parità di condizioni, parità di condizioni”.
(22 settembre 2011)
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