La Tv tradizionale messa alle corde dai servizi OTT? Sempre più utenti si rivolgono alle piattaforme online

La crescita esponenziale del consumo di video online, specie on demand, fa tremare broadcaster e operatori via cavo. La Tv tradizionale è ormai messa alle corde. Nell’ultimo studio di PricewaterhouseCoopers (PwC), realizzato su un campione di più di 500 persone, emerge che gli utenti dedicano più di 12 ore a settimana a vedere programmi tv e film scaricati da internet, rispetto alle 9 ore spese per la network Tv e il cavo.

Sono quasi tre volte di più coloro che accedono a servizi Over-the-Top rispetto a quelli che si servono di contenuti on demand offerti dalla pay tv.




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E gli utenti per avere film e programmi Tv sono disposti anche a pagare come avviene col servizio streaming di Netflix. Mentre gratuitamente fruiscono di contenuti su piattaforme come Hulu. E’ la vittoria dei contenuti online sulle piattaforme tradizionali sebbene la possibilità di pagare un abbonamento per vedere film streaming o per scaricarli sia evidentemente meno conosciuta ai telespettatori rispetto ai servizi on demand offerti dalle piattaforme televisive a pagamento.

Il digitale è diventato il mezzo

La Ricerca di PricewaterhouseCoopers evidenzia che il digitale è diventato il mezzo preferito dagli utenti per vedere movie content, testimoniato del resto anche dalla crisi del mercato dei DVD e dal numero crescente di ore spese a guardare contenuti online. Altro aspetto interessante da considerare, a cui PwC dedica un’altra Ricerca, è la crescente preoccupazione da parte degli aventi diritto per il costante aumento della pirateria. Dai dati raccolti si evidenzia che chi scarica film illegalmente “non prova alcun rimorso”. Il 36% di quelli che pratica la pirateria si giustifica sostenendo che si vuole evitare l’ulteriore arricchimento dei proprietari di diritti e il 90% rifereisce che continuerà a farlo. Spesso è il prezzo, troppo alto, a spingere gli utenti a ricorre al downloading illegale. La maggior parte di loro sostiene, infatti, che non ricorrerebbe alla pirateria se i contenuti costassero da 1 a 3 euro.

(09 marzo 2011)

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