Vodafone: dismissioni in vista? La stampa punta su cessione quota in indiana Bharti Airtel, ma non si esclude abbandono di Francia e Usa
Vodafone potrebbe essere sul punto di cedere la propria quota in Bharti Airtel, come parte di una strategia volta a eliminare gli investimenti minori in compagnie estere. Lo ha reso noto il quotidiano Business Standard.
La quota Vodafone in Bharti Airtel, detenuta indirettamente attraverso società telecom non quotate,si attesta al 4,39% del capitale ed è valutata circa 52 miliardi di rupie (858 milioni di euro).
La quota in Bharti
La quota in Bharti, secondo gli analisti, è uno degli asset più ovvi da mettere in vendita, ma la natura della partecipazione potrebbe rendere difficoltosa la cessione.



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Vodafone aveva acquistato una quota del 10% in Bharti nel 2005 per circa 1,5 miliardi di dollari, ma fu costretta a dimezzarla nel momento dell’acquisizione di un altro gruppo indiano, Hutchison Essar.
La partecipazione del 3,2%
Sempre secondo indiscrezioni di stampa, provenienti questa volta dal britannico Financial Times, Vodafone potrebbe cedere anche la partecipazione del 3,2% in China Mobile, valutata circa 4,2 miliardi di dollari.
Il quotidiano della City, citando l’ad del gruppo Vittorio Colao, sostiene che il gruppo mobile potrebbe considerare anche la cessione di asset un po’ più consistenti, come la quota del 44% nell'operatore francese SFR e il 45% nell'operatore statunitense Verizon Wireless.
Possibilità fin qui sempre scartate con forza dalla società, ma tornate alla ribalta dopo la presentazione degli ultimi risultati fiscali, che pure hanno visto la società tornare alla crescita per la prima volta dall’inizio della crisi economica.
La scorsa settimana, inoltre, è stata caratterizzata dalle polemiche innescate dal fondo pensionistico Ontario Teacher's Pension Plan, che detiene lo 0,4% del gruppo e ha criticato in maniera molto dura le ultime scelte strategiche del gruppo, chiedendo un rinnovo dei vertici.
Il fondo, che ha confermato la fiducia nei confronti del Ceo Colao, ha invece puntato il dito contro il presidente John Bond e il suo vice John Buchanan, che potrebbero dunque non essere riconfermati.
(26 luglio 2010)
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