Copyright: la nuova offensiva Usa contro i siti Torrent e l'inadeguatezza della legge di fronte al fenomeno pirateria

Mentre la giustizia svedese riduceva, venerdì, le pene detentive inflitte ai fondatori del sito The Pirate Bay a 10 mesi di carcere per Fredrik Neij e a 8 mesi per Peter Sunde - rispetto a un anno di prigione ciascuno più una multa da 3,3 milioni di euro decisi in prima istanza - le autorità americane lanciavano una nuova, pesante offensiva contro i siti illegali che consentono agli utenti di scambiarsi file musicali e video. Secondo il sito specializzato Torrent Freak, almeno 70 siti che ospitavano file Torrent, ma non solo quelli, sono stati posti sotto sequestro dai servizi del Dipartimento della sicurezza interna (DHS). Tra questi, il più conosciuto è TorrentFinder.com, un motore di ricerca che permetteva di trovare, tra le altre cose, file video e musicali o i link per scaricarli. Subito tornato attivo sul dominio .info, TorrentFinder è solo uno dei diversi siti bollati come illegali dal DHS, che sottolinea come "qualsiasi violazione intenzionale del diritto d'autore è un crimine federale, punito con pene da un minimo di 5 mesi di reclusione e una multa di 250 mila dollari".

Il file sharing sta nel fatto

La particolarità di questa nuova offensiva delle autorità americane contro il file sharing sta nel fatto che riguarda direttamente il blocco dei nomi di dominio dei siti incriminati: essa non rientra dunque strettamente nel quadro del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), che garantisce la protezione del diritto d'autore negli Stati Uniti, né può essere direttamente collegata al progetto di legge Combating Online Infringements and Counterfeits Act (Coica), che è ancora in fase di discussione al Congresso ed è già al centro delle polemiche per gli ulteriori poteri che darebbe al governo nella lotta contro i siti, anche stranieri, accusati di violazione del diritto d'autore su internet.




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Il fatto che molti di questi siti fossero gestiti al di fuori dagli Stati Uniti rende infatti impraticabile l'applicazione del DMCA e ha così spinto lo US Immigration and Customs Enforcement (ICE), che fa parte del Dipartimento di Homeland Security, a mettere in atto procedure utilizzate nei procedimenti penali, come il sequestro di beni e domini senza notifica ai proprietari, ma sempre dietro autorizzazione di un giudice.

Le libertà civili ma che è stato sostenuto

Un giro di vite, dunque, che non mancherà di provocare l'attenta verifica dei gruppi che si battono per le libertà civili ma che è stato sostenuto - afferma l'avvocato Chris Castle, che rappresenta diversi detentori di diritti e aziende attive nel mercato della musica digitale - anche da molte aziende e dalle maggiori sigle sindacali, secondo cui la vendita di prodotti contraffatti e di beni piratati può costare molto anche in termini occupazionali. In ogni caso, un'azione di questo genere riflette la frustrazione e il senso di inadeguatezza di autorità, legislatori e industria di fronte all'ampiezza del fenomeno della pirateria su internet. Il sequestro di un sito web impedisce agli utenti di poterlo visitare e può essere effettuato in molti modi, anche se le autorità non hanno rivelato quale specifica tecnica hanno utilizzato. A giugno, sempre l'ICE, ha sequestrato i domini di 9 siti accusati di consentire agli utenti di guardare in streaming film in prima visione. L'iniziativa americana potrebbe inoltre creare degli emuli anche oltreoceano: secondo la BBC, anche il governo britannico si appresterebbe a bloccare dei nomi di dominio accusati di essere "coinvolti in un'attività criminale". In Svezia, intanto, anche se le pene detentive inflitte ai creatori di The Pirate Bay sono state ridotte, la multa è stata aumentata a 4,6 milioni di euro.

Il Tribunale di prima istanza

La Corte d'Appello, come il Tribunale di prima istanza, ha ritenuto che il servizio The Pirate Bay "facilita il download illegale in maniera da implicare una responsabilità penale per coloro che gestiscono il servizio".

(29 novembre 2010)

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