Wikileaks: l'Onu contro la 'censura' delle informazioni, mentre i delusi da Assange creano 'Openleaks'

Mentre continuano gli attacchi sistematici ai siti considerati 'nemici' di Wikileaks - come PayPal, Amazon, Visa e Mastercard - in difesa del sito creato da Julian Assange è sceso anche l'Alto Commissario Onu per i diritti Umani, Navi Pillay, secondo cui le pressioni esercitate sui fornitori e sui partner commerciali di Wikileaks possono essere interpretate come un tentativo di censura contro la pubblicazione delle informazioni. Nel corso di una conferenza stampa, Pillay ha affermato di essere "preoccupata per le notizie relative alle pressioni esercitate su aziende private, tra cui banche, società di carte di credito o fornitori di siti internet, volte a chiudere le linee di credito per i finanziamenti a Wikileaks".

Il rispetto della libertà

L'Alto Commissario Onu vuole quindi vederci chiaro, capire se queste azioni di attivismo contro Wikileaks siano contrarie ai dettami degli Stati per il rispetto della libertà di espressione e dei diritti umani.




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Queste azioni, ha detto ancora ai giornalisti, "possono essere interpretate come un tentativo di censura delle informazioni e potrebbero potenzialmente costituire una violazione del diritto alla libertà di espressione di Wikileaks".

Il primo ministro russo Vladimir Putin

Preoccupazioni condivise anche dal presidente brasiliano uscente, Luiz Inacio Lula da Silva che, dopo il primo ministro russo Vladimir Putin, ha protestato contro l'arresto di Assange e ha espresso la sua solidarietà nei confronti del sito, che ha contribuito a mettere a nudo "...una diplomazia che sembrava intoccabile", definendo l'arresto del 39enne australiano come "un attentato contro la libertà di espressione". I cyberattacchi rivolti contro i siti ostili a Wikileaks hanno intanto richiamato l'attenzione delle autorità americane e ieri la polizia olandese ha arrestato un ragazzo di 16 anni sospettato di essere parte del gruppo di 'attivisti' che ha sferrato gli attacchi ai siti di Visa e Mastercard nell'ambito di campagne battezzate 'Operation Payback' e 'Avenge Assange', che hanno messo KO anche il sito del Governo svedese. Gli attivisti di Operation Payback si sono visti chiudere la porta anche da Facebook: il celebre social network ha provveduto a rimuovere la loro pagina dal sito, scomparsa nel giro di poche ore anche da Twitter, prima di ricomparire in un'altra veste. In una lettera pubblicata online, i pirati di Anonymous hanno sottolineato di non considerarsi nè vigilanti nè terroristi: "Il nostro obiettivo è semplice: ottenere il diritto di un internet libero dal controllo di qualsiasi entità, azienda o governo". E per raggiungere il loro obiettivo, i partigiani di Assange non esitano a parlare di 'guerra': certo non una guerra 'convenzionale - ha sottolineato il portavoce di Anonymous (che si fa chiamare Coldblood, 'sangue freddo') - ma "una guerra informatica" contro quelle società e i governi (nel mirino c'è anche il Senato americano) che hanno deciso, "non si sa come e perchè, di non trattare più con Wikileaks".

Gli strumenti che consentono

La campagna, ha aggiunto, "non è che all'inizio: altra gente si sta unendo a noi e sempre più persone stanno scaricando gli strumenti che consentono di pilotare attacchi DoS", ossia di sommergere i siti presi di mira di richieste simultanee così da mandarli in tilt. In questa serie di botte e risposte, si inserisce anche un gruppo di ex collaboratori di Wikileaks che la prossima settimana lancerà un nuovo sito - che dovrebbe chiamarsi Openleaks - per protestare contro Julian Assange, che sarebbe stato, lui sì, "poco democratico" nella gestione della sua piattaforma informativa. Openleaks non pubblicherà alcun documento, ma trasmetterà le informazioni in suo possesso alla stampa, ad organizzazioni non governative o associazioni, così da sfuggire alle pressioni politiche che al momento sono concentrate su Wikileaks. "Il nostro obiettivo a lungo termine è quello di costruire una piattaforma forte e trasparente per sostenere le fonti sia sul piano tecnologico che politico, incoraggiando al contempo il lancio di progetti simili", ha spiegato una fonte anonima vicina al progetto. Tra gli obiettivi a breve termine, invece, fare sì che Openleaks "...continui a essere diretta democraticamente dall'insieme dei suoi membri, piuttosto che da un gruppo o da un solo individuo".

(10 dicembre 2010)

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