Dalla Turchia all’Italia, Murdoch non perde un colpo. Sky accelera sull’Ipo, prossima tappa la richiesta di revisione degli obblighi Ue?
Il magnate dei media Rupert Murdoch continua a muoversi sul mercato media internazionale. Questa mattina, il tycoon australiano ha ricevuto l’OK dall’Alto Consiglio per la radio e la Tv turca (RTUK) all’acquisizione dell'emittente TGRT in società con Ahmet Ertegün, businessman turco noto nel campo della comunicazione. Prima dell'estate il RTUK aveva frenato l'operazione, perché aveva accusato la compagnia di Ertegün, Atlantic Records, di essere una società di facciata.
La News Corporation ha anche annunciato che installerà su MySpace, il popolare sito di social networking, una nuova tecnologia capace di limitare l'inserimento di contenuti potenzialmente offensivi o coperti da copyright, in particolare i file musicali.
I file musicali è il primo passo
“Filtrare i file musicali è il primo passo di un processo importante, poi penseremo ai video”, ha dichiarato un portavoce di MySpace al Financial Times, ricordando che la legge obbliga a rimuovere contenuti solo su segnalazione di chi li ha realizzati.



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La tecnologia messa a punto da Gracenote e utilizzata da MySpace è predisposta per controllare automaticamente migliaia di pagine web, verificando la presenza di eventuali contenuti protetti da copyright, schedati all'interno di un database.
Una parte consistente del sito
I contenuti musicali rappresentano una parte consistente del sito, utilizzato da oltre 3.000 gruppi per promuovere e proporre la propria musica.
Novità anche per quanto riguarda il mercato italiano. Martin Pompadur, uno dei più stretti collaboratori di Murdoch, ha confermato la prossima quotazione in Borsa di Sky Italia.
Pompadur ha dichiarato: “Vogliamo andare in Borsa quanto prima con Sky Italia, offrendo agli azionisti una quota di minoranza”. L'obiettivo è di far sbarcare la Tv satellitare a Piazza Affari nel 2007.
Il piano “…non esclude che un soggetto industriale possa rilevare una quota per esempio del 20%. L'obiettivo - spiega Pompadur - è ottenere un valore di mercato per il gruppo”.
Mediobanca, secondo quanto riferiscono alcune indiscrezioni, è l'advisor che sta lavorando allo sbarco in Borsa della società e starebbe lavorando su un modello che consente agli abbonati Sky (attualmente vicini a quota 4 milioni) di avere un diritto di prelazione per l'acquisto delle azioni quando la Pay TV sbarcherà a Piazza Affari.
Una consistente capitalizzazione
Un modello di public company che potrebbe far ottenere l'obiettivo primario per Murdoch, che è quello di dare a Sky una consistente capitalizzazione. Secondo un Report di Morgan Stanley dello scorso febbraio l’enterprise value era di 5,79 miliardi di euro.
Nei mesi scorsi, Rupert Murdoch aveva dichiarato al Financial Times che, riguardo all’Ipo di Sky Italia, la “strada per prendere una decisione è ancora lunga”, aggiungendo, però, che la società potrebbe essere quotata almeno 1.500 euro per cliente. Considerando che gli utenti sono 3,7 milioni ciò si tradurrebbe in un valore di oltre 5,5 miliardi di euro.
“Questo - aveva spiegato Murdoch - sarebbe un minimo”. Sky Italia ha generato nel primo trimestre dell'anno fiscale utili operativi per 69 milioni di dollari, con un miglioramento di 90 milioni sul periodo corrispondente dell'anno precedente, quando era ancora in perdita operativa. A incidere positivamente sui risultati del gruppo è stata la brillante performance legata agli abbonamenti con una base clienti che si è attestata alla fine del trimestre a 3,71 milioni.
La ricerca del modello public company non esclude comunque anche la possibilità che per lo sbarco in Borsa si possa far rilevare una quota consistente a un partner industriale. D'altra parte era stato lo stesso Murdoch a settembre scorso, durante un faccia a faccia con gli analisti finanziari di Wall Street, a precisare che il canale satellitare Sky Italia potrebbe essere separato da News Corp per permettere l'ingresso di “azionisti italiani”. Una mossa che, secondo Murdoch, potrebbe far sentire Sky più tranquilla, anche se ci sarebbero da fare considerazioni di carattere “politico”.
