Pirateria: Verizon condanna i metodi della RIAA

L'operatore telefonico e fornitore d'accessi Internet Verizon non ha condiviso il metodo usato dall'industria discografica americana, per colpire i responsabili del download illegale di musica dal Web e i colpevoli di file-sharing. La raffica di azioni legali indirizzata dall'industria discografica contro 261 persone responsabili di avere copiato illegalmente oltre mille canzoni da Internet ha seminato sconcerto.

Una bambina dodicenne

Nel mirino dei 'Signori della Musica' sono finiti una bambina dodicenne, un vecchietto texano che non sa usare il computer, una disoccupata di New York ed un professore di Yale. Tutti pazzi per la musica. Sono questi i volti a sorpresa dei super hacker di Internet.




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Ma Verizon non è d'accordo con le procedure e ritiene, in sostanza, che l'associazione americana dell'industria discografica (RIAA - Recording Industry Association of America), agendo in nome delle case discografiche, abbia interpretato a proprio vantaggio un testo di legge che permette a tutti i possessori di diritti d'autore di difendere i loro interessi senza ricorrere alla giustizia.

  Secondo Verizon, l'interpretazione che la RIAA fa della legge del 1998, di cui una clausola permette di costringere i fornitori d'accessi a rivelare l'identità dei presunti "pirati" del copyright, fornisca "¿dei poteri letteralmente allucinanti a chiunque si dica possessore di diritti d'autore". Questo il parere di William Barr, responsabile dell'ufficio legale di Verizon, rilasciato ai giornalisti a margine di un'audizione parlamentare. Il metodo "drastico" della RIAA ""porterà danni collaterali notevoli", che colpiranno le libertà individuali, ha aggiunto Barr. Gli avvocati dei discografici, infatti, hanno ottenuto dai provider i nomi e gli indirizzi degli intestatari dei conti Internet usati dai pirati, lanciando le azioni legali contro i titolari, senza, tra l'altro, curarsi di chi abbia in realtà usato il computer per copiare le canzoni tramite programmi di file-sharing come KaZaA o Gnutella.

  Nel mirino della RIAA è finita così anche la mamma di Brianna LaHara, una studentessa dodicenne di New York che scarica da Internet le canzoni di Christina Aguilera, di Mariah Carey e filastrocche di asilo. La madre è rimasta sbalordita. "E' solo una bambina - ha dichiarato Sylvia LaHara - Paghiamo un abbonamento di 29,95 dollari al mese a KaZaA. Pensavamo di essere perfettamente in regola". Nel mondo discografico è noto a tutti che tra la RIAA e Verizon non corre buon sangue.  Nel gennaio scorso, l'operatore si era visto ordinare dalla giustizia di rivelare il nome di uno dei suoi abbonati Internet, sospettato di aver piratato musica dalla Rete.

  Verizon aveva apertamente contestato la decisione, e la vicenda aveva aperto un ampio dibattito sulla privacy e il diritto degli Isp a mantenere l'anonimato dei propri utenti.   Le case discografiche, colpite da un massiccio calo di vendite che attribuiscono al fenomeno della pirateria Internet, si sono difese, asserendo che intendono stabilire un 'esempio' e scoraggiare i pirati di musica: almeno 60 milioni di americani usano i programmi di condivisone di Mp3 di KaZaA e Gnutella. In ogni caso, la RIAA avrebbe dichiarato che tenterà di arrivare ad accordi stragiudiziali, per evitare che sul banco degli imputati vadano a sedersi centinaia di bambini o adolescenti.

La parte dei duri ha spiegato

¿Ci dispiace giocare la parte dei duri ha spiegato una portavoce della RIIA - Ma ci sono momenti in cui non è possibile restare ancora passivi".     Leggi anche: File sharing: la RIAA ottiene 2.000 dollari da una dodicenne

(10 settembre 2003)

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