File-sharing: il braccio forte della RIIA dà i primi risultati, KaZaA perde 3 mln di utenti
Sembra proprio che la linea dura adottata dall'industria discografica (RIIA - Recording Industry Association of America) stia producendo i primi risultati.
Da quando, infatti, la RIIA ha annunciato un'ampia offensiva giudiziaria in difesa del copyright, la frequenza di KaZaA, il più popolare sito di file-sharing musicale da quando è stato oscurato Napaster, è caduta del 41%.
Uno studio di Nielsen NetRatings
A riferirlo è uno studio di Nielsen NetRatings, pubblicato oggi, che fa riferimento ai dati raccolti dall'ultima settimana di giugno alla terza settimana di settembre.



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Nel periodo preso in esame - secondo Nielsen, standard globale nella misurazione dell'audience Internet e nelle analisi - il numero dei visitatori del sito KaZaA è precipitato da 6,5 a 3,9 milioni.
Nielsen ha iniziato le sue misurazioni proprio a partire dalla settimana di giugno, in cui il sindacato americano delle major del disco ha annunciato la propria intenzione di attaccare direttamente gli utenti finali, e non più gli Isp o i web site, per reprimere la violazione del diritto d'autore.
L'8 settembre, dopo un'estate passata a raccogliere i nomi degli utenti colpevoli di download illegale, grazie all'aiuto dei fornitori d'accessi, la RIIA ha annunciato una prima tranche di 261 cause, mirando in particolare agli internauti che avevano "in media scaricato illegalmente più di 1.000 file musicali".
"La RIIA ha inviato un messaggio forte agli utenti americani che sembra aver colto nel segno", è stato il commento di Greg Bloom, di Nielsen NetRatings.
Le persone che rischiano di essere trascinate
Bloom ha aggiunto che "tenuto conto che sono centinaia le persone che rischiano di essere trascinate in tribunale, la minaccia per gli appassionati del file-sharing di musica è molto seria".
Malgrado la caduta del 41%, KaZaA rimane, comunque, ancora il sito più frequentato dagli americani che praticano lo scambio di file, ribadisce lo studio.
Prima di Morpheus che ha catalizzato 261.000 visitatori, secondo i dati raccolti fino al 21 settembre, circa 11.000 in meno di quelli di fine giugno.
Ma l'atteggiamento della RIIA non è piaciuto a tutti. In primis all'Isp Verizon che non è d'accordo con le procedure e ritiene, in sostanza, che l'associazione americana dell'industria di settore, agendo in nome delle case discografiche, abbia interpretato a proprio vantaggio un testo di legge che permette a tutti i possessori di diritti d'autore di difendere i loro interessi senza ricorrere alla giustizia.
La RIAA fa della legge del 1998
Secondo Verizon, l'interpretazione che la RIAA fa della legge del 1998, di cui una clausola permette di costringere i fornitori d'accessi a rivelare l'identità dei presunti "pirati" del copyright, fornisca "¿dei poteri spaventosi a chiunque si dica possessore di diritti d'autore".
Questo il parere di William Barr, responsabile dell'ufficio legale di Verizon.
Il metodo "drastico" della RIAA ""porterà danni collaterali notevoli", che colpiranno le libertà individuali, aveva detto Barr.
Gli avvocati dei discografici, infatti, hanno ottenuto dai provider i nomi e gli indirizzi degli intestatari dei conti Internet usati dai pirati, lanciando le azioni legali contro i titolari, senza, tra l'altro, curarsi di chi abbia in realtà usato il computer per copiare le canzoni tramite programmi di file-sharing.
Le case discografiche, colpite da un massiccio calo di vendite che attribuiscono al fenomeno della pirateria Internet, si sono difese, asserendo che intendono stabilire un 'esempio' e scoraggiare i pirati di musica: almeno 60 milioni di americani usano i programmi di condivisone di Mp3.
In ogni caso, la RIAA ha dichiarato che tenterà di arrivare ad accordi extragiudiziali, per evitare che sul banco degli imputati vadano a sedersi centinaia di bambini o adolescenti.
"Ci dispiace giocare la parte dei duri ha spiegato una portavoce della RIIA - Ma ci sono momenti in cui non è possibile restare ancora passivi".
Raffaella Natale
(02 ottobre 2003)
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