La lezione giapponese del 3G: copertura capillare e telefonini funzionali garantiscono la crescita

Per cinque anni, NTT DoCoMo è stato l'esempio internazionale di quello che si può ottenere, in termini di profitti, dai prodotti e servizi wireless non vocali. Dai famosi dati, o meglio, da tutto ciò che si può trasmettere attraverso un telefonino o un qualsiasi dispositivo di comunicazione senza fili a parte la propria voce. I servizi i-mode della DoCoMo lanciati nel 1999 e sbarcati da poco in Europa, hanno raggiunto una crescita stellare, registrando in Giappone 40 milioni di abbonamenti, pari al 90% della base clienti della società.

 




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E' stato perciò considerato un vero e proprio evento, nel 2001, l'annuncio che la compagnia avrebbe lanciato anche un servizio 3G, il FOMA (Freedom of Mobile Multimedia Access): la platea internazionale era curiosa di vedere finalmente se la tecnologia, nelle mani del re Mida delle tlc, potesse essere considerata una sicura fonte di guadagno.

  Il primo ottobre 2001, a seguito di una massiccia campagna pubblicitaria, partono in Giappone i servizi 3G. L'accoglienza, però, non è delle migliori: il servizio mostra nei primi mesi livelli di crescita marginali e NTT DoCoMo, nell'imbarazzo generale, riduce drasticamente i target di profitto e di abbonamenti. Le critiche, visti gli ingenti investimenti nella tecnologia FOMA, cominciano a sollevarsi da ogni dove e, soprattutto, i mercati occidentali cominciano a chiedersi: se il popolo più affamato di nuove tecnologie (i giapponesi cambiano il telefonino ogni 6-9 mesi) non si è entusiasmato per il servizio, che possibilità potranno esserci sugli altri mercati?  

Il 2002 i risultati restano piatti

I dirigenti delle maggiori compagnie telefoniche europee impegnate nel 3G cominciano a mostrare segni di nervosismo quando anche per tutto il 2002 i risultati restano piatti. Ma ecco che arriva il 2003, e con il nuovo anno qualcosa pare cambiare e gli utenti cominciano a migrare massicciamente verso i servizi FOMA. Da poche migliaia di abbonamenti si passa a centinaia di migliaia di nuovi utenti al mese e le critiche lasciano il posto alla curiosità. Cosa è successo? Cosa aspettava il pubblico e che lezione si può trarre da quanto successo in Giappone?   Dare una risposta a questi interrogativi, spiega la società di ricerca Mako Analysis, non è cosa semplice.

I servizi FOMA fecero la loro apparizione

Quando i servizi FOMA fecero la loro apparizione nel 2001, erano in commercio soltanto due telefonini e una Card di connessione per i Pc. Gli apparecchi avevano un prezzo parecchio elevato, compreso tra 350 e 520 dollari. Per farsi un'idea, quelli i-mode costavano tra 167 e 250 dollari. I telefonini FOMA, pur consentendo un accesso a Internet più veloce, risultavano pesanti il doppio e con un tempo di stand by inferiore del 10%. A questo è da aggiungere che nel 2001 la copertura di rete si limitava alla città di Tokio e a ristrette aree di Yokohama e Kawasaki. "Se consideriamo anche il fatto che i telefonini FOMA erano single mode, questo restringe in modo significativo i momenti e i posti in cui gli utenti potevano usare il loro apparecchio 3G", dicono gli analisti di Mako.  

I giapponesi ad apprezzare...

Ma allora cosa ha spinto i giapponesi ad apprezzare la nuova tecnologia? Innanzitutto gli investimenti effettuati da DoCoMo sia nel miglioramento degli apparecchi che nella copertura di rete: all'inizio del 2003 il 90% della popolazione giapponese aveva accesso alla tecnologia, con apparecchi finalmente dual mode, più leggeri e con una batteria più resistente. Questi due fattori hanno fatto la differenza, giustificando la spesa per acquistare l'apparecchio dopo due anni di tentennamenti da parte del pubblico.   Alla fine del 2003, gli abbonati ai servizi FOMA era 1,7 milioni. Un numero esiguo se paragonato ai 40 milioni di utenti dell'i-mode, ma che lascia sperare gli operatori nostrani che si sono praticamente svenati per l'acquisto delle licenze 3G. (44 operatori hanno speso oltre 130 miliardi di euro solo per le concessioni).

  L'esperienza di DoCoMo, che ha chiuso il sesto mese consecutivo di crescita dimostra che superate le iniziali difficoltà legate alla copertura e alle performance dei telefonini la tecnologia ha il potenziale per ripagare gli investimenti. Bisogna solo garantire al pubblico che la spesa per l'acquisto del telefonino è giustificata da offerte concrete e da servizi capillari.   © 2004 Key4biz.it

    Alessandra Talarico     

Per ulteriori approfondimenti, leggi:   DoCoMo: ancora investimenti per sostenere la produzione di nuovi cellulari 3G   DoCoMo è ottimista: 25 milioni gli abbonati al 3G nel 2006

  L'i-mode fa volare DoCoMo, ma il gruppo resta cauto   Siglato l'accordo tra Wind e NTT DoCoMo

(18 febbraio 2004)

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