Studio rivela: il cervello si ‘accende’ quando sente la suoneria del cellulare, come quando qualcuno ci chiama per nome

La suoneria che scegliamo per il nostro cellulare dice molto di noi, ma nessuno aveva mai pensato che potesse addirittura ‘accendere’ il nostro cervello in maniera univoca come quando qualcuno ci chiama per nome. A questa conclusione è giunto uno studio condotto presso l’università di Lipsia, in Germania, da un team di ricercatori guidati da Anja Roye che ha sottoposto 12 volontari a una serie di test basati sul suono del loro cellulare. Come parte della ricerca, il team ha registrato le suonerie utilizzate dai partecipanti e le ha poi fatte ascoltare in maniera random, allo stesso volume, registrando le attività neurali attraverso degli elettrodi.

Un film muto coi sottotitoli

Nella prima fase del test, l’ascolto delle suonerie è stato abbinato alla visione di un film muto coi sottotitoli. Nella fase successiva, invece, non c’era nessuna distrazione e ai volontari è stato chiesto di schiacciare un bottone quando sentivano la suoneria del loro cellulare. Nella terza e ultima fase, è stato chiesto ai partecipanti di scegliere e assegnarsi una suoneria appartenente a un altro dei volontari.




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I ricercatori hanno scoperto che le aree del cervello deputate all’udito e al recupero della memoria si sono ‘accese’ all’ascolto della suoneria personale o di quella scelta dai partecipanti.

Il numero di neuroni attivi

Al suono della propria suoneria, tuttavia, il numero di neuroni attivi era di molto superiore rispetto all’ascolto delle altre suonerie, anche di quella che il volontario aveva scelto tra quelle degli altri partecipanti. Proprio come se il suono del proprio cellulare facesse suonare un ‘campanello’ nel nostro cervello, che ci spinge immediatamente a cercare in borsa o in tasca l’apparecchio. Questo suggerisce, hanno concluso i ricercatori, che il nostro cervello conserva dei ‘modelli’ delle musiche che scegliamo per il telefonino, permettendoci di distinguere rapidamente tra suoni familiari o sconosciuti.

(01 giugno 2010)

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