Telecom Argentina. Dalla Ue Pittella ribadisce: ‘Infondati gli argomenti usati contro Telecom Italia. Garantire quadro trasparente’

“L'Argentina è un destinatario importante degli investimenti esteri provenienti dall'Ue ed è pertanto fondamentale che sia garantito un quadro trasparente rispetto alle scelte commerciali di un'azienda europea presente nel paese con successo da circa vent'anni”. È quanto ha ribadito il vicepresidente dell'Europarlamento Gianni Pittella durante gli incontri della scorsa settimana a Buenos Aires con i principali esponenti del parlamento e membri del governo argentino, tornando sulla vicenda che vede coinvolta Telecom Italia e la sua partecipazione in Telecom Argentina. Auspicando che gli incontri dei giorni scorsi possano essere funzionali a sbloccare la preoccupante situazione di Telecom Italia, Pittella ha ribadito al ministro degli Esteri, Jorge Taiana, quanto già espresso in una lettera inviata alla Commissione europea: “…i supposti effetti anticompetitivi dell'operazione Telco, peraltro ampiamente chiariti anche da pronunzie giurisprudenziali, sembrano argomenti infondati e finalizzati esclusivamente a penalizzare Telecom Italia nell'esercizio dei suoi diritti contrattuali come azionista di Telecom Argentina, con evidenti conseguenze negative per l'azienda italiana”, ha affermato.

Le affermazioni di Pittella

Riprendendo le affermazioni di Pittella, i principali quotidiani argentini sottolineano che la questione, se non venisse risolta al più presto, potrebbe danneggiare le relazioni tra Argentina ed Europa ed appannare l'immagine del Mercosur anche alla luce delle diverse valutazioni sul caso fatte dal Brasile, che ha riconosciuto l’ininfluenza della posizione di Telefonica su Telecom.




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In un'intervista a La Nacion, Pittella ha fatto notare che Telecom Italia opera in Argentina da oltre 20 anni e che il governo italiano non chiede né favori né privilegi, ma che Telecom Italia riceva lo stesso trattamento riservato alle altre aziende.

Gli muovono di avere una posizione dominante

“L'accusa che gli muovono di avere una posizione dominante è stata smentita dalle recenti sentenze giudiziarie – ha affermato Pittella - A questo punto non restano più ragioni per ostacolare Telecom Italia o per evitare che resti in questo mercato, nel caso in cui decida di restare. Una cosa completamente diversa sarebbe il caso in cui vendere o andarsene da un'altra parte fosse una decisione autonoma dell'azienda”. Pittella ha affermato di essere sicuro della volontà delle autorità argentine “di arrivare a una soluzione positiva”, anche alla luce dei pronunciamenti non solo delle autorità italiane ma anche del Parlamento e della Commissione europea. “È evidente che, se dopo questi pronunciamenti, la situazione non sarà risolta in modo corretto, le relazioni ne risulteranno danneggiate”, ha affermato Pittella, sottolineando che il punto centrale non è tanto comprendere se il governo argentino sia mosso dalla volontà di inserire imprenditori argentini in Telecom o dall'intenzione genuina di difendere la correttezza commerciale, quanto “che le aziende europee che investono in Argentina ed in America Latina ricevano un trattamento giusto”. Anche per la credibilità del Mercosur, ha detto ancora Pittella, è essenziale che vi siano nell’area regole comuni. Al quotidiano El Clarin, quindi, Pittella ha spiegato che “...E’ importante che venga garantito un quadro trasparente e di rispetto nei confronti di un investimento dell'Unione Europea”.

Uno dei paesi che

Secondo un’analisi della Commissione europea, l’Argentina è – insieme alla Russia – uno dei paesi che, negli ultimi 18 mesi, ha applicato il maggior numero di restrizioni commerciali. Nonostante questi ostacoli, e la volontà del presidente Cristina Kirchner di chiudere al più prestito la vendita della partecipazione di Telecom Italia in Telecom Argentina, il gruppo italiano non ha fretta di cedere la sua quota, avendo in suo favore anche i pronunciamenti della Corte della camera penale e del Tribunale di Buenos Aires. La querelle tra Telecom Italia e le autorità argentine va avanti dal 2007, da quando cioè l’operatore spagnolo Telefonica è entrato in Telco, la holding che controlla il maggiore gruppo telefonico italiano: dal momento che il gruppo iberico controlla anche l’altro grande operatore telefonico del Paese, Telefonica Argentina, l’antitrust argentino (CNDC) ha imposto a Telecom Italia di cedere la propria quota nella holding Sofora, che controlla Telecom Argentina, nei tempi e nei modi stabiliti dalle autorità locali e il governo Kirchner ha minacciato di nazionalizzare la compagnia se il gruppo italiano non li avesse rispettati. A febbraio, quindi, la Corte della camera penale di Buenos Aires ha annullato la decisione dell'antitrust, seguendo anche la decisione del Tribunale di Buenos Aires, che già a metà gennaio aveva annullato le scadenze imposte dal CNDC. Come ultimo passo di questa intricata vicenda, lo scorso 12 marzo, il Tribunale amministrativo ha notificato a Telecom Argentina un provvedimento che sospendeva l'esercizio delle funzioni da parte dei consiglieri Telecom Italia.

(31 maggio 2010)

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