Tlc. In India più cellulari che toilette. Onu esorta: ‘La stessa attenzione ai temi igienico-sanitari per il bene di 1,5 mld di bambini’
In India, il secondo Paese più popoloso al mondo, ci sono più telefonini che toilette: 545 milioni di persone (il 45% della popolazione) ne possiedono uno, ma solo 366 milioni di indiani dispongono di un bagno.
Lo rivela uno studio Onu, secondo cui lo stesso approccio adottato per la telefonia mobile dovrebbe essere replicato anche nel settore igienico-sanitario.
Il rapporto
Secondo il rapporto, elaborato dalla United Nations University (UNU), “E’ una tragica ironia pensare che in India, un paese ora abbastanza ricco, quasi la metà della popolazione possieda un cellulare, ma meno di un terzo degli abitanti possa permettersi un gabinetto, necessità di base e decoro”, ha affermato Zafar Adeel, direttore dell’Institute for Water, Environment and Health (IWEH) dell’UNU.



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“La telefonia – ha detto ancora Adeel - è riuscita ad attrarre le classi più povere della società indiana e ad imporsi sul mercato. Pensiamo che lo stesso approccio dovrebbe funzionare anche nel settore igienico-sanitario”.
Una serie di raccomandazioni
Lo studio contiene una serie di raccomandazioni che intendono accelerare la marcia verso il raggiungimento del Millennium Development Goal (MDG) di dimezzare la percentuale di persone senza accesso all'acqua potabile e ai servizi igienici di base.
Se le attuali tendenze globali continueranno, denunciano infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’UNICEF, nel 2015 ancora 1 miliardo di persone saranno escluse da questi obiettivi.
“Chiunque tenti di sottrarsi a questo argomento, bollandolo come ripugnante, minimizzandolo come indegno o considerando indegne le persone che vivono nel bisogno, dovrebbe pensare a quel miliardo e mezzo di bambini uccisi ogni anno da acqua contaminata o da condizioni igieniche malsane”, ha aggiunto Adeel.
Tra le 9 raccomandazioni, anche quella di adeguare il Millennium Development Goal da un miglioramento del 50% nel 2015 a una copertura del 100% entro il 2025 e di assegnare alla sanità lo 0.002% del PIL.
“Il mondo può attendere, ma un ritorno tra 3 e 34 dollari per ogni dollaro speso in servizi sanitari, realizzato attraverso la riduzione della povertà e una maggiore produttività, è un’opportunità economica e umanitaria di dimensioni storiche”, ha concluso.
(15 aprile 2010)
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