Telefonia e sviluppo economico: investimenti per 50 mld di dollari per dotare l’Africa di infrastrutture mobili

Gli operatori mobili della Gsm Association hanno annunciato investimenti per oltre 50 miliardi di dollari per fornire l’Africa sub-sahariana di infrastrutture di telefonia mobile. Nei prossimi 5 anni, questo impegno dovrebbe estendere la portata delle reti Gsm al 90% degli abitanti e offrire a queste popolazioni – grazie a tecnologie come GPRS, EDGE e HSPA – una serie di servizi mobili multimediali, incluso l’accesso a internet.

La copertura mobile a 500 milioni

Dall’avvio della liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, l’industria mobile ha investito circa 35 milioni di dollari per estendere la copertura mobile a 500 milioni di persone, pari al 67% della popolazione dell’area sub-sahariana.




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“Questi investimenti hanno cambiato la vita di milioni di africani, catalizzando lo sviluppo economico e rafforzando il tessuto sociale”, ha spiegato il Ceo della Gsma Rob Conway.

Gli operatori più impegnati nell’espansione

Tra gli operatori più impegnati nell’espansione e nel miglioramento delle infrastrutture mobili, troviamo MTN, Orange, Vodacom e Celtel. L’obiettivo, ha spiegato il Ceo di MTN Phuthuma Nhleko è quello di “dotare l’Africa di infrastrutture e servizi di prima classe”. L’Africa sub-sahariana conta attualmente 150 milioni di utenti mobili, ma altri 350 milioni di persone non sono ancora direttamente connesse. La Gsma ha quindi invitato i governi della regione a seguire l’esempio del presidente del Ruanda Paul Kagame, secondo cui “Le barriere poste sulla strada degli imprenditori devono essere urgentemente rimosse. Sono le aziende e gli individui a creare ricchezza, non i governi. Questo non vuol dire che lo Stato debba essere invisibile, ma piuttosto che i governi debbano farsi promotori del business e non portinai che controllano e intralciano”. Bisogna quindi, sottolinea la Gsma, assicurare la disponibilità della giusta quantità di spettro: in particolare l’associazione ha ribadito nel corso della World Radiocommunication Conference la necessità di riservare lo spettro tra 750MHz e 862MHz ai servizi a banda larga mobile per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa.

Il digital divide ed è importante gestire...

“I governi del mondo hanno l’opportunità di ridimensionare il digital divide ed è importante gestire lo spettro radio in maniera armonizzata e permettere ai costruttori di dispositivi mobili di raggiungere le adeguate economie di scala riducendo il costo di accesso ai servizi per i consumatori”, ha ribadito Tom Phillips, Chief Government & Regulatory Affairs Officer di GSMA. Molti governi africani infatti tassano i servizi mobili e i telefonini come se fossero beni di lusso non mezzi di comunicazione essenziali, imponendo sulla telefonia mobile tasse più alte che per quella fissa, nonostante le Nazioni Unite, la Banca Mondiale e altre organizzazioni internazionali considerino la telefonia mobile – e non la fissa – come il modo più economico per far comunicare le persone nei Paesi in via di sviluppo. Nei Paesi dell’Africa orientale, ad esempio, le tasse rappresentano circa il 25-30% del costo totale relativo al possesso e all’uso del telefonino. Tutte queste imposte, rallentano il rollout e impediscono l'accesso a strumenti potenti nella lotta contro la povertà, proprio in quei Paesi che invece dovrebbero trarre maggior guadagno dalle nuove tecnologie di comunicazione. L’uso delle comunicazioni mobili è infatti un potente traino per la crescita economica: è ormai appurato che una penetrazione mobile del 10% è in grado di spingere la crescita annuale di un Paese dello 0,6%, dal momento che in molti Paesi in via di sviluppo i cellulari rappresentano l’unica infrastruttura disponibile in grado di migliorare la produttività.

I dati dell’ITU

Gli investimenti nel settore delle telecomunicazioni, secondo i dati dell’ITU, hanno raggiunto in Africa gli 8 miliardi di dollari nel 2005 contro i 3,5 miliardi del 2000. Le spese hanno riguardato un po’ più le reti di telefonia mobile, il cui numero si è moltiplicato per cinque durante lo stesso periodo. Tuttavia resta ancora molto da fare, rispetto al resto del mondo, per quanto riguarda la copertura internet. Nel 2005, sempre secondo i dati ITU, meno del 4% degli Africani aveva accesso alla rete, contro il 9% di media dei Paesi in via di sviluppo. La banda larga non raggiunge l’1% della popolazione. Le lacune delle infrastrutture si traducono con dei costi d’uso più elevati sia per i singoli utenti che per le aziende, dal momento che il 70% del traffico internet africano passa su reti impiantate fuori dal continente. “Tassare i servizi mobili e i telefonini come se fossero caviale o champagne è controproduttivo”, ha spiegato Tom Phillips, mentre secondo il prof. Leonard Waverman della London Business School, “l’impatto dei cellulari nei Paesi in via di sviluppo è rivoluzionario quanto quello delle strade, delle ferrovie e dei porti, per la capacità di incrementare la coesione sociale ed aiutare lo spirito imprenditoriale che stimola il commercio e crea occupazione”.

(30 ottobre 2007)

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