Stati Uniti
Pirateria: i repubblicani fanno dietrofront su SOPA e PIPA. Silicon Valley batte Hollywood?
La protesta del web contro l’approvazione delle due controverse Leggi statunitensi, SOPA (Stop Online Piracy Act), al vaglio del Camera dei rappresentanti, e PIPA (Protect IP Act ) al Senato, come già preannunciava ieri Rupert Murdoch in un tweet, hanno spinto diversi politici a fare dietrofront.
La mobilitazione della Silicon Valley e di tutto la blogosfera per il SOPA-strike di ieri ha fatto cambiare idea anche ad alcuni dei più ferventi sostenitori delle nuove misure antipirateria (Leggi Articolo Key4biz).
Una soluzione per proteggere...
“Dobbiamo trovare una soluzione per proteggere i contenuti legali. Ma questa legge è imperfetta. Per questa ragione ritiro il mio appoggio. #SOPA #PIPA," ha scritto ieri su Twitter il senatore Repubblicano Roy Blunt.



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Anche il collega Marco Rubio, che fu uno dei primi sostenitori di PIPA, ha rivisto la propria posizione.
Un post su Facebook ha commentato
In un post su Facebook ha commentato di aver incoraggiato il senatore Reid ad abbandonare il progetto di far approvare il Bill con procedura d’urgenza, perché sarebbe più opportuno prendere più tempo per analizzare le considerazioni arrivate dalle diverse parti, per pervenire a una nuova legge contro la pirateria online, che però continui a garantire l’accesso libero e aperto a internet.
Passo indietro anche per un altro repubblicano, Lee Terry, fino a ieri fervente sostenitore di SOPA. Sempre su Facebook ha spiegato che però l’impatto economico dei furti online è reale e necessita rapidamente una soluzione.
Wikipedia, dopo che ieri ha deciso di oscurare la pagina americana per protesta contro i due Bills, è oggi tornata online e promette “ … non abbiamo ancora finito”.
Cliccando su questo messaggio che appare sull’homepage, l’utente accede a una lettera di ringraziamento, che contiene anche le istruzioni su come continuare a lottare contro le due proposte di legge antipirateria che rischiano di censurare il web.
Google ieri invitava gli utenti ad aderire alla protesta e firmare “…before it is too late …” la petizione disponibile in una pagina creata per l’occasione.
Le due leggi possano limitare...
Il timore delle web company è che le due leggi possano limitare la libertà su internet e frenare l’economia americana.
Perché? Intanto in base alle nuove disposizione il governo USA potrebbe ordinare il blocco dei siti, con le stesse modalità usate dalla Cina.
I motori di ricerca, tra l’altro, potrebbero essere costretti a cancellare interi siti dai risultati di ricerca. E’ per questo che 41 organizzazioni di difesa dei diritti umani e 110 eminenti professori di diritto hanno espresso le loro preoccupazioni per i due provvedimenti.
Per Google, “SOPA e PIPA faranno perdere posti di lavoro perché creeranno una nuova era di incertezza per le aziende americane”.
Sul fronte opposto troviamo i sostenitori di SOPA e PIPA, che sono le grandi major del cinema e della musica, la potente MPAA, che hanno trovato un supporter di rilievo nel tycoon dei media Rupert Murdoch.
La pirateria ha prodotto
Spiegano che la pirateria ha prodotto la perdita di tanti posti di lavoro perché priva i creatori di contenuti delle giuste entrate economiche.
Respingono anche le accuse di censura, sostenendo che le disposizioni hanno lo scopo di rinnovare un sistema, quello attuale, non in grado di prevenire il crimine.
Un membro del Congresso, il repubblicano Darrell Issa, che s’è opposto ai due Bills, ha commentato che il blackout senza precedenti ha mosso le acque contro le lobby che operano nell’ombra, che non sono abituate a sentirsi dire di no. Issa parteggia per l’OPEN Act.
L’acceso dibattito su SOPA e PIPA è stato animato soprattutto dallo scontro diretto tra Rupert Murdoch e Google.
Il primo ha definito in un tweet ‘pirati’ quelli della compagnia di Mountain View, mentre questi ultimi si sono limitati a definire le sue dichiarazioni un ‘nonsense’.
Le due parti non scorre da tempo buon sangue
Tra le due parti non scorre da tempo buon sangue. Ricorderete che lo scorso anno il tycoon li aveva definiti ‘parassiti’, perché il servizio Google News “ruba” dai giornali senza alcun rispetto del diritto d’autore (Leggi Articolo Key4biz).
Una polemica che è montata in occasione dell’ultimo CES di Las Vegas, durante la presentazione della Google Tv, che offre all’utente la possibilità di guardare sul televisore i video online.
Il presentatore spiegava come utilizzare questo servizio quando, secondo alcune fonti, sarebbe intervenuto Murdoch per chiedere cosa avveniva se l’utente avesse voluto cercare qualche film campione di incassi. La risposta: “Quello che succede quando si effettua la stessa ricerca sul motore di Google”.
“Inclusi i link ai siti pirata?”, ha incalzato Murdoch. “Sì”, ha risposto il presentatore, “a meno che non siano stati rimossi per rispondere a una richiesta di takedown”.
Il tycoon ha preso le distante e poi s’è infiammato su Twitter.
(19 gennaio 2012)
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