Alcune fonti negano però che al momento ci siano trattative in corso con gruppi industriali.
La sua strategia di espansione
Nel frattempo Murdoch continua la sua strategia di espansione per News Corp. In questi giorni il magnate è stato anche ricevuto da Neelie Kroes, Commissario Antitrust dell'Ue.
Al centro dell'incontro c’è stata la possibile espansione del colosso australiano nell'Europa dell'Est. In particolare, spiegano le fonti, Murdoch avrebbe parlato dei progetti di espansione di News Corp nell'Est europeo, fornendo e chiedendo elementi chiarificatori su modalità, possibilità e tempistica delle diverse operazioni.
Non è escluso che Murdoch torni nuovamente alla carica per chiedere all'Antitrust Ue la revisione degli obblighi imposti alla stessa piattaforma satellitare al momento della fusione tra Stream e TelePiù. Stringenti concessioni alle quali la società si è dovuta attenere per evitare il rischio di posizione dominante sul mercato italiano dei contenuti Tv pay e permettere a futuri nuovi operatori di entrare nel settore, garantendo così la libera concorrenza.
I tempi sembrano, infatti, maturi per prendere atto del fatto che oggi la competizione avviene tra le piattaforme e non più all'interno della stessa piattaforma.
Tra gli obblighi imposti a Sky dall'Ue: rivendere i contenuti premium alle piattaforme che lo chiedono, non stipulare contratti di durata superiore a 2 anni, acquisire i diritti solo per il satellite.
I diritti calcio e rivenderli alle piattaforme
Al momento però Mediaset può comprare tutti i diritti calcio e rivenderli alle piattaforme con grossi margini di guadagno.
Inoltre Sky ha dovuto dismettere le frequenze terrestri, rilevate poi dal finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar.
Ricordiamo che nel marzo 2003, la Ue ha accordato la fusione tra le due Pay TV, passando all’Agcom la competenza di vigilare sul rispetto degli impegni assunti, la cui validità - nella maggior parte dei casi - è fissata al 31 Dicembre 2011, fatta salva però la possibilità di richiederne una revisione nel caso in cui le mutate condizioni di mercato non ne giustifichino ulteriormente la sussistenza.
Dai tempi della fusione, però, il mercato televisivo italiano ha subito un profondo mutamento: il lancio della Tv digitale terrestre (TDT), ma anche l’arrivo di nuove tecnologie di trasmissione dei contenuti radiotelevisivi, come l’IPTV (Internet Protocol Tv) e il DVB-H (Digital Video Broadcasting – Handheld) evidenziano una profonda apertura del settore dei contenuti Tv a pagamento a una pluralità di operatori.
In altre parole, Sky sarebbe adesso in diretta concorrenza con i grossi player del mercato italiano, primi fra tutti Mediaset e Telecom Italia.
La società valuti la possibilità
Alla luce di questi elementi, sembra ovvio che la società valuti la possibilità di richiedere all'Ue la revisione degli impegni, o di parte di essi, per potersi garantire la possibilità di competere sul settore della Pay TV, satellitare o digitale terrestre, alle stesse condizioni.
Tra l’altro, le disposizioni del DDL Gentiloni, di riforma del settore radioTv, riconsiderano il ruolo della Tv satellitare, aprendo a importanti novità per Sky.
Più volte il magnate aveva lamentato al governo Berlusconi di aver adottato disposizioni che sostenevano lo sviluppo della Tv digitale terrestre a danno di quella satellitare, specie con gli incentivi per i decoder TDT, che creavano condizioni di disparità sul mercato della Tv. Prova ne sia il successivo intervento da parte delle Autorità Ue contro l’Italia, accusata di non aver assicurato il principio di neutralità tecnologica.
La cabina di regia fortemente voluta dal Ministro Gentiloni va proprio nel senso di ridisegnare un nuovo mercato radioTv con un occhi attenti a stabilire condizioni eque per tutti gli operatori (digitale terrestre, satellite, IPTV).
Da Sky Italia sottolineano che “Qualsiasi provvedimento che apra il mercato e sviluppi realmente la competitività tra le aziende va nella giusta direzione. Siamo convinti che da una sana concorrenza possano nascere grandi benefici per i consumatori”.
(03 novembre 2006)
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