Huawei fuori da 3Leaf: gli Usa sbattono di nuovo la porta in faccia al gruppo cinese
Un nuovo capitolo si è aperto nella guerra economica tra le due maggiori potenze mondiali: il caso Huawei-3Laef. Il governo di Pechino ha infatti accusato Washington di ostacolare gli investimenti cinesi negli Usa, dopo che il gigante cinese Huawei ha manifestato, nel corso del fine settimana, l'intenzione di rinunciare all'acquisizione del gruppo americano, per il quale a maggio 2010 aveva messo sul piatto 2 milioni di dollari.
"E' stata una decisione difficile da prendere, ma abbiamo deciso di accettare le raccomandazione del CFIUS", fa sapere il gruppo in una nota.
La Commissione che deve valutare eventuali problemi
Il CFIUS (Committee on Foreign Investment in the United States) è la Commissione che deve valutare eventuali problemi per la sicurezza nazionale legati ad acquisizioni di aziende americane da parte di società straniere e, in genere, dà il suo parere prima che un'acquisizione venga portata a termine e poi lo gira al Presidente perché dia il via libera o il pollice verso all'operazione.



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Huawei, però, non avrebbe richiesto il parere del CFIUS perché non pensava di averne bisogno, trattandosi di un'acquisizione "non definitiva", così come confermato anche dall'Agenzia per la sicurezza nazionale, il cui parere era stato richiesto a settembre, prima di finalizzare la transazione.
I funzionari del Pentagono sono venuti
Quando i funzionari del Pentagono sono venuti a conoscenza dell'accordo, hanno quindi preso l'insolita decisione di chiedere al CFIUS una revisione retroattiva, il cui esito è stato negativo verso Huawei, cui è stato 'consigliato' di cedere volontariamente 3Leaf. Huawei in un primo momento sembrava decisa ad andare avanti a tutti i costi fino al pronunciamento definitivo di Barack Obama, per poi fare dietrofront nel corso del fine settimana.
Huawei, fondata 23 anni fa dall'ingegnere dell'esercito Ren Zhengfei, è il secondo produttore mondiale di infrastrutture per le tlc dopo la svedese Ericsson e sta da tempo tentando di affermarsi negli Usa, negando con forza qualsiasi legame col Governo di Pechino. Smentite che non hanno impedito a un gruppo di parlamentari americani di accusare la società di legami fin troppo stretti con "l'esercito cinese, i talebani e i guardiani della rivoluzione iraniani" e di bloccare, nel 2008, il tentativo di acquisizione di 3-Com.
Ma, secondo il ministero del Commercio cinese, non sono che scuse per impedire a una società cinese di investire negli Usa. Le autorità americane, dice il portavoce del ministro del Commercio, "Hanno rifiutato quest'investimento perché pensano che tutte le società cinesi siano statali, ma è falso e così hanno utilizzato ogni genere di scusa, inclusa la sicurezza nazionale, per ostacolare e interferire con attività di trading e di investimento cinesi negli Usa".
"Speriamo che il CFIUS tratti tutte le società cinesi, non importa se pubbliche, private o quotate in Biorsa, in maniera equa. I fattori politici - ha concluso - non dovrebbero essere tenuti in conto in queste decisioni, perché così non si aiuta la cooperazione economica tra i due paesi".
(21 febbraio 2011)
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