Smartphone: dopo Nokia, Microsoft punta a RIM? Anche Dell nella lista dei pretendenti

Dopo l'accordo con Nokia incentrato sull'integrazione del sistema operativo Windows Phone sui dispositivi della casa finlandese, Microsoft potrebbe puntare su RIM? La società canadese, produttrice del BlackBerry, continua a perdere terreno di fronte all'avanzata di Android e iPhone: rispetto agli 83 miliardi di tre anni fa, il gruppo ha perso l'80% del suo valore e la scorsa settimana ha lanciato un profit warning e annunciato possibili licenziamenti con l'obiettivo di guadagnare flessibilità.

Un premio del 50%

Anche pagando un premio del 50%, spiegano gli analisti di Bloomberg, chiunque volesse acquisire RIM pagherebbe un multiplo minore rispetto a qualsiasi altra compagnia del settore.




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Anche se i due co-Ceo Jim Balsillie e Mike Lazaridis hanno ribadito la scorsa settimana il loro massimo impegno nei confronti della società, diversi big - tra cui Microsoft, Dell e BMO Harris Private Banking - sarebbero interessati all'affare, che garantirebbe all'acquirente la proprietà di un produttore ancora dominante nel settore corporate e ancora molto apprezzato per i livelli di sicurezza garantiti. RIM, sottolineano gli analisti, offre ancora un rapporto flusso di cassa-valore di mercato superiore a qualsiasi rivale e pagare 40 dollari per azione per aggiudicarsi la società sarebbe comunque un acquisto 'scontato' rispetto a quello di qualsiasi altra compagnia con un business paragonabile.

Il picco del suo valore nel 2008

RIM ha raggiunto il picco del suo valore nel 2008: da allora gli azionisti hanno perso qualcosa come 70 miliardi. La capitalizzazione attuale è di circa 13,6 miliardi. Basti pensare che nello stesso arco di tempo, quella di Apple è cresciuta del 74%, raggiungendo quota 292 miliardi e portando il gruppo di Cupertino in cima alla classifica del market value. Solo quest'anno, il gruppo canadese ha perso il 55% e le vendite si attestano a un valore 5 volte più basso dell'utile per azione di 5,49 dollari previsto per l'anno fiscale che si chiuderà a febbraio 2013. L'azione HTC, invece, è venduta a 9 volte i profitti, Apple a 11, mentre Nokia che pure ha perso il 48% del suo valore quest'anno, vende a 14,4 volte i profitti. Secondo i dati di Bloomberg, se l'acquirente pagasse 40 dollari ad azione, RIM sarebbe valutata 7,29 volte i profitti stimati per il prossimo anno. Molto meno della media del settore, che si attesta a 12,3 volte i profitti. Lo scorso anno, tuttavia, la società ha generato un free cash flow di 2,87 miliardi, pari al 21% del valore di mercato, la percentuale più alta del settore. Negli ultimi due anni, è crollata la quota di mercato in Nord America, passando dal 54% al 13% e da agosto dello scorso anno non ha presentato nessun nuovo modello. Gli smartphone Android si stanno inoltre affermando anche sui mercati dell'America Latina e dell'Asia, minacciando la popolarità dei modello BlackBerry meno costosi, come il Curve. Anche il tablet PlayBook, presentato come rivale dell'iPad è stato criticato dagli esperti hi-tech e non avrebbe superato la soglia delle 500 mila unità vendute. Tra i potenziali acquirenti, Microsoft potrebbe riconquistare quote di mercato nel mobile e avere un device solido da affiancare alla piattaforma Windows Phone 7.

La market share di Microsoft è passata dal 6,8% del primo trimestre 2011 al 3,6% nei primi tre mesi di quest'anno. "RIM - ha spiegato Scott Sutherland di Wedbush Securities - porterebbe maggiore massa critica" agli smartphone Microsoft, ma la sua acquisizione gioverebbe anche a Dell, secondo produttore mondiale di Pc, che potrebbe diminuire la sua dipendenza dai computer in un momento in cui i consumatori comprano prevalentemente smartphone. Negli ultimi 5 anni, i profitti Dell legati ai desktop Pc sono scesi del 32% e per contrastare il declino la società ha lanciato la gamma smartphone Venue Pro, basata sulla piattaforma Windows. Si tratterebbe quindi di un'acquisizione molto importante dal punto di vista strategico, alla luce dell'unicità degli asset RIM. Chiunque sia l'acquirente, comunque, l'operazione dovrà ottenere il via libera del governo canadese, che lo scorso anno ha bloccato la scalata ostile da 40 miliardi di dollari tentata dall'australiana BHP Billiton.

(22 giugno 2011)

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