Vodafone conferma l'interesse per Hutchison Essar. Possibile offerta da 13,5 mld di dollari

Vodafone ha confermato le indiscrezioni relative all'interesse del Gruppo nell'acquisizione dell'operatore indiano Hutchison Essar, il quarto operatore mobile del Paese, entrando in competizione con l’indiana Reliance Communications, la malese Maxis Communications e con Orascom Telecom. In una nota diffusa stamani, la società britannica ha spiegato che "il Board continua a credere nel grande potenziale del mercato indiano e sta perciò considerando l'acquisizione di una quota di controllo in Hutch Essar".

La nota

La transazione - continua la nota - rientra nella "strategia del Gruppo volta valutare le opportunità di acquisizioni selezionate nei mercati in via di sviluppo".




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Il processo - spiega ancora Vodafone - "è ancora nella fase iniziale e potrebbe concludersi anche con un nulla di fatto".

I vertici società britannica dovrebbero presentare...

L’offerta che i vertici società britannica dovrebbero presentare a Canning Fox, amministratore delegato del Gruppo Hutchinson Whampoa, si aggirerebbe intorno ai 13,5 miliardi di dollari. La notizia è rimbalzata nei giorni scorsi dal quotidiano finanziario indiano Economic Times, secondo cui il gruppo britannico starebbe valutando la possibilità di rafforzare la sua posizione su uno dei mercati emergenti in più rapida espansione, al fine di compensare il declino dei profitti sui saturi mercati occidentali. Di sicuro, in base alle leggi indiane, Vodafone non potrà acquisire una quota superiore al 74% di Hutchison Essar e potrebbe dover ricorrere alla quotazione di una quota di minoranza dell’operatore o a una partnership con una compagnia indiana per il restante 26%. Hutchison Essar è controllata per il 67% da Hutchison Telecom International – di proprietà del tycoon Li Ka-Shing - e per il 33% da Essar. Essar, che gode di alcuni diritti di prelazione sulla società, potrebbe comunque – secondo gli analisti – bloccare ogni tentativo di Vodafone di acquisire una quota superiore al 67%.

Il mercato mobile indiano

Tra ottobre e novembre, il mercato mobile indiano è cresciuto di oltre 11 milioni di nuovi utenti, che portano il totale a 143 milioni di utenti mobili. Per fare un paragone, la Cina a ottobre ha visto crescere la sua base utenti mobili di 5,9 milioni di unità – contro i 6,7 milioni dell’India - per un totale di 449 milioni di utenti. Hutchison Essar è il quarto operatore mobile del Paese e controlla una quota di mercato del 16%, dietro Bharti (21,5%), Reliance (20,4%) e la statale Bharat Sanchar Nigam (16,5%). Un’offerta Vodafone da quasi 14 miliardi di dollari rappresenterebbe la cifra più alta mai pagata per acquisire una società indiana e potrebbe portare a una contro offerta da parte di Reliance che al momento ha dichiarato di stare ‘osservando’ gli sviluppi della vicenda ma non ha ancora pensato di fare un’offerta formale. L’interesse per Hutchison è alimentato dall’alto Arpu registrato dal gruppo. Il profitto medio per utente della società è di circa 420 rupie (9,4 dollari) contro la media di 366 rupie degli altri operatori.

La transazione dovesse realizzarsi

Se la transazione dovesse realizzarsi, Vodafone potrebbe dover rinunciare alla sua quota del 10% nell’altro operatore mobile indiano, Bharti Airtel, dopo che il gruppo avrebbe rifiutato di creare una joint venture per la presentazione di un’offerta congiunta su Hutchison Essar. Speculazioni su una possibile vendita avevano riguardato nei giorni scorsi anche la filiale italiana e britannica di Hutchison, H3G e 3UK, e un possibile interessamento della stessa Vodafone. Le indiscrezioni sono state più volte smentite dal management di H3G che comunque continua a rimandare la quotazione in Borsa dell’asset – che avrebbe dovuto aprire la strada anche all’IPO della consorella britannica - per via delle avverse condizioni di mercato. Secondo gli analisti di Merril Lynch, tuttavia, l’uscita del conglomerato di Li Ka-Shing dai mercati europei potrebbe essere più vicina di quanto si creda. Il management del conglomerato asiatico, che ha investito già oltre 20 miliardi di euro nelle attività europee e continua a registrare un cash flow negativo, ha comunque smentito categoricamente questa eventualità.

(22 dicembre 2006)

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