Telecom Argentina: da Nelson Tanure offerta da 680 milioni di dollari
L’imprenditore brasiliano Nelson Tanure, ex proprietario di Intelig, avrebbe offerto 680 milioni di dollari per la quota detenuta da Telecom Italia nella holding Sofora, che controlla Telecom Argentina.
Ne da notizia Milano Finanza, secondo cui ci sarebbe già stato un incontro tra il magnate, l’Ad di Telecom Italia Franco Bernabè e il direttore finanziario Andrea Mangoni. Tale scenario implicherebbe l’uscita di Telefonica dall’azionariato della società telefonica italiana e – ipotizza il quotidiano – una fusione tra Telecom Argentina e Tim Brasile.
La più alta offerta per la divisione argentina
La cifra sarebbe la più alta offerta per la divisione argentina di Telecom Italia, che è comunque uno dei maggiori vettori di crescita per la società italiana. Altre offerte, secondo l’agenzia Reuters, sarebbero giunte da Corporacion America, controllata da Eduardo Eurnekian ed Ernesto Gutierrez (molto vicina al governo Kirchner) e dal gruppo di logistica guidato da Alfredo Roman e si aggirerebbero tra 580 e 630 milioni di dollari.



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La società sudamericana è al centro di una disputa legale tra Telecom Italia e le autorità argentine: lo scorso 12 marzo, il Tribunale amministrativo ha notificato a Telecom Argentina un provvedimento che sospendeva l'esercizio delle funzioni da parte dei consiglieri Telecom Italia, come ultimo passo di una querelle che si trascina dal 2007, da quando, cioè, Telefonica ha fatto il suo ingresso nell’azionariato della società italiana.
La propria quota nella holding Sofora
L’antitrust argentino (CNDC) ha infatti imposto a Telecom Italia di cedere la propria quota nella holding Sofora, che controlla Telecom Argentina, nei tempi e nei modi stabiliti dalle autorità locali e il governo Kirchner ha minacciato di nazionalizzare la compagnia se il gruppo italiano non li avesse rispettati. A febbraio, quindi, la Corte della camera penale di Buenos Aires ha annullato la decisione dell'antitrust, seguendo anche la decisione del Tribunale di Buenos Aires, che già a metà gennaio aveva annullato le scadenze imposte dal CNDC.
(23 marzo 2010)
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